Thomas Sankara: l’uomo che fece sognare l’Africa

“Lo schiavo che non organizza la propria ribellione, non merita compassione per la sua sorte. Questo schiavo è responsabile della sua sfortuna se nutre qualche illusione quando il padrone gli promette la libertà; la libertà può essere conquistata solo con la lotta”.

Queste le parole che risuonano nella voce di un Popolo, il Popolo africano, che mai potrà dimenticare uno dei leader più carismatici della storia del continente. Un uomo che da solo osò sfidare lo strapotere della Francia e delle colossali industrie che da secoli depredavano l’Africa delle sue ricchezze, senza minimamente pensare alle centinaia di milioni di persone che vivevano tra fame, guerre e malattie.

Fu a loro che questo giovane leader dedicò la propria vita e combatté fino all’ultimo. Il suo nome era Thomas Isidore Nöel Sankara, nato il 21 dicembre 1949 in un piccolo paese contadino di nome Yako nell’allora Alto Volta, terzo di dieci figli. Sin da bambino, Thomas dimostrò la sua notevole intelligenza circondandosi di libri. Una volta terminati gli studi, decise di seguire le orme del padre e intraprendere la carriera militare, perciò si trasferì in Madagascar per frequentare una scuola di formazione per ufficiali dell’esercito. Durante questo periodo, il giovane cadetto conobbe Adama Touré, un militante del Partito africano dell’indipendenza, il quale lo avvicinò alle teorie marxiste e leniniste. Tali teorie lo influenzarono e gli permisero di sviluppare quella coscienza politica che, assieme ad una ferrea integrità morale, lo avrebbero trasformato nel volto del nuovo “Sogno Africano”.

Thomas Sankara era solito presentarsi con la divisa da soldato nelle apparizioni pubbliche. Fonte: http://www.answersafrica.com

Nel 1972, tornato in patria, Sankara si distinse per le sue teorie pacifiste e volte alla responsabilizzazione dei militari, i quali, a suo dire, avrebbero dovuto avere una formazione anche politica e una maggiore integrità morale, in quanto disponevano di un grande potere.
Seguirono anni di fortissime tensioni: era da poco terminata la guerra del Vietnam, la Guerra Fredda era in pieno corso e nello “scacchiere” della politica internazionale ogni mossa era cruciale per gli equilibri di potere.
Mentre le grandi potenze creavano e distruggevano regimi nei fragili paesi del Terzo Mondo, in un piccolo Paese dell’Africa occidentale, a trentacinque anni, Thomas Sankara diveniva Presidente dell’Alto Volta, cambiandone innanzitutto il nome (precedentemente assegnato dai francesi durante la spartizione del continente africano tra le potenze europee) in Burkina Faso, che letteralmente si può tradurre con “Patria degli uomini integri”.

Localizzazione geografica del Burkina Faso. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Burkina_Faso

Sin da subito, il giovane Burkinabé attuò una totale riforma dell’amministrazione statale con profondi tagli ai costi della politica e della burocrazia. Con il denaro risparmiato vennero costruiti due ospedali e finanziate campagne di vaccinazioni che sconfissero la meningite, la poliomielite e la rosolia.
Seguirono anni di grandissime riforme sociali e culturali per il Burkina Faso: in ciascun villaggio vennero costruiti un campo da calcio, un pozzo e una scuola; le donne vennero inserite, per merito, in posizioni di grande potere per la prima volta in Africa; vennero inoltre piantati circa 10 milioni di alberi in poco più di un anno per combattere l’avanzata del Sahara e creare al contempo migliaia di posti di lavoro legati alla silvicoltura.
I risultati non tardarono ad arrivare e, nel giro di soli due anni, il Burkina Faso raggiunse l’indipendenza alimentare, il tasso di alfabetizzazione passò dal 3% al 40% e il Paese salì dal 143° posto nella classifica delle Nazioni meno povere al Mondo al 78°.

François Mitterrand e Thomas Sankara. Immagine: Christophe Cupelin. Fonte: http://www.lemonde.fr

Non vi sono dubbi che si tratti di uno dei politici più rivoluzionari della storia dell’Africa. Purtroppo, però, le grandi potenze occidentali non apprezzarono le sue simpatie nei confronti dei paesi del blocco sovietico, i suoi ideali e la sua sfrontatezza nell’accusare le potenze “ex” coloniali, in particolare la Francia. L’avversione nei suoi confronti ebbe il suo culmine con un durissimo discorso, durante una visita di Stato, nei confronti del Presidente della Repubblica francese (1981-1995) François Mitterand, reo di appoggiare il governo razzista di Pieter Botha, che teneva imprigionato Nelson Mandela nel Sudafrica dell’apartheid.
Il 15 ottobre 1987 Thomas Sankara, insieme a 12 ufficiali, venne assassinato durante un colpo di Stato guidato dall’ex-compagno d’armi Blaise Campaoré, ma organizzato dai servizi segreti di Stati Uniti e Francia con il supporto dei militari della Liberia. Fu un’enorme tragedia per l’Africa.

Una delle cose che stupì in seguito alla sua morte è che nel suo conto in banca vi era una miseria e le sue uniche proprietà erano una casa molto umile con un mutuo ancora da finire di pagare, una bicicletta e una montagna di libri e due chitarre, le sue grandi passioni. Si trattava chiaramente di un uomo materialmente povero, ma con una dignità e una ricchezza di ideali che pochi nella storia hanno avuto. Per usare proprio le sue parole “Mentre i rivoluzionari in quanto individui possono essere uccisi, nessuno può uccidere le idee”.

Ashraf Rami

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