Torino celebra Raffaello (1520-2020): focus sul restauro della “Madonna della Tenda”

Anche la città di Torino ha voluto prendere parte alle celebrazioni internazionali che hanno reso omaggio al grande artista urbinate nell’anno del cinquecentenario della sua scomparsa.

Il manifesto della mostra “Sulle tracce di Raffaello nelle collezioni sabaude”

I Musei Reali, per l’occasione, hanno organizzato la mostra “Sulle tracce di Raffaello nelle collezioni sabaude”, realizzata in partnership con Intesa Sanpaolo, in collaborazione con il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” e col sostegno del Comitato nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello istituito presso il MiBACT. “Una collaborazione che è, insieme alla mostra, un segno della vita che continua e che ci aiuta forse a guardare oltre alle incertezze e alle paure del tempo presente”, ha dichiarato la Direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella.
L’esposizione avrà luogo all’interno dello Spazio Scoperte della Galleria Sabauda, dal 30 ottobre al 14 marzo 2021 e presenta 33 opere con l’intento di illustrare l’influenza dell’arte di Raffaello in ambito piemontese e, in particolare, all’interno delle collezioni Savoia. Non solo dipinti, ma anche incisioni, un arazzo e altri oggetti di arte decorativa, che dimostrano la diffusione di modelli raffaelleschi che hanno ispirato innumerevoli artisti, a partire dai contemporanei cinquecenteschi del maestro di Urbino, fino all’Ottocento.

Arazzeria di Bruxelles (1605-15), da un cartone di Michele Coxcie (1499-1592) Arazzieri Caterina Van den Eynde vedova Geubels e Jean Raes, “Ingresso degli animali nell’arca di Noè”, 1605- 1615. Tessuto in lana e seta. Torino, Musei Reali – Galleria sabauda, inv. 1041. Dal Castello di Pavone, proprietà degli eredi di Alfredo d’Andrade. Acquistato con diritto di prelazione nel 1974.
© MiBACT, Musei Reali – Galleria Sabauda.

Il percorso museale è stato suddiviso in due parti: la prima è dedicata alla celebrazione di due opere note di Raffaello, la Madonna d’Orléans (Museo Condé di Chantilly) e la Madonna della Tenda (Alte Pinakothek di Monaco di Baviera), attraverso la presentazione di copie realizzate in ambito piemontese o comunque tradizionalmente parte delle Collezioni Sabaude. La seconda parte dell’esposizione è dedicata a stampe e oggetti generalmente (ed erroneamente) riconducibili alle “arti minori” che testimoniano la diffusione dei modelli raffaelleschi anche in ambiti diversi dalla pittura, come l’arazzo fiammingo con L’ingresso degli animali nell’arca di Noè, che cita le Stanze Vaticane, e gli smalti su porcellana del pittore ginevrino Abraham Constantin, testimone della fase ottocentesca del culto di Raffaello.
L’itinerario della mostra si completa lungo il percorso di visita al primo piano della Galleria Sabauda, dove sono esposte opere di autori cinquecenteschi che si misurarono con Raffaello e con l’ideale di un’arte di insuperata perfezione.

Un momento dell’allestimento della mostra. © Musei Reali – Galleria Sabauda

La Madonna della Tenda, così definita per la particolare iconografia, prima della propria rivelazione in mostra è stata oggetto di un lungo e attento restauro presso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, coordinato dalla restauratrice Bernadette Ventura.
Il Centro, che ospita anche il Corso di laurea a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Torino, ha collaborato sia con i dipartimenti scientifici della stessa, sia con numerosi enti esterni e altre Università per garantire la completezza e l’accuratezza dello studio dell’opera.
Il momento del restauro, infatti, non comprende soltanto l’operazione tecnica intesa a garantire la conservazione di un oggetto considerato di valore artistico, attraverso un intervento di tipo pratico, ma racchiude anche l’insieme delle azioni di studio, sia storico, sia scientifico, di cui il manufatto è oggetto e che costituiscono il massimo momento conoscitivo dell’opera d’arte stessa.

La restauratrice Bernadette Ventura durante la fase di ritocco pittorico sull’opera: Pittore centro italiano, “Madonna della tenda”, da Raffaello, 1530-1540. Olio su tavola. Torino, Musei Reali – Galleria Sabauda, inv. 271. © MiBACT, Musei Reali – Galleria Sabauda

La Madonna della Tenda presentata in mostra, in particolare, grazie allo studio interdisciplinare svolto dai restauratori, in collaborazione con gli storici dell’arte e gli scientifici, è stata identificata come una copia cinquecentesca dell’opera omonima attualmente conservata presso l’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, considerata autografa di Raffaello. Il dipinto in mostra a Torino fa parte delle Collezioni Sabaude dal 1828 quando l’allora principe di Carignano Carlo Alberto lo acquistò da Angelo Boucheron, regio incisore e mercante di quadri, credendolo anch’esso autografo del maestro urbinate. La qualità del dipinto ha sempre fatto pensare che l’autore fosse un artista di grande esperienza tecnica e che probabilmente godesse di buona fama, ma nonostante la campagna diagnostica a cui è stata sottoposta l’opera presso il Centro di Restauro abbia confermato la qualità sia dal punto di vista stilistico, sia da quello dei materiali utilizzati, ancora non si è riusciti a dare un nome al suo autore, se non localizzare genericamente l’area fiorentina come ambito di provenienza.

La “Madonna della tenda” prima del restauro. © MiBACT, Musei Reali – Galleria Sabauda
L’opera a fine restauro. © MiBACT, Musei Reali – Galleria Sabauda

Quest’anno di incertezze sembra destinato a concludersi in maniera tanto negativa quanto immeritata per il mondo dell’arte che vede nuovamente la chiusura di mostre e musei a causa dell’emergenza sanitaria, in quanto considerati possibili veicoli di contagio e tra le occasioni di assembramento. Purtroppo, dunque, gli sforzi compiuti dai luoghi della cultura che nei mesi precedenti avevano dimostrato un grande impegno nell’adeguarsi alle normative anti-Covid e nel farle rispettare ai visitatori, sono stati resi vani dagli ultimi provvedimenti ministeriali.
Riteniamo di fondamentale importanza dare voce al settore in un momento di difficoltà e mantenere viva la curiosità di tornare presto in museo in sicurezza.

Elena D’Elia

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