Angelo Becciu, l’ingiusta gestione dei fondi vaticani

Un nuovo terremoto fa scalpore all’interno della Chiesa e mette in dubbio i valori su cui si fonda lo stesso Stato Vaticano, mentre i dubbi sulla gestione delle cariche da parte di Papa Francesco continuano ad aumentare. 

L’epicentro di tutto è avvenuto il 24 settembre, quando la Sala Stampa della Santa Sede annuncia con un comunicato le dimissioni immediate del cardinale Angelo Becciu, che fino ad allora aveva ricoperto la carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, insieme alla sua rinuncia ai diritti connessi al cardinalato.

Le motivazioni sarebbero un utilizzo dei fondi vaticani che non si concilia in alcun modo con i valori dello Stato pontificio. 

Il cardinale, originario della provincia di Sassari, fu nominato nel 2011 da Papa Benedetto XVI come Sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato vaticana, una delle cariche di più alto rilievo per quanto riguarda le attività di tipo politico della Santa Sede. Con la successione di Papa Francesco, è arrivata la riconferma per volere del nuovo pontefice, alla quale è seguita la nomina, due anni fa, alla carica di prefetto della congregazione delle cause dei santi. Tale istituto si occupa dell’insieme di procedure riguardanti le beatificazioni dei “Servi di Dio”, ovvero i cattolici più meritevoli. 

Il motivo della dimissione di Becciu è da ricondurre ad un’inchiesta riguardante l’acquisto di un immobile di lusso a Londra del valore di 200 milioni di dollari, comprato con soldi provenienti direttamente dalla sezione Affari Generali della Segreteria di Stato di cui Becciu era responsabile.

Il fatto in sé non costituisce alcun reato, ma rimane comunque non perfettamente in linea con gli interessi che un uomo di chiesa di questo calibro dovrebbe possedere. La scoperta di questo immobile ha fatto da apristrada per ulteriori indagini sui movimenti della sezione gestita da Becciu ed hanno portato ad altre rivelazioni che peggiorano di non poco la situazione dell’ormai ex porporato. Alcune donazioni recanti il nome della Curia sarebbero state girate alla cooperativa SPES, collegata con la Caritas di Ozieri (Sassari), rappresentata e gestita da Tonino Becciu, fratello del cardinale. I fondi in questione si aggirerebbero intorno ai 700mila euro e nel giro di investimenti la segreteria di Stato sarebbe entrata in contatto con diversi broker e fondi di investimento esterni. Sulla questione è intervenuta la Guardia di Finanza italiana su richiesta dei giudici vaticani mentre il cardinale, dopo un colloquio personale con Papa Francesco, ha rassegnato le sue dimissioni dalla carica insieme all’inaspettata rinuncia a tutti i diritti relativi al cardinalato, un evento estremamente raro. Che sia proprio la rarità dell’evento a far pensare ad un primo e timido “mea culpa”?

Ma ormai la miccia è nata e cresciuta, e sul falò dello scandalo mediatico che sta scuotendo il Vaticano è stata aggiunta altra benzina. 

Le indagini hanno scoperto altri importanti tasselli riguardanti le azioni del cardinale, il quale si dichiara tuttora ignaro ed estraneo alla faccenda, e conducono ad una donna. Cecilia Marogna, 39 anni e titolare di una società che si occupa di missioni umanitarie con sede in Slovenia, ha già guadagnato il soprannome di “dama del cardinale”. Gli inquirenti accusano la donna di aver ricevuto 500mila euro dalla Segreteria di Stato giustificati per missioni umanitarie in Asia e Africa. La vicenda in sé non rappresenta nulla di anormale, se non fosse per il fatto che questo denaro è stato investito dalla donna unicamente per acquisti personali, come accessori lussuosi e quant’altro e che l’uomo ad aver autorizzato il finanziamento (ormai sperperato) sia ovviamente l’ex porporato Becciu, il quale si dichiara ingannato e truffato dalla Marogna. Le dichiarazioni del cardinale sono però discordanti con una lettera di presentazione, ritrovata nell’indagine, intestata dalla Santa Sede nella quale Becciu dichiara di conoscere bene la donna e di avere in lei piena fiducia. In risposta alle accuse, il cardinale continua a sostenere di essere sempre stato convinto delle buone intenzioni della donna, e che tutti i vari finanziamenti siano stati in buona fede. Ciò che è certo invece è la poca credibilità di tutte queste candide dichiarazioni di innocenza, soprattutto alla luce di un rapporto duraturo e continuato creatosi tra il cardinale e la Marogna che va avanti da 5 anni. 

In attesa di vederci chiaro, Papa Francesco corre ai ripari, forse anche per cercare di placare quelle vecchie polemiche che lo descrivono come poco abile nello scegliere uomini capaci. Viene così istituita la Commissione di materie riservate, dedita alla gestione degli appalti ed alla supervisione della gestione delle finanze vaticane, che a quanto pare hanno decisamente bisogno di controlli più stringenti. 

Antonio Ruggiero

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