Situazione al confine tra Grecia e Turchia: milioni di migranti bloccati a Idlib

L’emergenza Coronavirus sta mettendo a dura prova l’Unione Europea e il mondo intero, ma ha anche distolto l’attenzione mediatica dalla tragedia umanitaria dei migranti siriani. Abbiamo visto le orribili immagini che ritraggono la guardia costiera greca prendere a bastonate un barcone di migranti: il Governo di Atene vieta qualsiasi richiesta di asilo politico.

Per capire cosa c’è dietro a tutto ciò dobbiamo fare un passo indietro e ripercorrere gli ultimi nove anni.

Nel 2011 è scoppiata una guerra civile in Siria contro il regime di Bashar Al-Assad, combattuta da una parte dagli assadisti (dal 2015 appoggiati dalla Russia) e dell’altra parte da gruppi armati di fanatici islamisti. Ma al contempo ci sono, ovviamente, milioni di civili siriani in fuga dagli incessanti bombardamenti (che colpiscono obbiettivi civili come gli ospedali) e dal controllo del regime di Assad: tre milioni hanno trovato rifugio sicuro in Turchia, ma ce ne sono altrettanti bloccati nella regione di Idlib, al confine con la Turchia. Questo grande numero di migranti vede l’avanzare della guerra e si spinge sempre di più verso il confine turco.

Negli ultimi 4 anni l’UE ha dato 6 miliardi alla Turchia per bloccare i migranti fuori dall’Unione Europea. Questo agghiacciante accordo però è stato spezzato dal presidente turco Erdogan il quale vorrebbe che l’UE facesse qualcosa di concreto per fermare la guerra: ha così aperto i confini con l’Europa e di conseguenza con la vicina Grecia, la quale ha reagito in modo disumano e terrificante.

Una famiglia in fuga verso il confine turco, nella provincia di Idlib, 18 febbraio 2020. (Rami al Sayed, Afp)

Intanto Erdogan e Putin si sono spartiti la regine di Idlib: metà va ai russi e al regime, mentre l’altra metà ai gruppi armati dell’opposizione. Così facendo Putin e Assad si aggiudicano la parte che contiene l’autostrada che collega Damasco ad Aleppo mantenendo il controllo sui civili siriani che non possono avanzare. Ecco che crescono sempre di più, sotto i nostri occhi, gli sfollati siriani.

Negli anni novanta il mondo si è indignato per Sarajevo, ha pianto i morti del Ruanda e ha promesso “mai più”. Ma quella promessa, ancora una volta, si infrange sul cinismo degli stati e su un’epoca indifferente. Idlib è l’ennesimo simbolo del nostro fallimento collettivo.” Pierre Haski – France Inter – Francia, 19 febbraio 2020.

Rossella Cannella

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