DEGENEratA: a lezione di arte contemporanea con il ratto “schizzato”

Instagram è una seconda città, immersa in un tempo sospeso, piena di strade, case con porte che cigolano e interi mondi da scoprire. Come Alice nella tana del coniglio potremo rimanere sbalorditi e ritrovarci addirittura a testa in giù. Passeggiando tra i profili, abbiamo seguito un sentiero originale, colorato, con istallazioni e opere lungo il percorso e siamo giunti ad una abitazione in particolare. La padrona di casa è Linda Maria Tecla Azzarone e ci ha invitato per il tè delle cinque imbandito di leccornie e personaggi particolari.

Tra un pasticcino e un biscotto abbiamo ascoltato il suo progetto: divulgare arte contemporanea ad un pubblico variegato, trasmettere questa passione con strategie di comunicazione mai banali.

Quando qualcuno legge i miei post, fa domande, si interessa alle opere, quando i lettori lasciano feedback positivi e dicono che grazie a me hanno scoperto artisti nuovi mi sento soddisfatta e appagata.

Ma cosa significa arte? Che cos’è l’arte?

È una domanda molto difficile: grandi pensatori non sono riusciti a dare una risposta. L’arte è espressione, rappresenta il tempo in cui è stata prodotta e l’artista è quel filtro soggettivo innestato nelle sue opere. In queste possiamo scorgere il suo personale modo di percepire la propria epoca, ciò che vede e vive. L’arte s’interessa di determinati temi e crea, ma soprattutto fa interagire le persone.

L’arte, in tutte le sue forme, deve saper stimolare delle riflessioni anche su aspetti che appaiono scontati. D’altronde respiriamo in un’epoca accelerata, quella “del tutto e subito” e abbiamo bisogno di incentivi per fermarci ad osservare meglio.

In questa situazione ad esempio un’opera incentrata sulla quarantena ci fa provare dolore e questo è importante perché si deve conservare la memoria di ciò che è successo, ma ad un fruitore attuale suscita un effetto spiacevole, straniante. Perché parla di noi e ci si può identificare oppure no. A volte sono gli spettatori stessi a dare un significato, un’emozione che l’artista non aveva concepito. Il ruolo dell’arte contemporanea è parlare di noi e aiutarci a conoscerci meglio.

Il viaggio nel digitale di Tecla è iniziato con il suo blog circa due anni fa per poi espandersi capillarmente sui social. Un suo articolo “manifesto” ci parla proprio di questo straniamento e disagio che la maggior parte di noi prova verso l’arte contemporanea. Addirittura possiamo essere investiti da sentimenti di rabbia, stupore, disgusto. Tutti, nessuno escluso, nemmeno la nostra protagonista. Ma perché ne abbiamo così paura? 

Noi siamo abituati a studiare l’arte antica che usava diverse tecniche e colori, a vedere opere di grandi maestri. E così ci si chiede come si è potuti passare dalla Cappella Sistina a un mucchio di polvere per terra o alla performance. Ma non servirebbe a nulla dipingere come faceva Michelangelo. E’ giusto che oggi gli artisti usino le nuove tecnologie, che sperimentino e arrivino a toccare i sentimenti contemporanei. Ci vuole un’educazione alla visione: un modo per apprezzare l’arte contemporanea è conoscerne l’ambiente.

Ho visto molta gente quando lavoravo in galleria scappare spaventata o andare alle mostre quando non c’era l’inaugurazione per il forte disagio.

Il timore si sconfigge con la cultura. Bisogna informarsi, essere curiosi di conoscere, leggere riviste, saggi, monografie e parlare con i diretti interessati, cioè gli artisti. 

Conoscere questo mondo anziché opporsi a priori può essere divertente, soprattutto incontrare artisti. E’ bello vederli lavorare e loro sono contenti di raccontarsi. Bisogna educare ad un approccio caldo, la gente che va alle mostre è poca e si dovrebbe allargare il pubblico. Ci sono anche gallerie di arte sperimentale e istituzioni molto meno formali, tanti tipi di eventi e perfino party a tema. Basta andarci, non c’è solo l’arte nei musei.

Il tè si è un po’ raffreddato ma noi non ce ne siamo nemmeno resi conto, smaniosi di sapere com’è nato tutto e a piccoli sorsi, osserviamo questa idea maturata nel tempo prendere forma ed evolversi negli anni fin dai tempi dell’università.

Vedevo tra gli studenti un preconcetto: pochi amavano l’arte contemporanea. Notavo una discrepanza nel linguaggio accademico, molto pesante, le lezioni erano complesse. L’esame appariva come un ostacolo insormontabile. C’era tanto da sapere e studiare. Ma mi sarebbe piaciuto che la gente apprezzasse in generale l’arte e soprattutto quella contemporanea un po’ lasciata in disparte. E così mi sono identificata coi ratti.

Quest’ultima espressione potrebbe apparire un po’ bizzarra a chi non sa che il sito di Tecla si chiama DEGENEratA e il logo è proprio un ratto con una corona in testa e gli occhi fuori dalle orbite. E’ stato disegnato dagli artisti urbani Corn79 e MrFijodor. Quello sguardo sbigottito infatti è proprio il loro stile e negli schizzi- ci dice Tecla- erano ancora più “schizzati”.

Degenerata è una designazione che nasce fin dal ‘700 ed è usata ogni volta che l’arte non segue i valori o i criteri estetici condivisi.

Leggevo una rivista e il titolo, ispirato a una frase di Banksy, fu una vera e propria illuminazione: “Erano già tre anni che dipingevo ratti, quando qualcuno mi ha detto: ‘Geniale, rat è un anagramma di art’ e ho dovuto fingere di averlo sempre saputo”. D’altronde a chi piacciono i ratti, sono un simbolo di corruzione. Ma sono convinta che bisogna allontanarsi dal modo di scrivere accademico che è molto arzigogolato, che allontana le persone senza una formazione storico-artistica e a volte annoia anche gli studiosi stessi. Su Instagram, dove si scorre veloce, preferisco dare informazioni in pillole. Gli articoli sul blog sono scritti in modo semplice, ma più approfondito per cogliere piccoli aspetti che accendano la curiosità. Un Ratto che vuole rompere gli schemi e fare comunicazione in modo accessibile dell’arte contemporanea. Se ci riuscirà o meno, staremo a vedere!

Tecla raccoglie spunti e interviste muovendosi nella città di Torino, una vera e propria fucina creativa che accoglie ogni anno artisti dal calibro internazionale.

Ma questo è un periodo molto difficile per il mondo artistico. La quarantena opprime gli stimoli creativi e i contatti tra le persone. Alcuni hanno avuto un blocco, altri sono più rilassati. L’artista è un sismografo, sfrutta il periodo per trarre delle riflessioni o riprendere progetti accantonati. L’importante è stare molto online e sapersi reinventare.

Non so come andrà avanti. Chi opera nel settore ha la pelle dura, sopravvive. Anch’io io mi dovrò impegnare. Mi piacerebbe avere collaborazioni, allargarmi, si deve pensare al presente e al futuro.

Bisogna fare un po’ come i topi: adattarsi alle situazioni, essere flessibili, avere fiuto. Se li imitiamo potremmo cavarcela benissimo. Nessuno può fermare il ratto, soprattutto quelli con gli occhi strabuzzanti e pronti a trasformare il mondo in un’esplosione di idee.

Arianna Guidotto

Se l’articolo vi ha incuriosito andate a dare un’occhiata al blog di Tecla https://www.degenerata.com/chi-sono/

e al suo profilo instagram super colorato https://www.instagram.com/degene.rat.a/?hl=it

 

 

 

 

 

 

 

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