BTP green, cosa sono e cosa finanziano?

Introdotti con la legge n. 941 del 27 dicembre 1953, i BTP sono i Buoni del Tesoro Poliennali, ossia titoli di debito di lungo periodo che il Ministero dell’Economia e delle Finanze emette periodicamente per finanziare a debito le voci di spesa dello Stato. Sono definiti “poliennali” poiché hanno scadenze maggiori di un anno, solitamente 3, 5, 10, 15, 30 o 50 anni. Vengono negoziati al Mercato generale dei titoli di Stato per importi superiori ai 2,5 milioni di euro e al MOT (Mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di Stato) per i lotti di più piccoli. In generale, si può dire che rappresentano il titolo di debito più utilizzato dallo Stato italiano: promettono cedole semestrali, ovvero interessi corrisposti semestralmente, e capitale garantito a scadenza, cioè restituzione integrale del capitale quanto il titolo giunge al termine.

Tuttavia, nel corso degli anni sono state introdotte diverse tipologie di BTP, in particolare i “BTP Italia” e i “BTP€i”, entrambi indicizzati all’inflazione (adattati all’eventuale aumento dei prezzi), i primi al tasso italiano, i secondi a quello europeo, e i BTP Futura, anch’essi indicizzati e con tasso di interesse e premio finale più accattivanti; questi ultimi sono stati collocati lo scorso luglio per far fronte alle necessità di spesa che la pandemia ha comportato.

È del 3 marzo la notizia del collocamento di un nuovo titolo: il “BTP green“, finalizzato agli investimenti “verdi”. Il valore collocato è di 8,5 miliardi di euro, a fronte di una domanda di 80 miliardi. Si tratta di un titolo con scadenza al 30 aprile 2045, che offre un rendimento di 12 punti percentuali superiore a quello offerto dai classici BTP in scadenza nel 2041, ossia circa 1,46%.  Il collocamento non è avvenuto in asta, come accade solitamente per i BTP, ma tramite sindacato, e riservato ai soli investitori istituzionali. Il gruppo di banche coinvolto è formato da: Paribas, Jp Morgan, NatWest Markets, Crédit Agricole e Intesa Sanpaolo. Una volta sul mercato secondario, anche i cittadini privati potranno accedere all’acquisto dei titoli.

La domanda è che naturale porsi è “a cosa servono?”, o meglio “cosa finanziano?”. In merito, precise aree di intervento sono state individuate, nel framework degli obiettivi ambientali posti dall’ONU per l’Europa, dal Direttore Generale del Tesoro, Alessandro Rivera, e dal responsabile per il debito pubblico, Davide Iacovoni: azioni contro il cambiamento climatico, l’utilizzo sostenibile delle risorse disponibili, la protezione dei mari, la transizione verso un’economia circolare, tutte in linea con il lo standard Green Bond dell’Associazione internazionale dei mercati dei capitali (Icma). In particolare, come annunciato nel quadro di riferimento per l’emissione di titoli di stato green del 25 febbraio 2021 sarà osservata una trasparenza maggiore: il MEF provvederà alla pubblicazione di un report annuale, Italian Sovereign Green Bond Allocation and Impact Report, in cui verranno illustrate puntualmente tutte le spese. Alcuni dettagli, tuttavia, sono già noti: i BTP green serviranno, in parte, a rifinanziare spese di investimenti già attuati, risalenti al periodo compreso tra il 2018 e il 2020, soprattutto nell’area dei trasporti; oppure di nuovi progetti nel corso di quest’anno, prima cioè dell’ottenimento dei fondi del Next Generation Eu nel 2022.

Simona Ferrero

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