Sportello Ti Ascolto!: intervista a Marco Sassoon

Uno dei temi più controversi in Italia sembra essere da sempre la salute mentale, spesso e volentieri non viene data abbastanza rilevanza a questo argomento, che viene tacciato di essere una problematica risolvibile da sé. Anche il sistema di salute pubblica, purtroppo, non aiuta nel cambio di visione: è molto raro che si faccia carico di casi di minor entità, come casi di depressione, e si occupa di casi clinici gravi, quando sarebbe possibile intervenire prima e prevenire il peggioramento. Per fortuna nel territorio ci sono associazioni che cercano di sopperire a questa mancanza. Ti Ascolto A.p.s., ad esempio, nato nel 2013, si pone l’obbiettivo di creare un servizio di sostegno psicologico accessibile a tutti; il costo, infatti, è concordato fra il professionista e l’utente, al fine di superare i momenti di naturale difficoltà e crisi e contribuire così a costruire una società più libera e giusta.
Noi, di The Password, abbiamo avuto il piacere di intervistare Marco Sassoon, psicoterapeuta e membro dell’associazione, che ci ha raccontato questa realtà.

Com’è nato lo Sportello e come si è evoluto negli anni?

Lo Sportello è nato nel 2013 a Torino, a partire da tre giovani psicologi che hanno sentito l’esigenza di provare a costruire uno spazio che potesse ampliare la base dell’accessibilità ai servizi di salute mentale. La considerazione di partenza è stata semplice: ci sono molte persone che hanno bisogno, interesse o curiosità di rivolgersi ad uno psicologo o specialista della salute mentale ma ne sono esclusi per una serie di motivi. Un po’ perché il servizio pubblico ha una serie di barriere d’accesso legate alla saturazione, al fatto che sotto un determinato livello di gravità non si viene considerati oppure che la risposta tende ad essere molto medicalizzante quindi farmacologica. Per quanto riguarda il servizio privato, invece, è fuori dalla portata economica della maggior parte.
Grazie all’incontro con le studentesse e gli studenti del TYC (Torino Youth Center, che trova spazio di fianco all’ex officine Corsari e accoglie più associazioni ) abbiamo potuto iniziare a sperimentare questa attività a costi molto contenuti.
Una volta che il servizio ha preso piede e abbiamo iniziato ad avere tante richieste, abbiamo avuto bisogno di avere più persone che lavorassero allo sportello e man mano che si è anche allargato il gruppo abbiamo ampliato anche il raggio d’azione, quindi abbiamo potuto occuparci di formazione, cultura, promuovere un’idea della salute mentale che non è solo basata sul paradigma di stampo medico ma più su degli aspetti sociali e culturali: riteniamo che l’esperienza che ognuno di noi vive, oltre ad essere influenzata dalla nostra storia personale, lo è anche dai contesti in cui viviamo che possono essere facilitanti o ostacolanti per esprimere la nostra personalità e le nostre potenzialità . Abbiamo cominciato a partecipare a dei progetti e a delle reti più ampie, sia nella città di Torino che fuori.
Piano piano, abbiamo cominciato a “gemmare” in altre città d’Italia e attualmente ci troviamo anche a Bolzano, Milano e Lecce.
Accanto all’attività di percorso clinico ci interessa creare e sviluppare anche reti sul territorio e nelle comunità: associazioni di cultura, di tempo libero, di ecologia e altri. Riprendere quindi un’ottica comunitaria in cui tanti parti sono importanti e che se armonizzate contribuiscono a creare un ambiente più sano.

Quanto si è allargato il gruppo di psicologi nell’associazione?

Adesso siamo 17-18 sparsi. Il gruppo di Torino è quello più nutrito, sono 9-10, a Milano siamo in 4, a Bolzano sono in 2 e a Lecce una sola persona che sta cercando di coinvolgere altri, ma ci sta volendo del tempo.

In psicologia esistono diverse scuole di pensiero e orientamenti, voi provenite tutti dalla stessa?

Tutti proveniamo da orientamenti diversi e ognuno poi fa riferimento alla propria formazione e al pensiero condiviso che abbiamo costruito con lo Sportello. Questo è stata anche una scelta: non cercarci fra terapeuti dello stesso orientamento per evitare di appiattirci su un pensiero unico che potesse finire a sovraimporsi alle esperienze vere delle persone che si rivolgono a noi.

A livello pratico, gli psicologi che fanno parte dello sportello svolgono questa attività in paralello al proprio lavoro di terapeuta privato ?

Dipende dalle persone. Abbiamo scelto di lasciare una certa libertà nei termini di impegno nello Sportello chiedendo di non scendere sotto un determinato minimo di coinvolgimento, essendo anche un lavoro fluido. Per alcuni di noi è l’unico lavoro, per altri è parte di un complesso, quindi magari hanno un’attività privata o lavorano per qualche cooperativa o fanno tutt’altro.
E’ un po’ un’idea che nasce dal fatto che vogliamo che l’organizzazione in cui noi lavoriamo, perciò lo Sportello, sia un luogo salutare anche per chi ci lavora.

Da quando avete iniziato dal 2013 avevate notato un atteggiamento diverso nelle persone nei confronti della psicoterapia?

Non so se è cambiata la percezione generale o se è cambiata la nostra percezione come operatori, del resto noi vediamo persone che dallo psicologo ci vanno. Probabilmente potrebbe esserci un atteggiamento diverso legato soprattutto a un cambiamento generazionale, si rivolgono a noi tanti ragazzi giovani e fra le persone under 30-35 c’è molta più apertura.
Io penso che, lo scorso anno in particolare, sia cambiata tanto la percezione, nel senso che le persone hanno avvertito molto più il bisogno di prendersi cura dei loro stati mentali, emotivi e vedo che in generale sta diventando molto più accettabile l’idea di rivolgersi ad uno psicologo anche per periodi brevi dove il percorso è focalizzato a superare un determinato momento e non per forza un percorso strutturato e lungo. Sta cambiando e certamente cambierà ancora nei prossimi anni.

Durante il primo lock-down le richieste sono aumentate ?

A fasi alterne, ci sono stati momenti di assoluta quiete alternati da ondate di grande richiesta. Lo scorso anno è stato discontinuo per tanti motivi, un po’ perché per molti è stato difficile trovare le condizioni per fare terapia da casa, soprattutto nei mesi di marzo e aprile, un po’ perché molti non se la sentivano di muoversi da casa. Ha seguito un andamento strano, probabilmente facendo una media non sono state fatte più richieste degli anni scorsi.

Come vedete il futuro dell’ associazione?

Il 2020 è stato un anno insolito, che ha portato un sacco di riflessioni anche sul nostro ruolo nella società, il ruolo della salute mentale e dello psicologo. Di sicuro abbiamo un po’ di idee, cose che stiamo cercando di fare: vorremmo sempre di più riuscire ad attivare dei progetti non strettamente clinici: autoformazioni aperte, tavoli di discussione sulla salute mentale, progetti con le scuole, collaborazioni con varie realtà che portano avanti la lotta alle disuguaglianze, insomma diverse attività che ci consentano di portare avanti l’impegno più politico.
Abbiamo in mente di aumentare un po’ le forze che dedichiamo ai percorsi online, visto che ci siamo resi conto che, al di là della situazione contingente, questo allarga molto le possibilità di accesso, ad esempio a italiani che vivono all’estero, persone che vivono in zone dove non ci sono servizi oppure che non possono muoversi da casa per vari motivi.
Stiamo provando a portare avanti un discorso scientifico, passami il termine, cercando di sistematizzare il modello teorico e pratico che caratterizza lo Sportello da poi pubblicare, insegnare per riuscire a replicare l’esperienza altrove se qualcuno volesse aprire qualcosa del genere.

Erika Manassero

Se siete interessati a chiedere un appuntamento o anche solo delle informazioni vi lasciamo i contatti dello Sportello Ti Ascolto di Torino ma all’interno del loro sito trovate i contatti per le città di Milano e Bolzano.
Via Faà di Bruno 2, 10153
Via Pigafetta 44, 10129
Tel: +39 389 2157377
Email: info@sportellotiascolto.it

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