La cannabis light in Italia ha un futuro?

Sono passati già due anni dall’apertura di numerosi negozi di cannabis light, cioè con bassi livelli di THC, che ha un effetto rilassante ma non “drogante”. I produttori hanno approfittato di un vuoto normativo che è ancora da riempire, nonostante ciclicamente si riporti in superficie la questione in parlamento, tra chi è contrario e chi non. Il 22 dicembre abbiamo intervistato per parlarci della sua esperienza personale Sara, proprietaria del negozio Cannabis Store Amsterdam in Corso San Martino 1.

Ciao Sara, grazie della tua disponibilità. Quando hai aperto questo negozio?

Abbiamo aperto io e la mia socia a novembre 2017. In quel momento non ce n’erano altri a Torino, hanno iniziato ad aprire a gennaio 2018.

Come mai avete deciso di fare questo passo?

Io vivevo in Canada, in British Columbia, dove la cannabis era già molto diffusa e la gestione ben strutturata. Ho sentito di un’apertura da parte dell’Italia, e sono tornata pensando di poter proporre un modello canadese.

In Canada adesso la cannabis è diventata legale, giusto?

Sì, lo è da giugno 2018, anche per uso ricreativo. Prima era legale l’uso terapeutico previa visita medica. Il mercato nero per l’uso ricreativo però non è diminuito perché in certe regioni come il Quebec la domanda supera di molto l’offerta… Le regole sono molto stringenti per chi vuole diventare rivenditore, quindi la gente continua a comprarla come prima.

In Italia tu come molti altri hai approfittato di un vuoto normativo.

I primi ad approfittarne sono stati Easy Joint – il primo produttore di canapa light in Italia – che hanno iniziato a vendere anche i fiori. Quando abbiamo aperto noi, i produttori erano pochi e non avevamo molta scelta, poi c’è stato un boom di produttori; adesso tantissimi hanno chiuso, tantissimi sono in standby, che cercano di capire che cosa sta succedendo.

Circa sei mesi fa c’è stata una prima battuta d’arresto in seguito alle dichiarazioni dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Poi, qualche settimana fa, cosa è successo in Senato?

Più della dichiarazione di Salvini, quello che ha portato a un rallentamento successivo è stata la sentenza della Cassazione, che però in realtà ha solo detto che è il governo a dover legiferare al riguardo, e c’è molta confusione sulla soglia della componente “non drogante”, su cui si deve prendere una decisione. Si è tentato di inserirla nella finanziaria senza successo. Serve una vera e propria regolamentazione del settore, tutta la filiera ne ha bisogno. Ci sono tanti produttori che non sanno tramite quali canali venderla, i negozianti non sanno da chi comprarla… Poi non si sa se la licenza è stata aperta a tutti – c’è stato un momento a inizio 2018 dove la vendevano tutti, il parrucchiere, il bar – o se c’è bisogno di avere delle licenze specifiche.

Nonostante tutto questa confusione, lavorate bene?

Noi lavoriamo molto su tutto quello che viene considerato un uso terapeutico: olii, estratti, cristalli. Vengono usati da molte persone come miorilassante (rilassante muscolare, n.d.r.) da chi soffre da fibromialgia o Parkinson, o artrosi.

Qual è la tua clientela tipo?

Innanzitutto, è molto grande, va dai 30 ai 70-80 anni, non si tratta di ragazzini. Quindi tutta la propaganda politica che è stata fatta, per i presunti ragazzini da proteggere, è falsa. Sono persone adulte, che conoscono molto bene il prodotto sanno le differenze tra THC e CBD, e quelli che non lo sanno vengono ad informarsi, e preferiscono comprarla in un negozio che comprarla per strada.

Infine, la tua speranza per il futuro?

Questo Paese è una continua delusione, non ho nessuna speranza per il futuro, quello che sento è di vivere in un Paese che è completamente distaccato dalla realtà del resto del mondo, è come se avessimo una versione della realtà totalmente differente. Eppure, abbiamo tutti i mezzi per informarci correttamente, anche se tanta pubblicazione non è stata ancora tradotta, è tutta in inglese, l’Università di San Francisco pubblica settimanalmente sugli studi che conducono sulla cannabis e i suoi effetti. Non so cosa succederà.

Ti ringrazio ancora, e in bocca al lupo per tutto.

Mentre l’intervista scorreva, nel negozio si sono susseguiti i clienti: prima una giovane coppia di turisti, poi due signori di mezza età e infine una signora con sua figlia. La canapa, o cannabis, light è consumata da molti, ma il clima di incertezza politica sta distruggendo questo settore (ne avevamo parlato qui). Sembra non essere questo il momento di parlare di legalizzazione completa, ci sono molti problemi sociali più pressanti che richiedono l’attenzione della nostra classe politica, ma gli effetti benefici che avrebbe sulle casse dello Stato sono indubbi.

Intanto, il 19 dicembre la Cassazione ha dichiarato legale coltivare in casa cannabis in quantità minime per uso personale. Un segnale di apertura? Si vedrà.

Anna Contesso

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