Christo: “La bellezza, la scienza e l’arte trionferanno sempre”

Ci ha lasciato il grande artista Christo, uno degli esponenti più importanti della Land Art che dagli anni Sessanta aveva sfidato le regole del mondo dell’arte con installazioni artistiche su larga scala, rimanendo un artista amatissimo fino ai giorni nostri, soprattutto in Italia.

Il 31 maggio scorso il panorama artistico internazionale ha dovuto salutare un altro suo grande protagonista, Christo Vladimirov Javacheff, noto come Christo, affermatosi come uno tra i più famosi artisti di Land Art dell’età contemporanea. Christo, nato a Gabrovo, in Bulgaria, il 13 giugno 1935, era in realtà parte attiva di un progetto artistico in comune con la compagna, Jeanne-Claude Denat de Guillebon (Casablanca, 13 giugno 1935 – New York, 18 novembre 2009), chiamato ufficialmente dal 1994 “Christo e Jeanne-Claude”. I due, nati lo stesso giorno, si conobbero a Parigi nel 1958 e poco dopo ebbe inizio la loro relazione, nonché il sodalizio artistico, coronato nel 1961 dalle prime opere: Stacked Oil Barrels a Parigi e Dockside Packages al porto di Colonia, in Germania.

Christo testa «The Floating Piers», passerella realizzata sul Lago d’Iseo nel 2016. Fonte: Ansa.

Con il termine Land Art si fa riferimento a una corrente dell’arte concettuale sorta intorno alla metà degli anni Sessanta negli Stati Uniti, caratterizzata dal rifiuto del museo come luogo dell’opera d’arte e, di conseguenza, dall’abbandono dei mezzi artistici tradizionali. Gli artisti che si riconoscevano in questi ideali individuavano nella natura la loro area operativa e ciò portò a creare opere di carattere effimero, destinate a non durare a lungo, affidando la loro memoria a documentazione fotografica, video, progetti e schizzi.

Gli stessi Christo e Jeanne-Claude affermarono che c’era una “qualità” a cui gli artisti non ricorrevano mai nella creazione delle proprie opere d’arte: la qualità dell’amore e della tenerezza che gli esseri umani provano naturalmente verso tutto ciò che non dura, come l’infanzia o la vita stessa. Essi, infatti, desiderarono donare questa qualità di amore e tenerezza al proprio lavoro, in quanto ulteriore qualità estetica, poiché, sostenevano, il fatto che un lavoro non durasse nel tempo creava l’urgenza di vederlo.

Christo and Jeanne-Claude during the installation of Wrapped Reichstag, Berlin 1995. Photo: Wolfgang Volz. Copyright: ©Christo, Wolfgang Volz.

Il progetto più noto dei due artisti è sicuramente quello che prevedeva “l’imballaggio” (wrapping) di monumenti e elementi naturali attraverso l’utilizzo di ampi teli che venivano poi fissati con spesse funi, ma la coppia non voleva essere definita solamente come quella degli “artisti imballatori” (wrapping artists) e sosteneva che l’involucro visibile con cui venivano riconosciute le loro opere non era il vero comune denominatore di esse. Quello che veramente le accomunava era l’uso di tessuti e stoffe, ovvero materiali per definizione fragili, temporanei e sensuali che traducevano il carattere temporaneo delle opere d’arte stesse.

La coppia difese sempre la propria libertà artistica e indipendenza concettuale, rifiutando ogni tipo di sponsorizzazione e coinvolgimento in progetti commerciali (nel 1988 rifiutò persino un ingaggio da un milione di dollari da parte di una tv giapponese per uno spot di 60 secondi!) e di collaborazione con altri artisti, non ricevendo mai guadagni dalle vendite di oggetti di merchandising. Inoltre, Christo e Jeanne-Claude si opposero fermamente a chi minacciava di attribuire un valore alla loro stessa libertà e perciò si auto-finanziarono sempre i propri progetti, sostenendo personalmente i costi dell’acquisto dei materiali e del loro trasporto, della manovalanza e delle assicurazioni necessarie, affermando che la loro unica priorità era quella di realizzare opere d’arte di gioia e bellezza per se stessi, per i loro collaboratori e per far divertire tutti gratuitamente.

Si ricordano i progetti più noti: Wrapped Coast, Little Bay a Sydney, in Australia (1968-1969), Valley Curtain in Colorado (1970-1972), Running Fence in California (1972-1976), Surrounded Islands a Miami (1980-1983), The Pont Neuf Wrapped a Parigi (1975–1985), The Umbrellas in Japan and California (1984–91), Wrapped Reichstag a Berlino (1972–95), The Gates al Central Park di New York (1979–2005), The Floating Piers sul Lago d’Iseo in Italia (2014-2016), e The London Mastaba sul Serpentine Lake di Londra (2016-2018). A settembre Christo avrebbe dovuto “impacchettare” l’Arc de Triomphe di Parigi, opera che verrà realizzata ugualmente sulla base degli schizzi dell’artista, per sua esplicita volontà.

La Garibaldi Crew omaggia l’artista Christo “impacchettando” il teatro comunale di Bisceglie. Fonte: wwwbisceglielive.it

La scomparsa di Christo lascia un grande vuoto nel panorama artistico internazionale, sentito particolarmente in Italia, Paese con il quale l’artista intrattenne un rapporto di lunga data, dal momento che realizzò qui le opere degli esordi: alla fine degli anni Sessanta, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, avvolse nel propilene bianco e corde la Fontana di Piazza del Mercato e il Fortilizio dei Mulini, che rimasero “impacchettati” per tre settimane. È proprio l’Italia a offrire all’artista un tributo particolare: nella notte tra il 14 e il 15 giugno il Teatro Comunale della città di Bisceglie (BT) è stato oggetto di un’azione di land art chiamata Wrapping Theatre ad opera della Garibaldi Crew che lo ha “impacchettato”.  Questo omaggio, in quanto proseguo ideale del progetto del 1968 di Spoleto, è caratterizzato da un forte sentimento di speranza e allude alla più ampia prospettiva di non escludere la cultura dalla ripartenza post Covid-19, in cui tutti i settori artistici, tra cui quello teatrale, hanno risentito pesantemente delle stringenti, seppur necessarie, limitazioni.

Elena D’Elia

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