Petronilla: la pioniera del food blogging

La pioniera del food blogging in Italia possiede varie identità: il dottor Amal, come si firmava in principio; “quella delle ricette sulla Domenica del Corriere“, la reputazione con cui è diventata nota; Petronilla, il nome con cui ha raggiunto infine la fama.
Alla nascita, però, nel 1872, il suo nome è Amalia Moretti Foggia della Rovere, ed è una donna: ragion per cui quando nel 1929 le viene affidata la rubrica “La parola del medico” sulla Domenica del Corriere, è costretta a mascherare la sua identità.

Dietro al dottor Amal c’è infatti una delle prime donne in Italia a laurearsi in medicina. E nonostante – verso la fine dell’Ottocento – i tempi sembrassero precoci, forse ella era in un certo senso destinata a una carriera fra cibo e medicina. In effetti, un’Amalia ancora bambina sembra improvvisamente ammalarsi, smettendo di mangiare. Inutili si rivelano i tentativi di sua mamma – farmacista, come il padre – che tenta di resuscitare il suo appetito preparandole bocconcini di pollo sminuzzati e cotti nel latte, oppure semolino con zucchero e cannella, e ancora budini con panna, miele e mandorle tritate.
La piccola Amalia soffre infatti di una grave enterite, che in breve l’avrebbe portata alla morte. Nonostante tutto, è l’ostinazione del padre a salvarla – un ultimo, disperato tentativo che si rivela miracoloso – preparandole un decotto di erbe.
Dopo quel decotto infatti, la piccola Amalia si risveglia affamata, così come lo rimarrà per tutta la sua vita: il primo piatto che riporta alla bocca è il suo preferito – il vitel tonné – lo stesso che in seguito rimarrà una delle sue ricette di battaglia.

Amalia arriva quindi al Corriere della Sera grazie a Eugenio Balzan, l’allora direttore editoriale, nonché amico di famiglia dei Moretti Foggia. Sono tempi in cui un medico donna ispira ancora poca fiducia, perciò, inizialmente, è il dottor Amal che firma la rubrica “Il parere del medico”. Tali sono comunque le sue doti di divulgatrice e comunicatrice, che poco dopo le viene affidata la rubrica di cucina “Tra i fornelli”. A questo punto Amalia camuffa ancora di più la propria identità: la donna colta e intelligente si nasconde dietro un’immagine di femminilità casalinga e materna, che lavora a maglia e si rivolge alle proprie amiche (le lettrici) scambiando ricette e pettegolezzi. Anche i toni devono rispondere al cambio d’identità: la voce esperta e autorevole del medico diventa quella leziosa e sottile di una casalinga che scrive di maritini, pranzettini, arrostini, dolcettini, figlioletti bricconcelli e servette brontolone”.

La cucina del “senza”

Con l’approssimarsi del conflitto mondiale, persino la rubrica di Petronilla deve adattarsi però al razionamento, alla fame e alla penuria. Sebbene le risorse scarseggino, Amalia tenta comunque di preservare nelle case degli italiani vaghi ricordi di ricette familiari: sfruttando l’ingegno, gli stessi piatti possono infatti essere riprodotti sostituendo quegli ingredienti introvabili durante la guerra. Petronilla riesce quindi a creare crème caramel senza latte né uova, cioccolate in tazza senza la cioccolata, zuppe senza pasta, sughi finti, marmellate senza zucchero, torte senza fecola e farina, la polenta senza polenta, e infine la famigerata maionese senza olio, che è alla base del celebre vitel tonné.

petronilla
Ritagli delle rubriche di Petronilla: oltre a “La parola del Medico” e “Tra i fornelli“, si occupò anche di economia domestica – ne “La massaia scrupolosa” – e di puericoltura, in “Una mamma. Alcuni dei suoi pezzi sono conservati dalla Fondazione Corriere a questo link.

I posteri mi conoscono e mi avrebbero conosciuta solo come Petronilla, quella delle ricette sulla “Domenica del Corriere”, e come il dottor Amal, ma la vera Amalia, la medichessa che in un’epoca in cui nessun bravo borghese si sarebbe fatto curare da una donna, ha dovuto fingersi uomo per essere credibile. […] Non vorrei che il mio nome fosse collegato sempre e comunque al cibo e alle ricette, vorrei che uscisse un po’ anche Amalia […], vorrei poter dire senza falsa modestia che ho sempre mal sopportato di essere stata una donna davvero moderna per i miei tempi.

E in effetti, di Amalia Moretti Foggia bisognerebbe ancora ricordare l’impegno sociale, soprattutto nel campo medico e della pediatria, come quando all’inizio del secolo aiuta a diffondere principi di igiene fra i cittadini, oltre a prestare cure gratuite nei quartieri più poveri della città. Tiene inoltre alcune conferenze presso l’Università popolare di Milano per contrastare la tubercolosi, e diventa medico personale (oltre che amica) della poetessa Ada Negri.
Difatti, nessuno avrebbe probabilmente immaginato che dietro a “La massaia scrupolosa” del Corriere, ci fosse la stessa Amalia che verso i primi del Novecento frequenta i migliori salotti letterari milanesi, senza mai abbandonare comunque le attività di ambulatorio gratuite né il volontariato nei quartieri più poveri della città.

È nel 1947 che Amalia si spegne, lasciando un modello di autrice, divulgatrice, scienziata, nonché attivista, forse introvabile fra chi oggi scrive di cibo. Di lei rimangono soprattutto numerosi libri e quaderni di ricette (Ricette per tempi eccezionali e Ricette per questi tempi fra gli altri), e la celebre ricetta del risotto giallo allo zafferano di Petronilla.

Alice Tarditi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...