Silvia Romano è finalmente libera dalla prigionia, ma non dalle calunnie

 Silvia Romano è libera.
La notizia che attendevamo da 18 mesi, il lungo periodo di prigionia vissuto da Silvia, e la cui fine è stata celebrata dalla maggior parte del popolo italiano. Ma solo dalla maggior parte; immancabilmente, i leoni del web non si sono fatti attendere, scatenando ondate di pettegolezzi, accuse, insulti e speculazioni.

La prigionia di Silvia è iniziata nel 20 Novembre 2018 in un villagio kenyota, e la storia di cui è stata protagonista da quel giorno al 10 Maggio 2020, data del suo rientro in Italia, è ancora un mistero di cui si stanno lentamente ricomponendo i pezzi.

Ciò che finora sappiamo è che è stata sequestrata con la forza presso il villaggio di Chakama da un gruppo di uomini armati. Il rapimento è imputato ad un gruppo di jihadisti somali del gruppo di Al-Shabaab, legato ad Al-Qaeda, che esercita il proprio controllo da anni sul territorio. Le indagini della procura di Roma avevano già rivelato che Silvia fosse stata portata in Somalia, versione che lei stessa ha confermato, raccontando con maggior precisione del trasferimento, svoltosi in parte in moto e in parte a piedi. Dove Silvia abbia trascorso il resto della sua prigionia è ancora poco chiaro, anche se le informazioni trapelate sembrano affermare che i suoi sequestratori l’abbiano trasferita in diversi “covi”, che cambiavano ogni tre o quattro mesi; luoghi nei quali Silvia ha affermato di potersi muovere liberamente, anche se privata dell’accesso al mondo esterno.
Silvia afferma di stare bene fisicamente e psicologicamente, e durante l’interrogatorio ha sottolineato di essere stata trattata bene e di non aver subito violenze. Qualche tempo fa era infatti trapelata la voce per cui Silvia sarebbe stata costretta al matrimonio e alla conversione all’Islam, congettura smentita dalla cooperante, che ha dichiarato di essersi convertita per sua libera scelta. Durante i mesi di prigionia ha chiesto di poter leggere il Corano e così si è avvicinata alla religione musulmana.
Ed è proprio la sua conversione che sembra aver scatenato gli animi degli utenti dei social, che si sono prontamente scagliati contro questa sua decisione, accusando il governo di aver commesso un errore nel liberare una donna musulmana consegnando i soldi statali a dei terroristi, azzardando cifre e dinamiche di cui non si conosce ancora la veridicità.
Anche alcune fonti più autorevoli, quali quotidiani e psicologi, non hanno taciuto di fronte alla liberazione di Silvia, elaborando teorie sulla sua presunta gravidanza e, relativamente alla sua conversione, sul fatto che possa essere soggetta alla sindrome di Stoccolma.

La buona informazione resta comunque l’unica risorsa attendibile, e l’unica fonte su cui fare affidamento, piuttosto che su psicologi o politoligi improvvisati.
Silvia è una ragazza che solo dopo lungo tempo è tornata in possesso della sua libertà e si è ricongiunta alla sua famiglia, ed è l’unica che può decidere se vuole raccontarsi, dirci ciò che ha passato e vissuto. E noi dobbiamo rispettare la sua scelta, qualunque questa sia.

Emma Battaglia

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