FAMOSO, dove il rap italiano non è mai arrivato

Disco d’oro nelle prime 24 ore dalla sua uscita, tanto basta a decretare il successo dell’album Famoso.

Un progetto di portata internazionale, da non valutare secondo i canoni di un normale disco italiano e neanche di un disco rap. Questo vuole comunicare Famoso, già dal suo primo ascolto, già dal primo pezzo (neanche a farlo apposta, con un rapper internazionale). Sfera Ebbasta confeziona un prodotto veramente interessante, che oltre a piacere, fa venire da chiedersi: cosa ci sarà dopo? 

Il rapper di Cinisello Balsamo torna a distanza di due anni dal suo ultimo disco Rockstar. Un periodo in cui non ci ha lasciati certo a bocca asciutta, visti i numerosi brani a cui ha collaborato e grazie ai quali ora un suo feat viene considerato la via più rapida al disco d’oro.  

L’hype che si è creato attorno al disco prima della sua uscita è stato qualcosa di raro. L’album di Sfera era molto atteso e sia le major che la stessa Spotify sapevano di avere a che fare con una gallina dalle uova d’oro. Per questo è stata fatta una pubblicità mai vista prima per il disco “rap” più forte di sempre della musica italiana (gusti a parte). Cartelloni in tutta Europa annunciavano l’imminente album di Gionata Boschetti (in arte Sfera Ebbasta), arrivato anche oltreoceano, dove un banner promozionale ha campeggiato nel bel mezzo di Times Square a New York, la notte dell’uscita. 

Ciò che troviamo all’interno del disco non è nulla di rivoluzionario, ma dire che si tratta del “solito Sfera” è riduttivo. In Famoso il rapper ha mostrato a tutti i suoi migliori esercizi di stile, confermando la sua firma e toccando sonorità tutt’altro che italiane, anche grazie a produttori stranieri del calibro di Diplo e Steve Aoki. 

Sono anche i grandi nomi a fare questo disco: Future e Offset su tutti. Per un amante del rap, anche se non fan di Sfera Ebbasta (uno dei pionieri dell’italian trap), è grande il senso di orgoglio di fronte ad un artista italiano che figura accanto a pilastri del rap internazionale di questo genere. Il prodotto finale, come annunciato prima, non è da valutare come un disco italiano, perché di italiano ha ben poco, dalle basi fino al mood generale dell’intero disco. I pezzi sono azzeccati: Sfera non si sbilancia nei brani con i big, rappando delle strofe riempitive che fanno da cornice alle barre dei guest internazionali. Dà il suo meglio in Baby, già un tormentone, dove conferma la sua bravura nell’usare l’autotune su basi reggaeton, ormai un suo segno di riconoscimento. I pezzi puramente trap, nei quali ritroviamo lo Sfera di sempre, fanno da collegamento al resto del disco, in cui si lascia andare in brani quasi inaspettati. Hollywood è il segno di come si sia elevato rispetto alle sue origini, dove, anche grazie alla strumentale di un mostro sacro come Diplo, si converte a quella sonorità pop molto in voga adesso. Una strada che ripercorre anche in Giovani Re, anche se in salsa vaporwave.

Nessuna nota di merito va ai testi, perché i contenuti rimangono gli stessi (magari ora i soldi che canta Sfera sono veri e meritati) e stancano presto se si dà troppa attenzione alle parole. D’altra parte, chi si intende di rap è consapevole che Sfera non è riconosciuto per i contenuti, ma per creare tormentoni di successo e sembra proprio che questo obiettivo sia stato raggiunto. Che piaccia o meno, il suo talento sta nel creare un sound potente.

Piccolo appunto a parte va fatta per $€ Freestyle, il brano conclusivo del disco. Adesso a gioire è una specifica fetta di fan, forse sempre più piccola, cui appartiene anche chi scrive; quella che segue Sfera dai tempi di Ciny, quando accendeva la prima fiamma della trap italiana. Serviva un disco intero per riascoltare il vecchio rapper che stregava tutti per le sue barre violente e la grinta che sprigionava dal mic. Qui finalmente fa sentire la sua vera voce, senza appesantirla con troppo autotune e levandosi qualche sassolino dalla scarpa in risposta ad un dissing precedente, mentre ci fa viaggiare all’indietro ai tempi di XDVR.

Per chi non l’avesse ancora capito, Famoso non è un disco rap. Non c’è nulla di male ad ammetterlo. L’essere abili nel rap game non è soltanto una questione di contenuti o street credibility, ma anche, e soprattutto, saper creare un prodotto efficace. Il riconoscimento internazionale di questa bravura, evidente dal numero di featuring con artisti stranieri, rappresenta un’altra tacca da aggiungere alla cinta dei successi di Sfera. La direzione intrapresa da questo album punta in alto e il suo successo dimostra come Sfera Ebbasta possa permettersi di tutto ora che è diventato il miglior trapper d’Italia .

Antonio Ruggiero

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