TPNW: il primo vero passo verso il disarmo nucleare

Nonostante in questo periodo sia difficile venire a conoscenza di fatti che non riguardano la pandemia da Covid-19, non tutte le notizie che arrivano dal mondo sono negative e anzi di una possiamo sicuramente gioire: il 24 ottobre scorso l’Honduras è stato il cinquantesimo paese a ratificare il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari.

Il Trattato, che era stato adottato da una conferenza dell’ONU il 7 luglio 2017, entrerà finalmente in vigore il 22 gennaio 2021, ovvero 90 giorni dopo la cinquantesima ratifica.
Su 195 Stati che potevano effettivamente partecipare alla negoziazione del Trattato (193 Stati dell’ONU ai quali si aggiungono Palestina e Stato del Vaticano), solo 129 lo hanno realmente fatto: 66 hanno preferito astenersi. Tra questi contiamo tutti gli Stati che possiedono armi nucleari proprie o che le detengono per conto di terzi.

Per ora nel diritto internazionale vige il Trattato sulla Non Proliferazione delle armi nucleari, entrato in vigore nel 1970: questo prevede che gli Stati che si erano già dotati di un armamento nucleare, ovvero Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina, abbiano il diritto di possederlo (senza accrescerne le risorse), mentre tutti gli altri paesi siano impossibilitati a procurarselo.
In realtà, al di fuori del diritto internazionale, quattro altri Stati con il tempo si sono dotati di armi nucleari: Israele, India, Pakistan e Corea del Nord. A questi possiamo aggiungere anche i paesi che hanno aderito al progetto di “condivisione nucleare“, ovvero quelli che pur non possedendo armi nucleari proprie, ospitano sul proprio territorio testate straniere, in particolare statunitensi: in Europa sono Belgio, Germania, Paesi Bassi, Turchia e Italia.
Nessuno di questi Stati, compresa ovviamente l’Italia, ha firmato, ratificato o partecipato alla negoziazione del Trattato.

I due movimenti italiani per il disarmo nucleare, “Rete Italiana Pace e Disarmo” e “Senzatomica” hanno avviato una mobilitazione sotto il nome di “Italia ripensaci” per chiedere al governo di prender parte al percorso del Trattato, mentre 56 ex leader politici dei Paesi NATO, tra cui Enrico Letta, ex primo ministro italiano, hanno scritto una lettera aperta appellandosi ai governi dei loro paesi affinché questi considerino l’adesione al TPNW.

Ma quali sono effettivamente le innovazioni di questo Trattato rispetto al precedente?
Il TPNW è un Trattato internazionale legalmente vincolante che rende illegali le armi nucleari. A tutti gli Stati che lo ratificano vengono impediti “l’uso, lo sviluppo, i test, la produzione, la fabbricazione, l’acquisizione, il possesso, l’immagazzinamento, il trasferimento, la ricezione, la minaccia di usare, lo stazionamento, l’installazione o il dispiegamento di armi nucleari”.
Gli Stati firmatari di questo accordo si dicono “profondamente preoccupati delle catastrofiche conseguenze umanitarie che deriverebbero da qualsiasi uso di armi nucleari” e vedono la sola soluzione al problema nella loro eliminazione totale.
Il problema delle armi nucleari non si pone solo in caso di guerra: queste possono esplodere per errore di calcolo o di progetto, e possono creare danni irreparabili alle persone e all’ambiente anche durante i test. Inoltre, molte risorse economiche e umane sono state “sprecate” nel tempo proprio per sviluppare o migliorare questi armamenti, risorse che potrebbero essere spese per il bene dell’intera comunità, ad esempio nella lotta contro i cambiamenti climatici. L’importanza di questo Trattato, quindi, non è solo militare ma anche fortemente ambientale: un intero articolo del Trattato è dedicato all’assistenza alle vittime del nucleare e alla bonifica ambientale, che devono essere attuate dagli Stati Parte.

Il Trattato entrerà in vigore, ma sarà legalmente vincolante solo per tutti gli Stati che lo hanno ratificato, nessuno dei quali effettivamente possiede o ospita sul territorio armi nucleari. Il TPNW, quindi, ha più un valore simbolico che effettivamente pratico (per ora) ed è sicuramente il primo passo verso il tanto auspicato disarmo nucleare generale.

Marta Fornacini

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