Torino: la città porticata

Torino è una città speciale per tante ragioni: una di queste sono i suoi portici, che le hanno fatto guadagnare l’appellativo di “città salotto”.  Anche se quando pensiamo ai porticati la prima città che ci viene in mente è Bologna, i portici di Torino sono il frutto di una pianificazione urbanistica statale e per questo sono stati costruiti con un gusto monumentale e lineare omogeneo. 

Mappa dei portici a Torino.

I primi portici sorgono a Torino intorno all’attuale Piazza Palazzo di città durante il Medioevo e nel Seicento verranno eretti invece quelli intorno a Piazza Castello. Il Ducato dei Savoia si sforzerà per dare alla città l’immagine di capitale, e a questo scopo è legata la costruzione dei portici Torinesi. Essi sono infatti ampi, luminosi ed eleganti, molto diversi dai portici ribassati di origine medievale delle città di provincia che da sempre hanno avuto la funzione di creare spazi di commercio e incontro al coperto.  

Durante l’Ottocento verranno costruiti i portici monumentali di Piazza Vittorio Veneto, Piazza Carlo Felice e Piazza Statuto; verranno collegate le due principali stazioni ferroviarie, Porta Nuova e Porta Susa, attraverso un percorso coperto che passa da corso Vittorio Emanuele II, corso Vinzaglio, via Pietro Micca, via Cernaia, via Sacchi e via Nizza. Vittorio Emanuele I, infine, farà costruire i due chilometri di portici che collegano Palazzo Reale a Piazza Vittorio in modo da poter raggiungere, senza essere esposto alle intemperie, la Chiesa della Gran Madre, poiché i portici del lato sinistro di via Po non presentano interruzioni neanche in corrispondenza degli incroci.  

Gli ultimi portici costruiti saranno quelli di via Roma, durante il periodo fascista: la via sarà riqualificata e, per la prima volta, per la costruzione dei portici verranno demoliti i precedenti isolati. Mentre per il tratto da Piazza Castello a Piazza San Carlo si manterrà lo stile barocco della città, per il tratto da Piazzetta CNL a Piazza Carlo Felice prenderà il sopravvento il nuovo stile razionalista tipico del regime, caratterizzato da una grande severità.  

Le diverse epoche costruttive conferiscono un fascino in più, infatti, nonostante siano per grandezza simile e possano apparire omogenei, le diverse rifiniture e tipi di copertura li rendono unici. 

Passeggiando sotto i 18 chilometri di portici, i torinesi hanno la possibilità di godersi il vizio di potersi sgranchire le gambe anche nei giorni più piovosi o più soleggiati, circondati da un contesto raffinato ed elegante quasi come un salotto, proprio come amavano fare i nobili nell’Ottocento.

Erika Manassero

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