Quando il mondo riflette la tua crisi interiore: la distopia del reale

Il tempo sembra essersi pietrificato dall’annuncio del presidente Conte. Si percepiva un’aria di attesa quella sera, prima delle norme restrittive che hanno catapultato il mondo in un romanzo distopico. Vietati i contatti umani, le attività ricreative e culturali, le feste, sospesa la scuola e ogni attività lavorativa. Passeggiate solo se strettamente necessarie. Le strade adesso sono vuote e surreali, la gente in coda al supermercato non si guarda negli occhi. Tutti chiusi in bolle sterilizzate, isolati. Le ore sono forme di argilla da plasmare per abbattere il silenzio.

In fondo non si tratta di andare a combattere una guerra, non è un sacrificio impossibile rintanarsi in casa, magari, davanti ad un buon film, copertina e tisana. Non sarà forse esagerata tutta questa disperazione? D’altronde al giorno d’oggi questa è un’occasione unica, finalmente liberi da frenesia e stress.

Ma non è così facile per tutti.

Le persone hanno abitudini, impegni; in questo periodo ci si può sentire privati della propria vita. E io so bene cosa significa. Soffrendo di una malattia mentale ogni malessere per me è amplificato.

Sono le parole di Ghilda, 18 anni, soffre di anoressia fin da bambina. Per lei la quarantena è una scossa troppo potente nel suo equilibrio già precario e conquistato a fatica.

In famiglia si respira un’aria cattiva, arrivano gli attacchi di panico e mi sento soffocare.

Non potersi distrarre con le attività quotidiane o incontrare i coetanei diventa fatale quando la sofferenza si nutre del buio di una porta chiusa.

Mi salvano la scuola, il mio amato corso di cinema, le uscite con gli amici, il riscoprire poco a poco la vita da adolescente. In questo periodo, essendo bloccata in casa continuo a studiare e a tenermi occupata, ma non è la stessa cosa. Certi commenti o discorsi mi feriscono di più. Mi sento debole e in balia della mia malattia. Sono giorni in cui combattere è veramente difficile.

Gaia invece soffre di anoressia nervosa, depressione e di un disturbo ossessivo compulsivo.

Per me questa quarantena sta diventando molto difficile perché mi sento soffocare, mi sembra di essere nuovamente ricoverata.

Le malattie mentali sono una colata corrosiva che deforma i colori, i giorni, le ore. I gesti all’apparenza più banali si amplificano, i dettagli si ingigantiscono cancellando tutto il resto. Nonostante questo si cerca di condurre una vita normale. Ma è evidente che la reclusione forzata non è più soltanto un gesto di responsabilità civile, ma una lotta con se stessi.

Sono stata ricoverata in un reparto ospedaliero per la cura dei disturbi alimentari. C’erano un sacco di limitazioni, tantissime cose che non potevi fare. In più avevamo le uscite al pomeriggio di un’ora ma se non finivi il pasto non potevi. Noi a casa guardiamo il telegiornale durante la cena e sentire la gente dire di non uscire di casa mentre mangio mi rievoca quel periodo. Non potevamo aprire le finestre da soli in reparto, nonostante le grate, infatti a casa tengo sempre le finestre aperte perché mi fa sentire come se stessi rompendo una regola dell’ospedale. Ma oggi sono andata in panico, mi sento in trappola. Perciò ho stilato una lista di cose da fare che da ricoverata non potevo fare. Sto cercando di andare avanti.

Tutti stiamo facendo del nostro meglio. C’è chi può tuffarsi tra le pagine di un romanzo senza sentirsi giudicato, chi si cimenta in cucina. Qualcuno dipinge, canta o balla. Per altri è impossibile non ritagliarsi uno spazio per la sessione di ginnastica quotidiana.

Alcuni invece saranno allibiti, si sentiranno annegare nella solitudine. Tanti non riusciranno a fare nulla e non renderanno produttive queste giornate. Non bisogna farsene una colpa. Ci saranno i momenti in cui si fisserà il soffitto a lungo, in cui si cercherà di studiare, applicarsi, ma la mente non vorrà proprio saperne. Permettiamoci di abbandonarci alla tristezza se necessario. Rimaniamo uniti senza giudicare chi si lascia dominare dal panico e si comporta impulsivamente. Potremmo trovarci anche noi immersi nella voglia di fuggire. Terrorizzati.

In futuro probabilmente si ricorderà questo periodo con una serie di numeri, statistiche e impressioni generali. Ecco perché questo articolo, per non dimenticare anche le prospettive ai margini. Per fermarsi un attimo a riflettere, lontani dal rumore dei mass media e dalla luce dei display che accecano la nostra umanità.

Miliardi di quarantene, tutte diverse. Ma un unico sentimento: siamo nudi e vulnerabili senza gli altri, senza il calore di un corpo vicino.

Arianna Guidotto

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Gianluca Brescia ha detto:

    Testo molto interessante. Questa quarantena forzata ha fermato il tempo.

    "Mi piace"

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