Il genio di Alberto Giacometti

L’arte del ventesimo e del ventunesimo secolo è stata protagonista di opinioni discordanti e controversie provocate da questo modo nuovo di esprimersi. Dal cesso rovesciato di Marcel Duchamp fino a quello dorato di Maurizio Cattelan, passando per Fontana e Picasso, spesso le novità si sono rincorse in modo ossessionato, pur di riuscire a fare colpo sul pubblico e suscitare stupore.

Il critico d’arte Francesco Bonami, nelle prime righe del suo ultimo libro, L’arte nel cesso, si chiede se “tanta arte si potrebbe fare anche noi, e se pure l’ha fatta qualcun altro prima non è detto che alla fine sia davvero arte. Arte o non Arte?”.

Questo è il dilemma: nel fervente panorama artistico del Novecento, che ribolle di contrasto tra chi sosteneva di aver trovato un modo alternativo di esprimersi attraverso l’arte e chi, invece, rimaneva in dubbio se ciò che appariva sotto suoi occhi lo fosse o meno, Alberto Giacometti è indubbiamente un genio che ha solcato l’onda della critica, oltrepassando così l’oblio.

Alberto Giacometti è un genio che racchiude molta dolcezza, capace di esprimere grandi emozioni, rendendo l’arte un prolungamento di sé stesso attraverso cui rappresentare la totalità della vita.

Ma perché questo artista è così unico?

La vita e la riflessione artistica di Alberto Giacometti

Alberto Giacometti nasce a Borgonuovo di Stampa il 10 ottobre 1901, l’unico paesino svizzero di lingua italiana e, già da ragazzo, inizia a coltivare la sua passione per la scultura e la pittura. La sua sensibilità artistica è colta dalla famiglia, che riconosce già nel giovane Giacometti un grandioso talento.

Nella sfera privata di Alberto Giacometti si possono identificare due importanti aspetti caratteristici della produzione artistica: da un lato un forte legame con la madre, dall’altro la volontà di rappresentare e plasmare la “totalità della vita”. E sono proprio queste due prerogative che permeano le sue opere, grazie alle quali è possibile comprenderne le intenzioni artistiche.

Giacometti ha attuato una grande ricerca, esplicitata nelle sue dichiarazioni e appunti, riguardo la possibilità che si ha di riprodurre la realtà e il conseguente senso di impotenza di fronte alla consapevolezza di non riuscire nell’intento. Il senso di disorientamento e di incertezza che tormentano l’artista lo hanno reso immensamente importante per l’arte del contesto in cui opera, per il periodo successivo, e gli anni Cinquanta.

“Non si può esprimere con parole quanto si ha nell’occhio e nella mano.”

(Frase di Alberto Giacometti, sul XX siècle, 2 gennaio 1952)

Questi suoi sentimenti si collocano in un periodo in cui c’erano nuove ricerche e riflessioni riguardo al rapporto tra l’artista e il visibile, supportate da una forte influenza filosofica attorno a questi concetti. Giacometti può essere ricondotto all’odio dell’effimero e al suo rifiuto in favore di una ricerca lunga, ossessionata, portata avanti con fatica.

La produzione artistica

Una delle prime opere di Alberto Giacometti risale agli inizi degli anni Dieci, quando l’artista era molto giovane. In alcuni suoi dipinti risalenti al periodo tra il 1913 e 1922 si nota quanto fossero importanti gli occhi, che negli anni passati all’Accademia saranno da lui raffigurati in modo molto sfumato e sfuggente, quasi si sentisse in soggezione nel rappresentarli, mentre in altri casi appaiono rimarcati in modo consistente.

Alcune opere di Giacometti

Tra le innumerevoli opere importanti e conosciute di Alberto Giacometti, spiccano il Cane, “Le Chien” (1951) e il Gatto, “Le Chat”.

L’artista è stato anche uno dei bersagli più ambiti dal mercato, poiché detiene il primato di scultura più costosa mai battuta all’asta con “L’homme qui marche”, riconfermando il record nel 2015 sempre con una sua scultura, “L’homme au doigt”, per la cifra di 141 milioni di dollari.

Una delle opere a cui l’artista è stato più legato è il ritratto di suo fratello.

Curiosità: sulle orme di Giacometti

Le opere di Giacometti detengono una grande importanza sul mercato dell’arte, tanto da spingere un famoso falsario ad entrare in un mercato nero dei falsi, permettendogli di guadagnare ingenti somme di denaro. Le riproduzioni venivano spacciate per autentici di Giacometti, fino a quando una recente inchiesta non ha scoperto quanto stava accadendo.

Un critico d’arte si è occupato di analizzare i falsi, cogliendo in particolare delle anomalie sul tratto marcato, non riconducibile a quello di Giacometti, del pollice sul bozzetto in creta. Inoltre, la dimensione del pollice non corrispondeva a quella dell’artista, che nel modellare il bozzetto in creta e successivamente nella colatura in bronzo aveva lasciato tratti differenti. Nonostante la precisione esecutiva, alcuni dettagli e un’attenta analisi hanno permesso quindi di cogliere le differenze rispetto agli autentici.

La sensibilità di Alberto Giacometti e il suo stile unico e particolare, che mescola tratti geometrici a finezza esecutiva, gli ha permesso di non essere soggetto al passare del tempo, permettendo così alla sua arte di rimanere sempre attuale e apprezzata in tutto il mondo. Attualmente le sue opere sono esposte nel Museo Ciasa Granda Stampa, suo paese natale, e alla Fondation Giacometti di Parigi, a lui dedicata.

Federica Seni Ferreri

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