Tetsugaku e Filosofia occidentale

Qual è il rapporto che intercorre tra filosofia occidentale o continentale e le filosofie orientali, in particolare quella giapponese? Si può parlare di filosofia orientale senza parlare di quella occidentale? Quali sono i punti in comune e quali le differenze? Cosa possiamo trarre dallo studio di categorie che appartengono ad un mondo altro? 

A un primo sguardo, se prendiamo in considerazione l’elemento cronologico, la filosofia giapponese, così come viene concepita nella contemporaneità, sembra essere figlia della più antica filosofia occidentale, che trova le sue radici nell’antica Grecia. Giuseppe Jisō Forzani ci spiega, in modo chiaro e sintetico, nel suo libro I fiori del vuoto, pubblicato nel 2006 da Bollati Boringhieri, le tappe sia linguistiche che intellettuali che hanno caratterizzato l’affermazione della disciplina filosofica in Giappone. Nella sua ricerca parte proprio dall’analisi della formazione della filosofia nipponica per raccontare la più ampia storia del pensiero giapponese, e lo fa delucidando l’uso della metafora nel titolo: i fiori del vuoto. “È un’espressione poetica che allude a due piani, quello estetico e quello filosofico-religioso, che per la sensibilità giapponese sono più che connessi, inscindibili”. Da questa prima affermazione si evince una fondamentale differenza tra la filosofia occidentale e quella orientale: il rapporto tra mondo interno e mondo esterno. La tradizione continentale è infatti caratterizzata, sin da Platone e Aristotele, dalla differenziazione tra il mondo fenomenico (esterno) da quello noumenico o, come lo chiama Platone, il mondo delle idee.

L’avvicinamento alla cultura europea è stato il risultato del desiderio da parte dei giapponesi di colmare lacune scientifiche e tecnologiche, date dal lungo periodo di isolazionismo. Nonostante quindi l’importante influenza che la filosofia giapponese subisce da quella occidentale, essa si distacca dalle categorie occidentali, sin dalla sua prima formulazione nel 1862, adottando una prospettiva diversa e innovativa. La ricostruzione linguistica che Forzani propone del termine giapponese utilizzato per tradurre la parola greca filosofia funge da specchio delle rispettive peculiarità delle due scuole filosofiche.

Nel 1862, in occasione di un ciclo conferenze sulla filosofia greca ed europea, Nishi Amane, fervente intellettuale giapponese che fu fra i primi ad interessarsi alla filosofia occidentale, si propose di trovare un termine corrispondente, per suono e per significato, al vocabolo filosofia, “amore per la conoscenza”. La ricerca linguistica e il ricorso a neologismi che potessero tradurre i concetti propri del pensiero filosofico occidentale in lingua nipponica dimostrano la volontà di dare un contributo nuovo e diverso alla tradizionale scuola filosofica. Il termine tetsugaku è il risultato del connubio di due ideogrammi, già esistenti e quindi portatori di significato, che rispecchiano le categorie interpretative del reale che già appartenevano alla cultura giapponese: Tetsu (vivacità intellettuale, prontezza di ingegno, chiarezza mentale) e Kagu (insegnamento, studio, sapere). Le differenti strutture della lingua orientale e di quella occidentale sono la dimostrazione del diverso approccio che europei e giapponesi hanno nella conoscenza del reale. Per la filosofia occidentale nominare una cosa significa dargli vita, la cosa non esiste prima della sua determinazione linguistica. L’uso giapponese di ideogrammi esemplifica, al contrario, la nebulosa di significati che gli ideogrammi preesistenti portano con sé e che vengono utilizzati per nominare qualcosa di nuovo, per creare una relazione tra chi parla e l’oggetto nominato. La cosa non è determinata o creata dal termine coniato per nominarla. “Ma c’è una base nel fondo della cultura giapponese e cioè osservare l’oggetto senza esserne catturato, essere in grado di osservarlo.” (M° Hiroshi Tada, ottobre 2012).

Il contributo giapponese alla disciplina filosofica è dunque riconducibile alle categorie di interpretazioni del reale preesistenti nella cultura orientale, dettate da una sensibilità diversa da quella continentale. Nonostante la sistematizzazione tardiva del pensiero filosofico giapponese, questo non solo ha, sin da subito, penetrato ed è stato penetrato da altri campi del sapere come le arti, la politica e la religione ma ha anche offerto, a noi occidentali, nuovi approcci alla ricerca della conoscenza. Il pensiero giapponese ha infatti indagato dimensioni, per il nostro sentire quasi impensabili, come la dimensione del vuoto, il rapporto con la natura o la inscidibile connessione tra mondo visibile e mondo invisibile.

Ottavia Dal Maso

Un commento Aggiungi il tuo

  1. filorossoArt ha detto:

    ho letto con attenzione, grazie.
    La “contaminazione” delle culture che stanno alla base dei popoli fu per il Giappone uno shock quando furono chiamati per un colloquio preliminare in America trovandosi davanti alla Tecnologia. Videro per la prima volta mostri in acciaio semoventi mossi dal vapore.
    Il Ministero del Commercio giapponese (ottocentesco) decise che era arrivato il momento di scindere il vecchio Giappone imperiale d’oriente, a favore di un nuovo Giappone occidentale. In Giappone le scuole di pensiero militare si divisero in due: già nei primi dell’ottocento i Samurai vennero messi fuori legge dando più potere ai nuovi ufficiali di scuola occidentale. Cosi anche le divise cambiarono: da folcloristiche divennero simili alle occidentali mono colore con gradi superiori sulle spalline. Ci vollero quasi 100 anni di assimilazione accidentale per vederli allineati agli americani nella guerra del 1905 contro la Russia nella manovra a tenaglia capace di abbattere lo ZAR. Per i giapponesi le cose andarono bene grazie alla tecnologia angloamericana, mentre per gli americani, fornitori ed istruttori del nuovo esercito giapponese le cose andarono come non previste.
    La cultura giapponese classica non si fece contaminare da quella moderna occidentale , dividendo in modo netto le due filosofie. Non è un caso che quando gli americani dopo la fine della seconda guerra mondiale arresteranno l’Imperatore per processarlo. lo rilasceranno in quanto egli non era nemmeno a conoscenza di ciò che stava accadendo, scoprendo gli occidentali i due poteri separati del Giappone come le due filosofie, dove quella classica giapponese essere incontaminata.

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