L’identità di genere nelle culture non occidentali

Identità di genere e orientamento sessuale sono temi ampiamente dibattuti nella nostra società, tanto da farci pensare che siano invenzione e proprietà esclusiva della cultura occidentale.
In realtà non è così perché i concetti di terzo genere e di identità fluida esistono e sono profondamente radicati in molte culture lontane: vediamo qualche esempio.

Two spirit – Berdache

Iniziamo il nostro viaggio nelle società indigene del Nord America, dove si usa il termine “Due spiriti” per riferirsi ai nativi che non si riconoscono nei generi maschile o femminile.
Questa locuzione viene creata nel 1990 per sostituire il più antico “berdache“, termine considerato offensivo perché utilizzato per la prima volta dagli studiosi europei con un’accezione critica.
Il nuovo termine però non è universalmente accettato all’interno delle società indigene, in quanto, secondo alcuni, è rappresentativo di un’identità di genere binaria e tipicamente occidentale, lontana dalla concezione indigena di terzo in quanto altro rispetto al maschile e al femminile (e non un insieme dei due generi come invece il termine “due spiriti” sembra suggerire).
Tradizionalmente, il berdache è un uomo che si veste e si comporta come una donna, assumendo a tutti gli effetti un ruolo femminile nella società, pur rimanendo libero di avere rapporti sentimentali indistintamente con uomini o con donne.
I Berdache si occupano di difendere e tramandare la cultura e le tradizioni della propria società, attraverso l’arte e la letteratura. Per questa ragione sono tenuti in grande considerazione: spesso le famiglie, quando hanno molti figli maschi, incoraggiano uno di loro a prendere questa strada, in quanto rappresenta un motivo di orgoglio.
Questa tradizione, in partenza accolta e liberamente perseguita dalle società indigene, è stata criticata e discriminata all’arrivo dei colonizzatori europei, tanto da divenire spesso stigmatizzata anche dagli stessi indigeni.

Hijra

Spostiamoci dall’altra parte del mondo, nel subcontinente indiano.
Qui il corrispettivo del berdache è lo Hijra, un uomo (generalmente, ma in alcuni casi si può trattare di persone che dalla nascita presentano caratteri biologici sia maschili che femminili) che nella società occupa un ruolo femminile.
Della comunità Hijra si parla già in testi antichi come il Kama Sutra che risale al VI secolo d.C., periodo in cui erano venerati per il ruolo che occupavano nella società, in particolare per le loro doti sacerdotali.
Dopo l’arrivo degli inglesi, e più precisamente nel 1897, l’omosessualità viene dichiarata illegale, e così, anche qui a causa della colonizzazione, comincia una lunga storia di discriminazione.
Attualmente gli Hijra vivono in comunità ai margini della società, adottando i giovani ragazzi respinti dalle loro famiglie perché omosessuali; si guadagnano da vivere prostituendosi, chiedendo l’elemosina oppure ballando agli eventi pubblici, sostituendo le donne alle quali questa pratica è vietata.

Xanith

Non è chiaro se l’orientamento sessuale sia condizionato da fattori naturali, culturali o entrambi e questo ha portato alla nascita di molte teorie: una di queste è il costruzionismo culturale secondo la quale il ruolo della socializzazione, fin da piccoli, sarebbe fondamentale nella costruzione dell’identità di genere.
Questa teoria si ispira, fra i tanti, a un esempio particolare, gli xanith dell’Oman: gli xanith sono uomini che nel percorso della vita cambiano più volte l’orientamento sessuale, assumendo, per un periodo limitato della loro esistenza, un ruolo femminile.
Alla fine di questa esperienza lo xanith torna alla sua vita “maschile”, creando una famiglia tradizionale con una donna.

Fa’afafine

Nel nostro viaggio attraverso i vari continenti ci fermiamo per l’ultima tappa in Polinesia. Qui possiamo incontrare i fa’afafine (letteralmente “fare le donne”), biologicamente uomini ma che assumono nella società un ruolo femminile (al contrario le fa’atane sono anatomicamente donne ma socialmente uomini). Molto spesso è una tendenza che si mostra già da bambini, ma che non viene fermata, anzi accettata e supportata dalle famiglie tradizionali samoane.

Marta Fornacini

In copertina l’immagine tratta da una danza samoana: https://youtu.be/l3RYH91pql8

Un commento Aggiungi il tuo

  1. davidnewsonline ha detto:

    IL TEMA E’ MOLTO DIBATTUTO PERO’ LA BUONA PARTE ANCORA NON HA CHIARO E TUTTO DIFFICILE.
    FACCIAMO MOLTO PER INFORMARE

    "Mi piace"

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