Romanzi da quarantena: “Le sette morti di Evelyn Hardcastle” – un’escape room d’inchiostro

Fin dalla prima pagina le parole hanno il fiato mozzo, un ritmo tachicardico. È un incipit bagnato da una pioggia sottile, il protagonista arranca in mezzo alla boscaglia: non sa chi è, non ricorda perché si trova lì, è ferito, solo. L’unica certezza è il nome di una donna che sarà il leitmotiv di tutto il romanzo.

“Le sette morti di Evelyn Hardcastle” è una spezia pungente che corrompe la banalità.

Stuart Turton descrive così il suo esordio:Se avete intenzione di fare una cosa stupida (come passare tre anni a scrivere un giallo di mistero in cui si viaggia nel tempo e si salta da un corpo all’altro), avrete bisogno che la vostra migliore amica vi resti accanto dal principio alla fine”.

È difficile catalogare l’opera nello scomparto del giallo, o del thriller. Ne presenta tutti gli elementi, ma è anche un romanzo di redenzione, rasenta i toni autobiografici e tocca numerosi temi (amore, vendetta, filosofia, fiducia ecc.). Il tutto incastrato in un marchingegno diabolico che ricorda tanto un’escape room.

La scrittura è un connubio perfetto con le emozioni del protagonista che s’infiltrano nel lettore senza tanti indugi. Anche noi inizialmente siamo spaesati e procediamo a fatica tra le stanze di Blackheath.

Si prevede una festa sontuosa in costume con tanto di invito ufficiale e lista degli ospiti d’onore. Ma è una mascherata che cela malamente degli squarci profondi: qualcosa di obbrobrioso si dibatte tra gli spifferi dei corridoi, un segreto impestato di sangue e follia.

Ci mettiamo comodi, un risolino beffardo: è la classica “cena con delitto” con tanto di lotte intestine per l’eredità familiare e disguidi sepolti nel passato. Ma l’inquietudine si palpa tra le righe e il conturbante implode con forza, ogni sera, alle undici in punto: Evelyn Hardcastle, la figlia dei proprietari, si suicida, rifiutando un matrimonio che l’avrebbe ingabbiata tra le maglie dell’umiliazione. Eppure niente è come sembra. Trasaliamo sulle nostre poltrone appena i meccanismi iniziano a cigolare. L’uomo senza identità si risveglia l’indomani in un panorama immutato. Tutto deve ancora accadere, i camerieri sono indaffarati nei preparativi, Evelyn mostra il suo sguardo austero e risentito. Ma il corpo del protagonista è cambiato e lo farà per otto volte. Ogni giorno, infatti, assume le sembianze di un ospite diverso per svelare il mistero di un omicidio pianificato che sembra in tutto e per tutto un atto volontario. È una gara contro il tempo, ogni errore è una vita sprecata, una possibilità in meno per interrompere il ciclo. La villa è una prigione che si schiuderà al nuovo giorno solo ad enigma risolto. Ci sono altri concorrenti invischiati nella ragnatela, ma soltanto uno potrà uscire da quella porta: colui che svelerà il nome dell’assassino prima degli altri.

Ma se uno degli avversari fosse il proprietario di quell’unico nome collegato alla tua identità perduta? Ma soprattutto qual è lo scopo di questo gioco crudele?

Con uno stile sublime che pizzica le pupille fino a tarda notte, in un mondo dove vendetta e amore sono indistinguibili, anche noi rimaniamo intrappolati fino all’ultimo respiro.

Il passato ispessisce l’aria, quasi gli ultimi proprietari fossero rimasti qui seduti fino a sgretolarsi trasformandosi in polvere.”

Questo romanzo è una pietanza prelibata da gustare fra le coperte, quando il buio notturno diluisce i ticchettii del tempo. Alla fine sarete stravolti, paralizzati da tanta maestria. Ma soprattutto grati di essere dei lettori ed avere la fortuna di viaggiare in mille altre vite e corpi che arricchiscono la vostra esistenza. E forse è questo il messaggio che S. Turton vuole trasmetterci: per essere persone migliori basta osservare attraverso angolazioni inusuali per scoprire il nostro io più autentico e genuino oppure scomporlo e tentare altri percorsi.

Domani sarà come voglio che sia. (…) Invece di temerlo sarà una promessa fatta a me stesso. L’opportunità di dimostrarmi più coraggioso o più gentile, di rettificare i miei errori. Di essere migliore di oggi. Ogni giorno successivo a questo sarà un dono.”

Arianna Guidotto

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