Bridgerton e il politically correct

Pubblicata sulla piattaforma di Netflix il 25 dicembre scorso, Bridgerton è presto salita in vetta alla classifica delle serie più guardate della piattaforma, piazzandosi al quinto posto.

La serie è liberamente tratta dal primo romanzo di Julia Quinn, Il duca e io, è stata creata da Chris Van Dusen e prodotta da Shonda Rhimes. In questa prima stagione seguiamo in particolare le vicende di Daphne Bridgerton e del suo debutto in società, per trovare marito, e la sua storia d’amore con il duca di Hastings, Simon. I pettegolezzi più piccanti vengono raccontati da una tale Lady Whistledown, di cui nessuno conosce la reale identità, che scrive su un giornale letto da tutti – compresa la regina – e fa da voce narrante nel corso della serie. Espediente che strizza l’occhio a una famosa serie dei primi anni Duemila, al punto che Bridgerton è stata definita “la Gossip Girl in età Regency”.

Ma è davvero ambientato in età Regency?

Innanzitutto l’epoca Regency si colloca tra il 1811 e il 1820 – alcuni studiosi vi includono anche agli anni ’30 – quando sul trono d’Inghilterra sedeva re Giorgio. In una delle ultime puntate della serie viene detto chiaramente che ci troviamo nel 1813.

Ecco, se siete puristi dell’età Regency e vi aspettate di trovare all’interno di questa serie atmosfere e dialoghi alla Jane Austen, scordateveli. La critica più grossa che si legge sui social è il fatto che una parte della nobiltà inglese, duca e la regina compresi, sia “di colore”. La scelta è evidentemente dettata dal politically correct e non dalla volontà di accuratezza storica: in quegli anni le persone di colore erano ben lontane dal poter ricoprire cariche di prestigio o avere titoli nobiliari in Inghilterra. Questa è stata una precisa scelta della serie tv, mentre nei romanzi della Quinn l’aspetto di tutti i personaggi dell’alta società londinese è quello che chiunque si aspetterebbe.

Ma è davvero questo il problema?

Per la verità, una volta appurato il fatto che la produzione abbia voluto dare spazio a persone di colore, questo diventa il minore dei problemi per chi stesse cercando una serie Regency. Infatti non si percepisce affatto l’atmosfera che un appassionato si aspetta di trovare in una serie ambientata nei primi anni del 1800. I costumi, ad esempio, sono troppo elaborati, con perline e strass eccessivi. I dialoghi non hanno quella patina di raffinatezza ottocentesca: vorrebbero, ma non ci si avvicinano. Tante delle dinamiche mostrate, dai balli, ai pretendenti che si mettono in coda di fronte alla casa della fanciulla che li ha sedotti la sera prima, al corteggiamento vero e proprio, sono descritti in modo decisamente poco accurato, al limite del comico.

Per apprezzarla, va presa così: come una serie Netflix che, nonostante tematiche interessanti come l’ignoranza delle ragazze nei confronti del proprio corpo e del sesso o il problema della balbuzie, non si prende troppo sul serio. È una serie romantica – con dichiarazioni d’amore da batticuore – divertente e decisamente leggera. E probabilmente questi erano gli elementi sui quali il creatore e la produttrice volevano puntare.

Riguardo alle performance degli attori, in generale, i commenti riportati sui social network hanno mostrato un maggiore apprezzamento per le storyline e le capacità del cast femminile. In particolare le abilità dell’attore che interpreta il duca di Hastings sono state talvolta ritenute molto scarse. Tuttavia molti e molte hanno messo da parte i giudizi sulla sua mimica facciale grazie al bel viso dell’attore e al suo modo di leccare… il cucchiaino da tè.

In conclusione, se siete puristi del genere Regency, non la consiglio. Se invece cercate una serie leggera e molto romantica – un po’ scamiciata – può essere un’opzione per trascorrere qualche ora di relax.

Monica Schianchi

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Fairy Queen ha detto:

    All’inizio ho visto la prima serie, incuriosita da questa nuova versione “colorata” ma dopo mi son annoiata un pò, lo ammetto. Non so bene il motivo. ,😟

    "Mi piace"

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