Aprire la mente con EquiLibri d’Oriente

L’associazione culturale torinese EquiLibri d’Oriente è pronta per inaugurare un nuovo ciclo di incontri a partire da venerdì 29 gennaio.
Il primo appuntamento sarà trasmesso in modalità online e tratterà il tema “Il culto dei morti nell’Antico Egitto”.
EquiLibri d’Oriente nasce con l’intento di offrire la possibilità di condividere e approfondire diversi aspetti della cultura legata al contesto afro-orientale e promuovere l’attività culturale all’interno della società, favorendo anche l’integrazione della comunità islamica.
In questa occasione Fedoua El Attari, membro dell’associazione, ci racconta cosa ha spinto un gruppo di giovani ragazzi musulmani torinesi, di seconda generazione e con differenti background culturali, a dare vita a un’attività così affermata e sempre innovativa.

Jago, l’artista che scolpisce la “rinascita”

Elena D’Elia, nel suo nuovo articolo, ci racconta di Jago, un artista italiano che lavora principalmente con la scultura e la produzione video, la cui ricerca artistica fonda le sue radici nelle tecniche ereditate dai maestri del Rinascimento.
È il primo artista ad aver inviato una sua opera nello spazio, “The First Baby”, una scultura in marmo raffigurante il feto di un bambino, inviata alla stazione spaziale internazionale sotto la custodia del capo missione, Luca Parmitano.
Lo scorso 5 novembre 2020, l’artista ha posizionato in Piazza del Plebiscito a Napoli un’altra scultura in marmo, che rappresenta nuovamente un feto, ma di maggiori dimensioni. Il titolo è “Lookdown”, esplicito riferimento alla nuova condizione che tutto il mondo ha dovuto sperimentare durante l’anno, ma anche «invito a “guardare in basso”, ai problemi che affliggono la società e alla paura di una situazione di povertà diffusa che si prospetta essere molto preoccupante, soprattutto per i più fragili.
L’opera è stata oggetto di atti vandalici, testimoniati da filmati degli stessi responsabili, ma Jago ha colto l’occasione per lanciare un messaggio di apertura e di educazione, che rispecchia la sua ideologia e il suo impegno nel comunicare, soprattutto ai giovani, la necessità di dedicarsi all’arte e alla cultura in generale, per diventare consapevoli della propria libertà espressiva, nel rispetto di quella altrui.

Il mondo dell’Arte ricorda Pinin Brambilla Barcilon

Lo scorso 12 dicembre si è spenta a Milano Pinin Brambilla Barcilon, una delle restauratrici più influenti del XX secolo, nota soprattutto per il restauro del Cenacolo di Leonardo da Vinci.

Nel curriculum della restauratrice, che vantava oltre 70 anni di carriera, vi sono interventi su alcune delle più importanti opere d’arte italiane.

Nel 2015 Pinin Brambilla è stata co-fondatrice del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, che collabora con L’Università degli Studi di Torino in quanto istituto di eccellenza per la formazione universitaria dei restauratori e per la ricerca scientifica nel settore dei beni culturali, e lo ha diretto fino al 2012.
Attualmente presso il Centro di Venaria è conservato il Fondo Pinin Brambilla, un archivio composto da tutta la documentazione prodotta dalla restauratrice nel corso della sua carriera.

Nel 2019 è stata insignita dall’Università di Torino della laurea Honoris Causa in Conservazione e Restauro dei Beni culturali «per aver conservato alle presenti e tramandato alle future generazioni il nostro patrimonio artistico e per aver insegnato che il restauro serve a vedere e rivedere con occhi sempre nuovi le opere d’arte».

Fridays For Future: le richieste alla Regione Piemonte

Il Fridays For Future è un network che coinvolge persone, soprattutto ragazzi, di tutta Europa. Nato da un movimento spontaneo, lotta per una maggiore giustizia ambientale e climatica.
Il gruppo FFF Piemonte si è mobilitato per proporre alla regione 5 fondamentali richieste:
– mobilità sostenibile
– protezione del territorio: per investimenti in merito alla prevenzione e al contrasto al dissesto idrogeologico in caso di eventi meteorologici estremi
– inquinamento e qualità dell’aria
– adattamento e zero emissioni nette: per azzerare le emissioni entro il 2030.
– giustizia climatica: per avviare un’ottica di riuso degli edifici abbandonati per promuovere attività giovanili o culturali.
Sono stati svolti anche una serie di incontri finalizzati a sensibilizzare sulla questione climatica, in collaborazione tra FFF Piemonte e l’Università di Torino.

Banksy a Betlemme: la Street Art come denuncia sociale

«Fondamentalmente Betlemme è stato un luogo sacro per secoli e secoli e adesso hanno costruito un enorme muro di cemento nel bel mezzo della città. È anche la tela più grande mai esistita e spero che con qualche bomboletta spray lo possiamo trasformare nell’opera d’arte più grande del mondo, ma soprattutto quella che durerà meno.» Banksy, 2007 (citazione tratta dal documentario “L’uomo che rubò Banksy”, di Marco Proserpio, 2018)

Tra i 70 muri oggi esistenti nel mondo, costruiti per chiudere i confini, fermare i migranti o nascondere la povertà, la barriera di separazione eretta per volere di Israele al confine con la Cisgiordania è di sicuro, suo malgrado, uno dei più noti esempi di discriminazione, ingiustizia e oppressione.

Tra gli artisti, locali e internazionali, che hanno messo a disposizione la propria arte a difesa di soprusi e discriminazioni sociali attraverso la realizzazione di graffiti sulla parte palestinese del muro che divide Betlemme, il più noto è sicuramente Banksy.

L’intento del misterioso artista di mantenere alta l’attenzione su queste tematiche lo ha spinto oltre all’espressione artistica e si è concretizzato nella realizzazione di un ostello, il The Walled Off Hotel, aperto nel 2017 a Betlemme, definito provocatoriamente dallo stesso Banksy “l’albergo con la vista peggiore del mondo”, poiché si affaccia direttamente sul muro.

Tra i numerosi murales realizzati dall’artista di Bristol a Betlemme, una ha subito una vicenda molto particolare che è stata raccontata in un documentario di Marco Proserpio con la voce narrante di Iggy Pop, “L’uomo che rubò Banksy”, presentato nel 2018 al Torino Film Festival. L’opera in questione è il controverso murales che raffigura un soldato che chiede i documenti a un asino eseguito sul muro di un’abitazione di Betlemme, asportato e venduto all’asta su Ebay.

Torino celebra Raffaello (1520-2020): focus sul restauro della “Madonna della Tenda”

Anche la città di Torino ha voluto prendere parte alle celebrazioni internazionali che hanno reso omaggio al grande artista urbinate nell’anno del cinquecentenario della sua scomparsa. I Musei Reali, per l’occasione, hanno organizzato la mostra “Sulle tracce di Raffaello nelle collezioni sabaude”, realizzata in partnership con Intesa Sanpaolo, in collaborazione con il Centro Conservazione e…

Hagia Sofia: un dibattito interculturale e interreligioso senza tempo

La Grande Moschea Benedetta della Grande Hagia Sophia (ex Basilica di Santa Sofia) a Istanbul, il Partenone di Atene (tempio greco, poi chiesa, poi ancora moschea), la Grande Moschea di Tangeri (costruita come Chiesa), la Moschea Jamal Abdul Nasser (ex Cattedrale) di Tripoli, la Moschea degli Omayyadi o GrandeMoschea di Damasco (costruita sul sito di una basilica cristiana), la Cattedrale…

«Beirut, così come la conoscevamo, non c’è più»

L’esplosione del 4 agosto al porto di Beirut ha interessato l’intera capitale libanese, colpendo indistintamente strutture pubbliche e private, quartieri ricchi e poveri, edifici storici e religiosi e così anche la scena artistica della città ha subito ingenti danni e si trova ora riversa nel caos. Nella sera di martedì 4 agosto, due forti esplosioni…