L'anarchia degli italiani durante il coronavirus.

In un momento come questo non è difficile notare una peculiarità del popolo italiano: quello della disobbedienza. Dopo che è trapelato il contenuto il Decreto del Presidente del Consiglio, la sera del 7 Marzo abbiamo assistito a un fuggi fuggi collettivo da Milano verso il sud. Due giorni dopo quando la zona protetta è stata estesa a tutto il territorio italiano e Giuseppe Conte era ancora in diretta spiegando che sarebbe stato possibile spostarsi per motivi di lavoro, salute e per fare la spesa,una parte considerevole della popolazione si è riversata nei supermercati presa dal panico. E ancora durante il periodo di “quarantena” quando è stato chiesto a tutti di rimanere il più possibile nelle proprie case, evitare di uscire e assembramenti in luoghi pubblici o meno tutti abbiamo visto e sentito di quelle persone che invece l’hanno fatto. Tutti questi atteggiamenti in questo periodo hanno dell’incredibile.

Come possiamo spiegarci che, quando la classe dirigente di un paese prende una decisione per il bene dei cittadini, parte di essi faccia l’esatto opposto?

Sembra che come sempre, non solo in momenti di emergenza, il popolo italiano non sia capace di rispettare le regole e mentre pensate che possa essere una generalizzazione poco felice riflettete anche voi: quanti amici, parenti o conoscenti avete visto non rispettare le regole, anche le più basilari? Personalmente posso iniziare citando il fenomeno di svoltare a destra quando il semaforo è rosso, non previsto assolutamente dal codice della strada ma che chiunque fa e continuare con il mancato “bippamento” del biglietto ogni volta che si sale su un mezzo pubblico, potrei andare avanti all’infinito e scommetto pure voi.

A quanto pare questa peculiarità, fra le altre caratteristiche del “Bel Paese”, è stata trattata nel saggio in lingua inglese “The Italians” di Luigi Barzini pubblicato nel 1964. Il giornalista lo attribuisce alla storia vissuta dagli italiani: per secoli sfruttati dai dominatori stranieri (francesi, spagnoli e per ultimi austriaci), senza la possibilità di creare un’identità unitaria e ribellarsi si è sviluppato il pensiero che le leggi imposte non erano per il bene della popolazione ma per “fregarla” e che non rimaneva altro che cercare di adattare la legge al proprio bisogno.

Pensiero che sembra rimanere nel DNA del popolo italiano anche al giorno d’oggi, che di fronte a provvedimenti per limitare i danni causati dal Covid-19 si appella ai propri diritti soggettivi senza rendersi conto che viviamo in una democrazia e di conseguenza a questi diritti corrisponde una responsabilità sociale.

L’ideologia sempre più diffusa considera la società divisa in due blocchi: il popolo e l’elitè politica corrotta che prenderà ogni decisione per un proprio tornaconto. Da qui l’ispirazione a cercare di svincolarsi nei modi più disparati dalle grinfie della legge e, quando non è possibile autogiustificarsi.

E’ interessante per ognuno di noi riflettere da dove derivino i nostri comportamenti sbagliati ma più importante ancora è ricordare che facciamo parte di una società democratica e che oltre ai diritti che ne conseguono ci sono anche dei doveri, che in momenti come questi hanno la priorità.

Erika Manassero

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