L’altro Al Pacino

È ancora nitida nella nostra memoria la monumentale interpretazione di Al Pacino in The Irishman di Martin Scorsese (a tal proposito, qui e qui rimandiamo alla lettura dei nostri due articoli sulla questione, qualora vi fossero sfuggiti). Il ruolo di Jimmy Hoffa sembra essergli stato cucito addosso: una figura controversa, non estranea ad ambienti criminali, destinata ad andare incontro ad una tragica fine per orgoglio e fame di potere. Vi ricorda qualcosa? È in effetti un profilo che attraversa per intero la carriera dell’attore e ne caratterizza alcuni dei ruoli più iconici. Tratti che ricorrono tanto in Michael Corleone quanto in Tony Montana e, seppur diversamente, anche nel più romantico e crepuscolare Carlito (protagonisti, rispettivamente, de Il padrino, Scarface e Carlito’s Way).

Eppure Al Pacino, nel corso di una carriera ormai cinquantennale, è stato anche molto altro e nella sua filmografia, costellata di capolavori come di clamorosi flop, è possibile scovare diverse “perle” più o meno nascoste, tra cui spiccano questi cinque film:

1. Panico a Needle Park di Jerry Schatzberg (1971)

Primo ruolo per il grande schermo. Il racconto di una realtà di tossicodipendenza e microcriminalità è affidato ad una rappresentazione cruda e documentaristica. Non c’è modo di provare empatia per Bobby e Helen (rispettivamente Al Pacino e Kitty Winn), in cammino su un sentiero di autodistruzione che non conosce battute d’arresto. Nessuna redenzione o epilogo tragico è riservato ai personaggi, impigliati in un’incessante routine di dipendenza.

2. Lo spaventapasseri di Jerry Schatzberg (1973)

Viaggio sgangherato verso una meta che finisce per scolorire lungo il percorso, Lo spaventapasseri è soprattutto un film sull’amicizia. Lion (Al Pacino) segue ovunque Max (Gene Hackman), uomo burbero appena uscito dal carcere, che sovrasta il primo sia fisicamente che caratterialmente – cosa piuttosto inusuale per l’attore newyorkese. L’animo scanzonato e pieno di vita di Lion, tuttavia, potrebbe nascondere zone d’ombra pronte ad aprire abissi inaspettati. Gioiello dimenticato della New Hollywood, da riscoprire assolutamente.

3. Cruising di William Friedkin (1980)

Nella galleria di tipi umani impersonati dall’attore ricorre anche quello del poliziotto interamente dedito al lavoro, puntualmente in rotta di collisione contro un sistema corrotto e disfunzionale. Un filone inaugurato da Serpico e culminante in Heat – La sfida, passando per titoli minori quali Seduzione Pericolosa. Tra questi, Cruising figura come un corpo estraneo.

La pellicola fu aspramente criticata all’uscita per il ritratto poco edificante che emergeva della comunità gay dell’epoca; ma dallo sguardo spietato di Friedkin escono tutti, indistintamente, con le “ossa rotte”. Il regista mette in scena una New York marcia fino al midollo, con poliziotti poco inclini a riconoscere i propri errori ma, al contrario, senza freni nel ricorrere alla violenza. Steve Burns (Al Pacino), agente in incognito per stanare un serial killer nella comunità gay newyorkese, si aggira come allucinato in una realtà che non gli appartiene, destinata però a lasciare in lui più di qualche strascico.

4. Papà, sei una frana di Arthur Hiller (1982)

Unica incursione dell’attore nella commedia, per l’occasione alle prese con cinque figli, un divorzio e uno spettacolo da mettere in scena. A dispetto del titolo (immeritata traduzione di Author! Author!), il risultato è un film brillante caratterizzato da dialoghi sofisticati e da un ritmo indiavolato. Nulla che faccia gridare al capolavoro, sia chiaro, tutt’al più una pellicola leggera, che permette di apprezzare l’attore sotto una luce inedita.

5. Chinese Coffee di Al Pacino (2000)

A partire da metà anni novanta, Al Pacino passa sporadicamente dietro la macchina da presa, con risultati di alterna fortuna. Tra gli altri, particolarmente riuscito è Chinese Coffee, opera dall’impianto marcatamente teatrale, con due soli personaggi a contendersi la scena per un’ora e mezza – Jerry Orbach e lo stesso Al Pacino. L’intera vicenda si consuma in una stanza e l’attore newyorkese – uno scrittore squattrinato – si batte senza tregua in un confronto verbale che ha il sapore di un duello. I dialoghi, quasi un fiume in piena, affrontano temi vitali come l’amicizia, l’arte e la volontà. Film poco conosciuto da recuperare al volo.

Alessio Civita

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