La Spagna manifesta per Pablo Hasél

Folle di manifestanti per strada, vetrine rotte, polizia armata: queste le immagini che si sono susseguite per giorni in Spagna in questa ultima settimana. Sono durate 6 giorni le proteste per l’incarcerazione di Pablo Hasél, il rapper arrestato martedì 16 febbraio a Lleida, a 150 km da Barcellona, con l’accusa di aver insultato la monarchia e “glorificato il terrorismo”. Il cantante, il cui vero nome è Pablo Rivadulla Duró, si era chiuso in un edificio dell’Università di Lleida con alcuni simpatizzanti per evitare la condanna a 9 mesi di carcere.

Chi è Pablo Hasél

Pablo Hasél, classe 1988, è uno dei più influenti artisti nel panorama del rap politico spagnolo, nei sui testi vengono alla luce tematiche scomode e di denuncia sociale. Comunista e sostenitore di alcuni gruppi estremisti, aveva già subito numerose condanne in passato ed era già stato detenuto, per poi essere liberato grazie al sostegno di altri artisti, che si erano impegnati a raccogliere firme per la sua scarcerazione. I suoi brani sono spesso taglienti e alcuni attaccano apertamente la monarchia e le forze di polizia, così come nei suoi tweet è possibile leggere accuse rivolte al re, definito “mafioso”, e dure critiche verso le forze armate, da lui accusate di torturare gli immigrati.

Cosa dicono i suoi testi

Esaltazione al terrorismo e oltraggio alla monarchia sono i reati commessi da Pablo Hasél secondo il governo, di cui si troverebbe traccia in diverse canzoni, come quella intitolata Juan Carlos el Bobòn, nella quale viene ridicolizzato il re emerito Juan Carlos I, il sovrano che abdicò nel 2014 cedendo il posto al figlio, divenuto re Felipe VI, attuale re di Spagna. L’artista non ha risparmiato neanche quest’ultimo, facendo uscire pochi giorni prima della sua incarcerazione un nuovo brano intitolato Ni Felipe VI, con cui ritorce le accuse di terrorismo -a lui rivolte- contro la monarchia ed afferma esplicitamente di non avere intenzione di pentirsi né di moderare il suo stile apertamente provocatorio.

No hay quien me quite esto, ni Felipe VI

Muestro a la verdad en el remite de mi texto

Hijos de Franco condenando por ser franco

Crecerá la semilla de libertad que planto

La risposta del governo

Il Presidente del Governo Pedro Sanchez ha condannato le manifestazioni e le proteste per l’incarcerazione di Pablo Hasél, dichiarando: “In una democrazia piena è inammissibile l’uso di qualsiasi tipo di violenza, senza eccezioni. Perché la violenza è un attacco alla libertà altrui”. Le repressioni sono state ferree e sono stati detenuti numerosi manifestanti nelle diverse città in cui i disordini sono stati più intensi, come Valencia, Madrid, Granada e Barcellona: solo in quest’ultima sono state infatti fermate 101 persone. Le proteste più intense si sono viste proprio in Catalogna, luogo di origine del giovane rapper, e pare che non intendano fermarsi, ma sono anzi in previsione nuove mobilitazioni nei prossimi giorni.

La Spagna si trova così divisa tra i sostenitori di un rapper diventato l’emblema della libertà di espressione e chi ne condanna i contenuti estremisti ritenendoli inammissibili in un Paese democratico.

Francesca Formento

Un commento Aggiungi il tuo

  1. davidnewsonline ha detto:

    W CHI LOTTA SEMPRE

    "Mi piace"

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