Il futuro dell’Europa dopo Covid-19

Il mondo al tempo del Covid: l’ora dell’Europa?“, questo è il titolo del nuovo rapporto annuale dell‘ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), incentrato sulle difficoltà che l’Unione ha dovuto affrontare nel 2020 e sul ruolo che potrebbe spettarle alla fine della pandemia.  

“Il contesto internazionale”

La parola chiave per definire il periodo che stiamo attraversando è globale. Solo con questo aggettivo possiamo capire come il virus sia potuto dilagare con una velocità impressionante, attraversando quelle linee immaginarie che pensavamo potessero proteggerci: i confini.  La pandemia non ha fatto altro che accelerare processi già in atto da anni, come la competizione tra grandi attori, la crisi della globalizzazione e del multilateralismo e, perfino, l’indebolimento della democrazia.  

“La reazione dell’Europa: il versante interno”

La pandemia è arrivata in un momento difficile per la democrazia, con tanti Stati avviati in un percorso verso l’autocrazia; per alcuni paesi, poi, quelli dove le istituzioni liberali erano già compromesse, le misure emergenziali prese nel corso del 2020 avrebbero contribuito a peggiorare la situazione.  
Questo (secondo lo studio di https://www.v-dem.net/en/em) sarebbe avvenuto in ben 95 paesi, alcuni dei quali membri dell’UE (Ungheria e Polonia).
All’inizio la maggioranza dei cittadini, in tutti i paesi colpiti, ha dimostrato un forte sostegno alla propria nazione e al proprio governo, accettando le misure imposte per il bene comune. Una parte consistente dell’opinione pubblica, però, sostiene oggi la necessità di un cambiamento nella gestione del governo, che porti al potere un leader forte in grado di prendere decisioni rapide, anche al di là degli “ostacoli” imposti dalle istituzioni democratiche.  

La crisi pandemica, con le chiusure nazionali che ne sono derivate, ci ha mostrato quanto è rilevante il ruolo dell’Unione Europea. I governi nazionali si sono resi conto di avere bisogno di un coordinamento “dall’alto” e per questo hanno delegato alla Commissione la gestione di due compiti fondamentali: la contrattazione per i vaccini con le case farmaceutiche e la presa a prestito di 750 miliardi di euro da redistribuire ai paesi membri, specialmente quelli più colpiti dalle conseguenze economiche del Covid.  
Gli accordi tra i 27 Stati non sono stati certo semplici da completare: le questioni più spinose sono state portate avanti sia dai paesi frugali (Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia), in dubbio sull’effettivo utilizzo di questo denaro da parte dei governi nazionali, sia dalla coppia Ungheria-Polonia, non contenta della clausola che legava l’erogazione dei fondi al rispetto dello stato di diritto.  

“Il ruolo dell’Europa nel contesto internazionale”

Da sempre considerati i naturali alleati anche per una condivisione di valori e principi, negli ultimi tempi il rapporto con gli Stati Uniti è stato fortemente indebolito dalla strategia trumpiana.  
Le cose, però, sembrano essere cambiate da quando Joe Biden si è insediato alla Casa Bianca: il 25 marzo scorso, per la prima volta dal 2001, un presidente americano è stato ammesso a partecipare al Consiglio Europeo, per sottolineare la discontinuità di questa amministrazione rispetto alla precedente, specie in tema di alleanze e relazioni internazionali. 

Piuttosto controverse sono le relazioni con la Cina, il maggior partner commerciale dell’Unione, diventata oggetto di sanzioni a causa della violazione dei diritti umani nella regione dello Xinjiang. E, ancora, quelle con la Turchia che, nel rispetto di un accordo dal valore di 6 miliardi di euro, si vede costretta a ospitare milioni di profughi, specialmente siriani, allo scopo di bloccarne il viaggio verso l’Europa.  
Insomma: gli interessi dell’Unione sono tanti e in aree diverse, e questo rende difficile definirne nettamente la posizione sullo scenario internazionale.  

Il futuro dell’Europa

Nella storia dell’integrazione europea le crisi sono sempre state una risorsa per migliorare le istituzioni e rafforzare la coesione tra i paesi, e questo è successo anche nel 2020: nonostante i ritardi, gli errori e le divergenze, ci siamo resi conto di aver bisogno di un’Unione presente e viva. 
Proprio con questo scopo, il 9 maggio, inizierà la Conferenza sul futuro dell’Europa, che durerà un anno: attraverso discussioni in cui anche i cittadini europei saranno invitati a portare le loro idee innovative, si porranno le basi per un’Europa più inclusiva ed efficiente, pronta ad affrontare le sfide di un mondo post pandemia.  

Marta Fornacini 

A titolo informativo segnaliamo il link in cui è possibile reperire la presentazione del rapporto, scaricabile gratuitamente: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-mondo-al-tempo-del-covid-lora-delleuropa-29152

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