“La timidezza è una presa di posizione politica” – La militanza introversa di Hamja Ahsan

INTROFADA: Lotta antisistema del militante introverso di Hamja Ahsan è un oggetto singolare.

A rigirarlo tra le mani sembra un tankobon giapponese, oppure l’opuscolo informativo di chissà quale oscuro gruppo politico, non di certo un saggio o un romanzo. E in effetti, a guardar bene, non è né l’uno né l’altro.

E’ sufficiente aprirlo per trovarsi davanti a una Costituzione che dichiara la nascita della Repubblica del popolo timido di Aspergistan, un immaginario stato federale tra Pakistan, Afghanistan e Iran. A dar vita al nuovo Stato sono i Militanti Introversi, un movimento di liberazione e resistenza che mette in discussione l’egemonia dell’Ordine mondiale degli Estroversi. L’Aspergistan, a quanto si legge, si propone come “asilo, faro e patria di persone oppresse, timidi, introversi e tutti gli appartenenti allo spettro autistico”. La vita interiore ne è l’unico principio identitario e da essa lo Stato ricava la propria legittimazione.

Proseguendo nella lettura, tra interviste fittizie e comunicati ufficiali, il nemico inizia a delinearsi più chiaramente. La “Supremazia Estroversa” pervade ogni aspetto della vita e nega l’esistenza dell’introverso. A scuola, sul posto dei lavoro, ma anche nei film (gli odiatissimi college movies) i suoi bisogni non sono rispettati e, anzi, la sua condizione è spesso associata alla malattia mentale. Un’egemonia che arriva fino ai vertici dell’apparato statale. Il corpo legislativo, infatti, non può che essere formato da persone “di un certo carattere”, mentre ai timidi è negata ogni rappresentanza: ci vuole “carisma” per candidarsi.

Per sabotare il sistema, la via del terrorismo è esclusa: “Il terrorismo aspira a occupare il centro dell’attenzione. L’attenzione è la categoria politica fondamentale dell’ideologia estroversa […] Lo Stato estroverso è uno Stato terrorista”.

Neppure mobilitazioni e barricate possono garantire il risultato sperato: “Questo significa accettare l’ordine vigente nella sua originaria configurazione gerarchica: un ostacolo da oltrepassare, un’autorità superiore da sovrastare con la voce, un piedistallo contro il quale urlare, un gradino più in alto nella scala sociale”.

Verso la fine del libro, nel tentativo di tratteggiare la sensibilità più adatta a condurre la lotta, si analizzano due dei più importanti generi musicali degli anni novanta, ossia il gangsta rap e il rock alternativo. Il militante introverso dovrà perciò prendere la resistenza dell’ex schiavo dal primo e l’umore tenebroso e la sonnolenza depressiva dal secondo. Alla militanza servono introversi sensibili a cui non oseresti mai rompere il cazzo.

Il conflitto non ammette compromessi, l’unico esito possibile è la nascita dell’Aspergistan, così da raggiungere finalmente il diritto a vita, spazio e silenzio.

Chi ancora non ha chiuso l’articolo stizzito, avrà intuito che l’intento di INTROFADA è prima di tutto satirico. Eppure, se si spulcia la biografia di Hamja Ahsan, è evidente che il risentimento è reale. L’artista londinese, infatti, ha condotto per anni la campagna Free Tahla Assan per reclamare la liberazione del fratello, trattenuto in carcere senza processo per ben sei anni, subendo così la più lunga detenzione senza processo della storia britannica. Neanche la diagnosi della sindrome di Asperger ne ha impedito l’estradizione negli Stati Uniti per sospetti di terrorismo (mai provati).

Hamja Ahsan al centro

La storia di Tahla rivive nel quinto capitolo di INTROFADA attraverso l’esperienza di Amy Littlewood, prigioniera politica del Movimento. Il rigido regime detentivo a cui Tahla è sottoposto negli Stati Uniti è qui ribaltato e Amy Littlewood è tenuta da tredici anni in isolamento sociale, soggetta per ventitrè ore al giorno a interrogatori a base di chiacchiere vuote e video trash su YouTube, privata così del raccoglimento di cui ha bisogno.

Un’ultima dichiarazione di Amy racchiude forse il senso dell’intero libro: “Gli estroverso-suprematisti confondono il loro modo di vivere con la vita; e il nostro gusto per l’introspezione, la lentezza e la profondità di pensiero con la morte. […] Il loro mondo è di distrazione infinita. Un altro mondo è possibile.”

Alessio Civita

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