Black Lives Matter: la presa di coscienza di una comunità.

Una stazione di polizia in fiamme, la Casa Bianca a luci spente e rivolte nelle strade. Questi sono stati i risultati delle proteste che sono seguite alla morte di George Floyd, uomo afroamericano ucciso da un poliziotto di Minneapolis in seguito al suo arresto per l’utilizzo di una banconota da $20 contraffatta. Lo slogan che guida le rivolte è quello di #BlackLivesMatter, il quale, oltre ad essere un hashtag, è anche il nome di un movimento nato per difendere i diritti delle persone di colore negli Stati Uniti. Per comprendere meglio la ratio dietro la furia dei manifestanti, bisogna capire la storia e gli ideali del movimento che li guida.

“Black Lives Matter” è stato fondato nel 2013 in risposta alla morte di Trayvon Martin, un ragazzo afroamericano di 17 anni ucciso a colpi di pistola da un “vigilante” di quartiere, George Zimmerman, nella città di Sanford, Florida. L’udienza sull’omicidio riterrà Zimmerman non colpevole, creando così un’ondata di indignazione da parte della comunità afroamericana. In questo marasma, Alicia Garza, che diventerà poi cofondatrice del movimento, renderà virale l’espressione “Black Lives Matter” attraverso un post su Facebook. Nel 2014, in seguito alla morte di un altro afroamericano, Michael Brown, per mano della polizia, il movimento, sviluppatosi dapprima online, inizierà ad avere anche un’organizzazione fisica. La città di Ferguson, dove Brown venne ucciso, vivrà mesi di quasi anarchia. In seguito al calmarsi delle proteste, i manifestanti si espanderanno su tutto il territorio e daranno vita a diverse sezioni locali del movimento: ad oggi se ne contano 16 tra Stati Uniti e Canada, ma con associazioni gemelle in tutto il mondo. Com’è scritto sul sito del gruppo, la loro mission è quella di “sradicare la supremazia bianca e costruire un potere locale che riesca ad intervenire sulle violenze contro la comunità nera perpetrate dagli Stati e dai vigilantes”. Essi ambiscono a creare un mondo dove “ciascun nero abbia la possibilità economica, sociale e politica di prosperare”. Nel perseguimento di questi obiettivi, essi non si mostrano come un’organizzazione di suprematisti neri, bensì come un’organizzazione trasversale che prende in cura tutta la comunità nera, indipendentemente dallo status sociale, orientamento sessuale o preferenza politica. Questa lotta per la “libertà e giustizia”, bisogna specificare, non è solo per la comunità afroamericana, ma “per estensione, di tutti”.

La rabbia, nonché il desiderio di emancipazione, dietro al movimento è supportato anche da una serie di dati che riguardano la situazione socio-economica degli afroamericani. Il Coronavirus ha avuto il “merito” di svelare le difficoltà in cui vivono molti individui: infatti, ad oggi, il virus ha ucciso 2.4 volte in più gli afroamericani rispetto ai “bianchi” e 2.2 volte in più rispetto ad asiatici e “latinos”. Questa alta tassa di mortalità è legata al fatto che i “black americans” sono ancora la comunità più povera degli Stati Uniti: solo il 63% della forza lavoro afroamericana è attualmente occupata in un mestiere, inoltre all’interno della comunità il 27% risulta essere povera, una percentuale che è quasi 3 volte quella dei “bianchi”. Le persone di colore tendono a vivere in quelli che di fatto sono ancora dei ghetti, il che non permette di ottenere dei miglioramenti a livello di salute, educazione e salario, oltre che incrementare fortemente i rischi di incarcerazione: gli afroamericani costituiscono 1/3 delle persone incarcerate, per quanto siano solamente il 13% della popolazione totale del Paese. Da questo possiamo anche a collegarci ai problemi con la polizia, i quali sono il combustibile delle proteste di questi giorni. Gli afroamericani hanno 2.5 volte in più di probabilità di essere uccisi da un poliziotto. D’altronde, il 24% delle persone morte per mano della polizia nel 2019 sono stati afroamericani. Il dato che forse più colpisce, però, è che di tutti gli agenti coinvolti in uccisioni nel 2019 il 99% non ha subito alcuna pena giudiziaria.

Santiago Olarte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...