Il Labirinto della Masone: il più grande dedalo esistente al mondo è in Italia

A Fontanellato, a pochi chilometri da Parma, patria del copiatissimo (all’estero e con risultati a dir poco scadenti) Parmigiano Reggiano, si trova un’altra eccellenza, seppur di diversa natura e non altrettanto nota: il più grande labirinto esistente al mondo.

Il labirinto visto dall’alto. http://www.labirintodifrancomariaricci.it

Il Labirinto della Masone venne aperto al pubblico nel 2015, ma la sua concezione e successiva realizzazione, a opera dell’editore, designer e collezionista d’arte Franco Maria Ricci, ha radici più profonde, che arrivano alla prima metà degli anni Ottanta. Allora Ricci era già un affermato editore di raffinatissime pubblicazioni in ambito artistico e letterario e possedeva una proprietà nelle campagne adiacenti a Fontanellato presso la quale era solito invitare i suoi ospiti, tra cui, il più memorabile fu l’amico e collaboratore Jorge Luis Borges. Memorabile non solo per la fama, ma anche e soprattutto, in questo caso, per l’influenza che le sue concezioni fantastiche ebbero sull’immaginario di Ricci, con il quale spesso si intratteneva per confrontarsi. Il labirinto era un tema caro a Borges e guardandolo esitare nei suoi passi e nelle sue traiettorie di cieco, Ricci si ritrovava spesso a pensare agli strani percorsi e alle incertezze degli uomini, di chi si muove tra enigmi e biforcazioni. Sta proprio lì il primo embrione del progetto del Labirinto, come riporta lo stesso autore, nato con un carattere prevalentemente personale, ma evolutosi nel tempo per dare forma alla volontà crescente di Ricci di lasciare una parte di sé a quel territorio che ha nutrito la sua famiglia per diverse generazioni ed ha fatto da sfondo alla sua infanzia.

La particolarità del Labirinto della Masone, il cui percorso è lungo circa 3 chilometri, sta nel fatto che è composto interamente da piante di bambù (in totale sono circa 200.000), alte tra i 30 centimetri e i 15 metri di altezza, di ben venti specie differenti.

Corridoio all’interno del Labirinto di bambù. http://www.labirintodifrancomariaricci.it

Il motivo della scelta del bambù, pianta sempreverde, elegante, flessuosa, vigorosa e caratterizzata dalla rapida crescita, risiede nell’esperienza personale di Franco Maria Ricci, in seguito alla scoperta della Bambouseraie d’Anduze, un vivaio in Provenza che rappresenta la più grande piantagione di bambù in Europa. Dopo aver individuato in questa pianta la materia prima ideale per la realizzazione del labirinto, proprio per le sue caratteristiche insite, la Fondazione Franco Maria Ricci ha deciso di impegnarsi in prima linea per il restauro dei numerosi capannoni disadorni che campeggiano nel verde paesaggio padano, proponendo agli imprenditori di utilizzare il bambù per mascherare tali costruzioni, fornendo le piante necessarie e un servizio di consulenza.

Ma il Labirinto della Masone è anche arte, infatti, all’interno dell’edificio d’accesso al complesso è conservata e aperta al pubblico la vasta ed eclettica collezione d’arte di Franco Maria Ricci, che comprende circa 500 opere dei più svariati materiali, da dipinti a sculture, da miniature a modelli lignei, dal Cinquecento al Novecento. La collezione risulta estremamente varia ed estranea da ogni pregiudizio ed esprime l’animo curioso e le brillanti intuizioni del suo realizzatore, alla costante ricerca del “bello”. Tra dipinti di Francesco Hayez e di Antonio Ligabue, sculture di Antonio Canova e Adolfo Wildt, ritratti di Tullio Pericoli e la prima edizione dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, ci si ritrova nella biblioteca che comprende tutti i libri curati da Franco Maria Ricci in cinquant’anni di attività come editore, con la possibilità di sfogliare e tenere tra le mani dei volumi curati nei dettagli che si possono definire anch’essi delle opere d’arte.

Francesco Hayez, Santa Maria Maddalena penitente, 1825. Collezione Franco Maria Ricci.

Visitare il complesso del Labirinto della Masone significa entrare in un luogo fuori dal tempo, sospeso tra gli echi di un passato lontano, tra mitologia e storia di grandi civiltà, un presente leggero, che lascia preoccupazioni, malumori e frenesia al di fuori del fitto dedalo di bambù, dove forse è più forte la speranza di perdersi che di trovare la via d’uscita, e un futuro che si apre a una nuova luce, nella consapevolezza che alla fine del percorso non si potrà essere gli stessi dell’inizio. Il carattere effimero di questo luogo, come la percezione del tempo al suo interno, è un aspetto che è insito nel progetto stesso di Ricci, che alla domanda riguardo a cosa resterà un giorno lontano di quest’ambiziosa opera risponde semplicemente che essa «sarà una meravigliosa rovina».

Elena D’Elia

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