Dalla Tebaide alla Commedia: un seminario su Stazio – parte 2

Dal 12 febbraio al 5 marzo, per quattro settimane, si sono tenuti via Webex gli incontri organizzati dall’Università di Torino per il seminario Dalla Tebaide alla Commedia (e oltre). Nuovi studi su Stazio e sulla sua ricezione.

Per chi si fosse perso il resoconto dei primi due incontri, ne abbiamo parlato in questo articolo.

Terzo incontro.

Nel terzo incontro, la professoressa dell’Università di Torino, Federica Bessone, presenta Stazio come un poeta che esprime al meglio il sincretismo tra Roma e la Grecia, dal momento che lui stesso era originario di Partenope, nata come colonia magno-greca. La Tebaide e l’Achilleide si profilano come due poemi epici ambientati in Grecia nei quali il poeta parla di Roma, in cui notiamo accostamenti tra la filantropia greca e la clementia romana, nella Tebaide e in cui vediamo somiglianze tra la figura di Achille e quella di Domiziano, nell’Achilleide. Dai suoi testi si evince come l’Impero Romano, pur con il suo clima repressivo, sia l’unico governo con il quale sia possibile tornare all’Età dell’Oro.

Interviene poi Elena Merli, professoressa dall’Università Statale di Milano, che indaga su problemi epici ed etici tra Stazio e Giovenale. Giovenale cita Stazio nella IV e nella VII Satira (quest’ultima peraltro ripresa da Dante nel Purgatorio). Questo riferimento era sempre stato letto sotto una luce ironica e di velata critica ma, a partire dal confronto con un frammento dal De Bello Germanico di Stazio, ripreso in Giovenale, ci viene dimostrato come, forse, questa citazione di quello che viene definito il più grande poeta dell’età Flavia, sia per la verità genuina. Giovenale fa riferimento alla iucunda senectus, una vecchiaia tranquilla, che a quei tempi si poteva raggiungere solo sottomettendosi in toto al potere del principato, solo mettendo in atto una buona dose di prudentia e imparando a sopravvivere con un passato talvolta imbarazzante.

Ultimo intervento è quello di Antonino Pittà, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il quale indaga su alcune scelte lessicali presenti all’interno delle Silvae che richiamano in particolare il cuore anche greco di Stazio. Ad esempio vediamo l’accostamento di un grecismo con un latinismo come “enthea vatis”, musa divina (Silvae, I, 4), oppure il fatto che i paesaggi che descrive all’interno dell’opera sono di derivazione greca ma di ambientazione italica.

Quarto incontro

L’ultimo incontro è stato composto da italianisti. Valter Boggione, professore dell’Università di Torino, ha parlato del ritratto che viene presentato di Stazio all’interno del Purgatorio di Dante: punito come prodigo, salvatosi grazie alla lettura di Virgilio, convertitosi, anche se in segreto (viene definito “chiuso cristian”). Lo Stazio di Dante racconta di aver ricevuto il battesimo prima di scrivere la Tebaide la quale viene inevitabilmente riletta da Dante sotto la luce allegorica che nel Medioevo dà nuovo significato a tutti i classici. Il poeta, insieme a Virgilio, illumina il cammino di Dante, rendendolo dotato di un maggiore intelletto.

Il secondo intervento è quello di Luca Marcozzi, professore dell’Università Roma Tre, che ha indagato in particolare su quelle libertà che Dante si è preso riguardo alla figura di Stazio: il fatto che fosse nato a Tolosa (e non a Partenope, come dichiara lo stesso Stazio nelle Silvae che però Dante non conosceva); la sua “dolcezza”, carattere forse ripreso dalla testimonianza di Giovenale e che Dante ribadisce più volte all’interno del Convivio; la prodigalità e ovviamente la conversione al cristianesimo.

Chiudono il ciclo di incontri Paolo Rigo, ricercatore dell’Università di Roma Tre, e Sabrina Stroppa, professoressa dell’Università di Torino, che hanno approfondito il rapporto tra Stazio e Petrarca, di certo presente. Stazio risulta essere un modello molto apprezzato da Petrarca, citato nel prologo dell’Africa e nelle Epistole Familiari, ma senza che questi gli attribuisca l’importanza superiore che Dante gli aveva riservato.

Al termine di questo ciclo di incontri, nei quali la riflessione sulla poesia di età Flavia ha fatto da protagonista, sentiamo di dover ringraziare l’Università, per questa bella iniziativa, in minima parte, la pandemia che ha permesso che questo seminario si svolgesse online, connettendo studiosi da ogni parte del mondo e, infine, lo stesso Stazio che, a distanza di duemila anni, ha permesso un dialogo tra studiosi internazionali e a tutti noi di sentire un po’ di soddisfazione, di fronte alla bellezza della sua produzione poetica, in fondo all’anima.

Monica Schianchi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...