Come pubblicare un libro: che cos’è il self-publishing

Da piccoli sognavate di diventare scrittori? Avreste sempre voluto scrivere un libro, un romanzo, una raccolta di poesie? Finalmente ce l’avete fatta: avete scritto il vostro primo lavoro e avete messo la parola fine.

E adesso?

I puristi del settore sono convinti che uno scrittore – qualunque scrittore, nessuno escluso, forse fa eccezione Manzoni – non sia in grado di valutare il proprio testo e di distinguere reali e giganteschi errori o imprecisioni. Quindi, a prescindere, consigliano di affidarsi, prima di fare qualsiasi altra cosa, a un professionista. Stiamo parlando di correttori di bozze o editor.

Chi sono queste figure?

Sono professionisti. Nel primo caso, un correttore di bozze si occupa degli aspetti formali di un testo: virgole, punti, grammatica, ripetizioni, tempi verbali, i dannati refusi; l’editor si occupa della trama: sta in piedi? Scorre bene? È efficace? I personaggi sono ben caratterizzati?

Ci sono moltissimi freelance che offrono pacchetti nei quali si occupano di entrambi gli aspetti. È un investimento, perché bisogna tenere conto che, affinché il lavoro venga fatto bene, è necessario investirvi parecchio. Altrimenti, lasciate perdere, se dovete spendere poco, vuol dire che state buttando i vostri soldi.

Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che non tutti hanno a monte dei soldi da investire per pagarsi di tasca propria una figura del genere. Non è un obbligo, è solo più probabile, alla fine, avere tra le mani un lavoro di qualità, qualunque uso si decida di farne.

Come pubblicare?

Una volta decretato dal professionista che il nostro lavoro è ok, possiamo decidere come muoverci. Possiamo provare a contattare le case editrici che ci interessano. Il consiglio è farsi un giro in libreria e vedere quali sono le case editrici che pubblicano il genere che abbiamo scritto. Sul sito della casa editrice sono indicate le modalità di invio del libro e le tempistiche. Di norma, si prendono almeno sei mesi per una valutazione e in caso di esito negativo non rispondono.

Qui, c’è da fare un punto: se la casa editrice vi chiede anche solo un euro per la pubblicazione: fuggite. Non stanno investendo sul vostro lavoro. E questo non vuol dire soltanto che non vi promuoveranno una volta pubblicato il libro, che non finirete in libreria e che avrete soltanto regalato i diritti per il vostro libro a qualcun altro per alcuni anni. Vuol dire che il vostro libro neanche lo hanno letto, in fase di valutazione, vuol dire che non investiranno in editing o correzione di bozze (in ogni caso, accettano più volentieri un lavoro già sistemato, almeno per la maggior parte, per questo ha senso farsi correggere il libro anche prima di mandarlo a una casa editrice che dovrebbe rifare il lavoro), vuol dire che creeranno una copertina al risparmio. Vuol dire che, se va bene, prenderete il 10% sul prezzo di copertina meno IVA. Vuol dire aver affidato il vostro lavoro in mani di persone che non ne hanno rispetto.

Questo vale per le case editrici a pagamento e vale quelle che si affidano a piattaforme di crowfunding, che si propongono di pubblicare un libro dopo aver raccolto un certo quantitativo di copie (e di soldi), costringendo di fatto l’autore a sfinire amici e parenti perché comprino il libro a scatola chiusa.

Per avere un’idea di quali sono le case editrici a pagamento, esistono siti come writer’s dream. In generale, oggi con Internet è più difficile non riconoscere truffe di questo tipo.

Come funziona il self-publishing?

È un’alternativa molto valida e molto bistrattata sia da chi la conosce che da chi non la conosce. Esistono piattaforme come Lulu, StreetLib, Youcanprint o Amazon, che permettono di pubblicare il proprio libro in digitale e in ebook su diversi store online, mantenendo i diritti ma, allo stesso tempo, lasciando all’autore tutte le incombenze.

Se avrete seguito il consiglio, avrete già fatto l’editing, quindi avrete già un lavoro pubblicabile. A questi punti vi servirà una copertina: la maggior parte di queste piattaforme permette di ottenerne una, ovviamente a pagamento. L’alternativa è contattare un grafico indipendente e pagarlo di tasca propria. Oppure, imparare a usare gli strumenti con i quali crearsi una copertina da soli. Ancora una volta, il risparmio non paga. Se non si è bravi, il risultato è spesso quello di creare un lavoro palesemente amatoriale, che dà l’impressione che lo sia anche il testo che rappresenta.

Quali sono i vantaggi dell’autopubblicazione?

  • Siete completamente indipendenti: quindi fate quello che volete. Nessuno può mettere mano al vostro testo senza il vostro consenso. Nessuno può scegliere una copertina orrenda senza il vostro parere.
  • Non dovete aspettare come minimo sei mesi per la valutazione e altri mesi per i lavori necessari da apporre a un testo, perché li farete gestendoli voi direttamente.
  • Sarete completamente autonomi nel gestire la promozione: a meno che non si tratti di una grossa casa editrice, quelle piccole faranno comunque pochissima promozione e difficilmente porteranno i loro titoli in libreria.
  • Le royalty: con il self publishing si guadagna di più. Amazon, scelta adottata da moltissimi autori, permette di guadagnare sul proprio ebook fino al 70% sul prezzo di copertina (se si impostano come prezzo almeno 2,99 euro) e offre la possibilità per gli autori di rendere il libro disponibile con Kindle Unlimited, un abbonamento che permette al lettore di scaricare e leggere tutti i libri aderenti pagando 10 euro al mese, e all’autore di guadagnare a pagina letta. In generale, le percentuali di royalty di una piattaforma di self-publishing sono più alte di quelle di qualunque casa editrice.

Non si può negare che con il self-publishing bisogna essere disposti a mettersi in gioco molto di più. Bisogna pensare di spendersi in prima persona, fare ricerche, gestire tutto, preoccuparsi della promozione. Se non lo si vuole o non lo si può fare, l’importante è sempre trovare il modo di affidare il proprio lavoro a una casa editrice che valorizzi quello che abbiamo fatto e ci permetta di farlo risaltare e darci soddisfazione.

Monica Schianchi

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