Il concetto di 仁 (rén)

Mentre l’individuo in Occidente viene da sempre considerato come un’entità a sé stante, in Cina, invece, il soggetto si percepisce a partire dalla relazione che ha con gli altri. In altre parole, non è possibile immaginare il singolo isolandolo dal contesto in cui vive. Da qui le varie differenze culturali tra il mondo cinese e quello occidentale.

Cosa significa 仁?

Il concetto di 仁 (ren) è uno dei punti di partenza degli insegnamenti di Confucio (孔子, Kǒngzǐ), insieme anche ad altri concetti, come quello di apprendimento, 学 (xué), e quello di “gentiluomo” o “uomo di valore”, il 君子 (jūnzǐ). Perché nel parlare di 仁 abbiamo citato proprio questi altri due concetti? Perché l’apprendere, il formarsi in maniera adeguata, sono ciò che caratterizza il “gentiluomo” confuciano, che deve perfezionarsi continuamente per poter perfezionare la sua umanità: la 仁. Ma ciò non è possibile senza il confronto con gli altri, come indica lo stesso carattere di “umanità”, formato dal radicale “亻” (“l’uomo di lato”), che indica la singola persona (rén, 人), e il carattere 二 (èr), indicante il numero due.

Il termine, traducibile con “umanità”, o “benevolenza”, è indicato, quindi, in cinese come “un uomo che vale due”. Per creare degli uomini perbene che si impegnino a creare una società giusta, la benevolenza verso il prossimo è quindi fondamentale: l’uomo è tale proprio in quanto è in grado di relazionarsi ad altri uomini. Al tempo in cui visse Confucio, erano forti l’instabilità politica e la corruzione e il filosofo cercò di fornire concetti per formare sovrani “illuminati”. Nonostante siano passati più di duemila anni, i suoi insegnamenti costituiscono ancora oggi il cuore della cultura cinese.

Benevolenza come un qualcosa di universale?

L’uomo, quindi, realizza se stesso tramite il concetto di “benevolenza”. È però fondamentale tenere conto che Confucio non si riferisce ad una benevolenza in termini astratti, ovvero a qualcosa di universale. Il concetto di benevolenza e il suo esercizio si rifanno al concetto di reciprocità, in cinese shu (shù, 恕), ed è un elemento chiave per stabilire relazione armoniose con le altre persone. È importante ribadire che questo concetto non è però universale. Confucio individua infatti cinque relazioni fondamentali (wǔlùn无论), ovvero quelle tra padre e figlio, tra sovrano e suddito, tra fratello maggiore e minore, tra moglie e marito e, infine, tra due amici.

Queste relazioni vanno tutte ad appoggiarsi sulla prima elencata, ovvero il rapporto tra padre e figlio, che oggi è inteso come la relazione tra figli e genitori, e indicata in cinese con il termine xiao (xiào, 孝), il cui stesso carattere indica un rapporto tra anziano (lǎo 老) e giovane (zi, 子). Da questa relazione originano poi le altre quattro precedentemente presentate, le quali si basano tutte sul concetto di fiducia, espresso in cinese dal carattere xin (xìn, 信), e quello indicante la lealtà, zhong (zhōng, ). 

Il concetto di 仁 nella vita quotidiana

Il concetto di 仁 è riscontrabile a livello sociale nelle forti relazioni che legano l’individuo alla propria famiglia, come l’importanza che ancora oggi viene attribuita all’avere figli, al prendersi cura dei genitori quando questi sono anziani e molto altro ancora. Trascurare l’importanza delle relazioni familiari viene considerato un atto molto grave non solo a livello familiare, ma anche a livello sociale. Vi è inoltre, tradizionalmente, un forte rispetto verso gli anziani e anche verso i propri antenati. La festa tradizionale del Qingming (Qīngmíng, 清明), l’equivalente cinese del nostro 1° novembre, è considerata molto importante ed è il giorno in cui le famiglie si recano a far visita alla tomba dei propri cari defunti, per poi trascorrere la giornata con i parenti. Potrebbero esservi molti altri esempi.

In generale, possiamo dire che la cultura cinese ha una connotazione più collettivista rispetto a quella occidentale, che invece è più individualistica. La diversa concezione dell’uomo, che è tale a partire dalla sua relazione con gli altri, fa sì che in Cina, molto spesso, l’armonia del gruppo conti più delle preferenze individuali. Per questa ragione, è importante avere consapevolezza del proprio ruolo sociale, rispettare gli altri e agire con reciprocità all’interno dei rapporti.

Da una visione d’insieme, questa profonda differenza nel percepire il singolo e le sue relazioni con la comunità, portano a un modo di interagire notevolmente differente, che si farebbe difficoltà a comprendere senza conoscerne il background culturale.

Malvina Montini

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