Il 27 Settembre ha visto il riaccendersi di un conflitto dalle origini antiche, quello tra Armenia e Azerbaigian. La guerra ripone infatti le sue radici nelle ostilità tra queste due potenze per il territorio di Nagorno Karabakh, zona autonoma contesa dagli inizi del XX secolo.
Le origini del conflitto sono riconducibili al governo staliniano che, nel disegnare i confini delle repubbliche sovietiche, divise i territori senza contemplare il fattore etnico, al fine di contrastare lo sviluppo di proprie identità nazionali. Per tale motivo il territorio del Nagorno Karabakh fu dichiarata regione autonoma dell’Azerbaigian. Nel 1988 gli armeni del territorio chiesero di essere trasferiti sotto il controllo dell’Armenia, dando vita ad una brutale guerra che ebbe luogo tra il 1992 e il 1994. Dopo il cessate il fuoco mediato dalla Russia , l’Armenia è riuscita a mantenere il proprio controllo sul Nagorno Karabakh e su un’ampia porzione di territorio che collegava quest’ultimo con l’Armenia vera e propria.
Nonostante il controllo armeno esercitato da più di due decenni sulla zona, e la presenza di una maggioranza etnica armena, il Nagorno Karabakh è riconosciuto ai sensi del diritto internazionale quale parte dell’Azerbaigian e governato dalla Repubblica di Artsakh. Ad oggi, entrambe le potenze in gioco non riconoscono legittimità alla Repubblica di Artsakh, e rivendicano la propria sovranità sull’area dopo circa trent’anni di stabilità.
Risulta complicato reperire dati certi su quanto sta accadendo in queste settimane sul territorio conteso. Lo scoppio del conflitto è attribuito all’Azerbaigian, ma è necessario delineare quali siano le potenze in gioco in un quadro geopolitico così complesso. Sono infatti coinvolte altre due potenze in questo conflitto, ovvero la Russia e la Turchia. Quest’ultima è stata accusata dall’Armenia di aver abbattuto un suo jet militare con un F-16 dal territorio azero, nonostante le smentite di Erdoğan, dimostrando così un chiaro sostegno all’Azerbaigian. D’altro canto la Russia ha un accordo di difesa con l’Armenia, e dunque dietro questo conflitto si cela contestualmente l’ambiguo rapporto tra Russia e Turchia.
Nel complesso contesto di alleanza geopolitiche si inseriscono anche ragioni di natura interna, possibili vera causa del conflitto attuale. Infatti il governo azero di Ilham Aliyev ha bisogno di una guerra in questo momento, per cercare di mantenere il proprio controllo sul paese , a differenza del nuovo leader armeno Nikol Pashinyan. Aliyev necessita di aumentare il consenso nella popolazione per poter prolungare il regime dinastico della sua famiglia, attualmente largamente contestato dalla popolazione azera.
Nonostante il nuovo cessate il fuoco mediato dalla Russia, gli scontri sembrano non arrestarsi, e il numero di vittime continua a crescere, anche tra la popolazione civile. Risulta ancora complesso immaginare come possa evolversi la situazione, e il timore più grande è che l’esercito azero, se dovesse riuscire a prendere il controllo della regione, potrebbe sfruttare il proprio vantaggio per invadere il territorio armeno. Ciò che è evidente è la necessità che la comunità internazionale intervenga per scongiurare ulteriori morti.
Emma Battaglia




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