La mente in quarantena

Cercare di individuare uno “schema certo” e delle “costanti” del comportamento umano è un’idea affascinante, ma si può facilmente scontrare con le peculiarità di ciascun individuo e con differenti percorsi di vita ed esigenze. È ciò che è capitato a noi di The Password, quando la scorsa settimana vi abbiamo proposto un questionario su mente e isolamento. Vi riportiamo con questo articolo i risultati, con qualche considerazione e avvisandovi che – anche laddove una larga maggioranza degli intervistati abbia risposto in un dato modo – c’è sempre stata qualche voce fuori dal coro, con riflessioni ed esigenze differenti.

Gli intervistati. I partecipanti al questionario sono stati per lo più studenti, o studenti lavoratori, compresi tra i 20 e i 27 anni. La maggior parte di loro ha trascorso la quarantena in famiglia, in una casa sprovvista di giardino ma potendo usufruire di balconi e terrazze, e non sono dovuti uscire per lavoro.

Introverso od estroverso? Sebbene paia una differenza caratteriale importante, abbiamo scoperto non solo che gran parte degli intervistati (quasi il 50%) non sa come classificarsi, ma anche che è praticamente irrilevante ai fini della gestione della solitudine (per lo meno, di questo tipo di solitudine). Ci sono state persone introverse che hanno patito tantissimo fino ad arrivare a vere e proprie crisi, ed estroversi che hanno tratto grandi vantaggi dal periodo di quarantena.

Iniziare la quarantena. La maggior parte degli intervistati, appreso di non poter più uscire, si è sentita preoccupata, triste o confusa. Ha patito momenti di sofferenza, che per il 20% dei casi hanno richiesto un aiuto da parte di di familiari o amici. Come dicevamo prima, però, c’è una parte un poco minore che “non ha avuto momenti simili” e/o si è sentita, a inizio quarantena, indifferente, rilassata o addirittura contenta. La possibilità di riprendere fiato, per qualcuno, è stata un vero e proprio balsamo per una vita troppo affannata.

Sapevo che non ne avrei sofferto, mi stupisce di aver avuto ragione a riguardo. Ho quasi paura che riprenda tutto come prima, la frenesia, le corse e il traffico per arrivare a lavoro e i mille impegni sociali.”

La maggior parte degli intervistati, poi, ha avuto sogni agitati o spaventosi. Circa il 7% soffre di disturbi psichici, che sono peggiorati in quarantena.

All’inizio mi sono rintanata in me stessa non parlavo con nessuno ero spaventata avevo attacchi di panico, mi sentivo confusa e tutti i miei problemi mi soffocavano e mi sentivo come intrappolata in una coperta spessa.”

La quotidianità. La maggior parte degli intervistati si è alzata presto, è andata a letto tardi e ha continuato a dedicarsi ai propri impegni: lavoro da remoto, studio, lezioni online, preparazione della tesi… Con l’aggiunta però di maggiore tempo libero e della probabilmente unica simil-costante di questo questionario: il sollievo di dedicarsi a passioni e hobby. Giardinaggio, lettura, musica, serie tv e film, attività manuali, videogiochi, giochi da tavolo, cucina, riordino e pulizia… Tra le attività artistiche, hanno spopolato la scrittura e il disegno: tantissimi hanno scelto di impiegare così parte del proprio tempo. Ma la regina della quarantena è stata l’attività fisica: quasi tutti hanno sentito il bisogno di mantenere attivo il proprio corpo e di sentirsi in sintonia con esso. Per alcuni è diventato un appuntamento quotidiano indispensabile, per altri un’attività piacevole a cui dedicarsi ogni tanto (persino per chi si definisce “l’anti-sport”).

Inoltre, sono diventate importanti le videochiamate con amici, fidanzati, parenti lontani, nonché il rapporto con i propri affetti. Per la maggioranza degli intervistati, infatti, la convivenza non è né migliorata né peggiorata, ma – sorprendentemente, considerando la vita a stretto contatto – più del 30% nota dei miglioramenti.

Andando avanti con la quarantena… superato l’impatto iniziale, le reazioni alla quarantena sono state troppo disomogenee per trarne un profilo comune. Per tanti non è cambiato nulla (e hanno continuato a essere arrabbiati/in ansia/preoccupati oppure rilassati), per altri l’entusiasmo iniziale è scemato in una sensazione di crescente frustrazione e ansia. Altri ancora si sono abituati.

Mi sono abituata. Ho trovato piano piano una sorta di equilibrio. Le giornate erano più scandite, ho trovato nuove routine (non necessariamente tutti i giorni uguali) e nuovi stimoli.”

Alla stessa maniera, c’è chi è soddisfatto di se stesso in quarantena, chi ha l’impressione che sia volata, chi non è rimasto sorpreso da questo periodo e chi l’ha patita come “uno stillicidio”. In generale le persone hanno avuto modo di riflettere molto, soprattutto sul concetto del “tempo”, sul futuro, sulle proprie priorità e sui rapporti con gli altri: questo periodo è servito per alcuni per distinguere le persone davvero indispensabili. C’è chi non è stato cambiato dalla quarantena, chi si sente migliore nel carattere o nelle abitudini e spera di mantenere questi progressi; chi, ancora, si augura di scrollarsi di dosso gli atteggiamenti pessimistici, la pigrizia o comportamenti ossessivi.

Mi sento leggermente traumatizzata ma non saprei spiegare bene perché. Qualcosa di sicuro cambierà.

Lavorare, studiare e fare progetti in quarantena. Il 40% degli intervistati ha avuto problemi a concentrarsi, mentre per il 20% la concentrazione, unita al tempo a disposizione, è stata ottima. I progetti portati a termine non sono stati molti, ma su questo la maggior parte delle persone non è insoddisfatta.

Verso la fine della quarantena… La maggior parte degli intervistati si sente preoccupata oppure impaziente rispetto alla fine della quarantena. Alla stessa maniera, si sente un poco più libera dal 4 maggio, rassegnata alle misure ancora restrittive, oppure impaziente ma comprensiva.

L’epidemia è come un trauma personale, ma a livello collettivo. Credo sia un reagente efficace per risvegliare le coscienze, anche se non tutti se lo concederanno.”

Silvia Gemme

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