The Social Dilemma – dove eravamo rimasti.

The Social Dilemma è il documentario Netflix più chiacchierato del momento perché propone una riflessione sull’impatto dei social network nelle nostre vite quotidiane dal punto di vista dei cosiddetti “pentiti della Silicon Valley” ovvero i principali creatori e responsabili di tutto quello che attualmente compone il mondo dei social.

Noi di The Password vi abbiamo già parlato dell’ultimo lavoro di Jeff Orlowski in The social dilemma, il lato oscuro dei social media, ma negli ultimi giorni il chiacchiericcio non si è placato, anzi è arrivata la replica di Facebook alle accuse mosse dal documentario.

A detta di Facebook quello che viene proposto agli utenti non è uno spunto di dialogo costruttivo quanto il tentativo di offrire – in modo sensazionalistico – una visione distorta dei social media che non tenga conto degli sforzi compiuti dalle aziende per affrontare tali questioni e senza proporre soluzioni.

 In particolar modo il documento diffuso dall’azienda di Mark Zuckerberg risponde apertamente ad alcune accuse ben precise mosse dal documentario:

  1. L’obiettivo di Facebook non è creare dipendenza ma costruire valori tramite i suoi prodotti. Un team di esperti monitora costantemente l’impatto che il social ha sui propri utenti, mettendo a  loro disposizione una serie di strumenti di gestione del tempo che tramite dashboard e notifiche richiami a un utilizzo consapevole dello stesso.
  2. Il prodotto di Facebook non sono gli utenti. La vera fonte di guadagno e investimento è la pubblicità e l’acquisto di spazi di vendita. La piattaforma è, infatti, uno strumento che permette a piccole e medie imprese di farsi conoscere. Facebook fornisce loro dati sugli interessi degli utenti attivi ma non i dati personali.
  3. L’algoritmo, alla base anche della buona riuscita di altre piattaforme come appunto Netflix o Uber, è uno strumento che  permette di migliorare l’esperienza degli utenti, proponendo loro contenuti pertinenti ai propri interessi. I dati degli utenti sono sempre più protetti da apposite leggi.
  4. La maggior parte dei contenuti virali su Facebook non sono politici né polarizzanti ma sono storie personali e familiari. Appositi team si occupano di combattere la diffusione di messaggi inappropriati, di odio o fake news.

Chissà cosa risponderebbe oggi a Zuckerberg il caro Umberto Eco che proprio in occasione del conferimento della laurea honoris causa in “Comunicazione e culture dei media” dall’Università di Torino disse:

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

A questo punto, una domanda sorge spontanea: voi da che parte state? Quale pensate che sia il livello di influenza dei social network nella vostra vita?

Fabiana Brio

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