Alta tensione tra Russia ed Ucraina

Il massiccio spostamento di truppe ordinato da Putin vicino al confine con l’Ucraina ha suscitato diverse preoccupazioni, e non sono pochi i dubbi sulle intenzioni del presidente russo. Le opinioni degli analisti si dividono tra chi ipotizza un reale intervento militare e tra chi crede che dietro le manovre dell’esercito ci sia lo scopo di testare le reazioni della comunità europea e del nuovo inquilino della Casa Bianca. 

A detta di Kiev, la Russia avrebbe stanziato 40mila soldati, insieme a rifornimenti di artiglieria pesante e carri armati, in un punto non lontano dal confine ucraino, precisamente nella città di Voronezh. Il luogo sarebbe comunque distante ben 300 chilometri dal territorio ucraino, ed è infatti l’effettiva lontananza uno dei punti con i quali il governo russo sta giustificando le sue azioni, se non si contasse però quanto siano rari degli spostamenti di truppe di questa portata, che in questo caso sarebbero partite anche dalla Siberia. La presenza delle truppe in prossimità del confine è stata addirittura ribadita dal portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, che rivendica il diritto di “muovere le sue forze armate sul proprio territorio a sua discrezione”.

Le informazioni fondate a riguardo scarseggiano, ma è possibile arrivare ad avere un quadro generale della situazione andando ad analizzare i rapporti tra la Russia e la vicina Ucraina che, sebbene formalmente pacifici, non sono mai stati privi di tensione. Sono diversi i tasselli che nell’ultimo anno hanno portato le due nazioni alla situazione attuale. 

Ricostruzione dello scenario

L’ elemento più importante è sicuramente il cambio di rotta del presidente ucraino Zelensky, che durante il 2020 (il secondo anno del suo mandato), ha deciso di passare da un atteggiamento amichevole e permissivo nei confronti della Russia a delle manovre che hanno minato gli interessi della vicina superpotenza. L’atto incriminato sarebbe stato quello di sanzionare il leader del partito filorusso Medvedchuk, stretto alleato di Putin e portatore di importanti interessi russi in Ucraina. Oltre alla sanzione, dal presidente Zelensky è arrivata la decisione di chiudere tre canali televisivi vicini al partito sanzionato. Nelle ultime settimane il presidente, come reazione allo stanziamento delle truppe russe, ha fatto richiesta alla comunità internazionale di un ingresso preferenziale nella NATO, fatto che, se dovesse accadere, risulterebbe in un grave affronto verso Putin. Attualmente, però, è proprio l’occupazione da parte di separatisti filorussi a bloccare l’ingresso nella NATO all’Ucraina, in quanto una delle condizioni per entrare a far parte dell’organizzazione impone allo Stato di poter intervenire in difesa di un paese membro nel caso di un’aggressione. In questa situazione, è difficile che un qualsiasi Paese voglia intervenire a difesa dell’Ucraina, correndo il rischio di mettersi contro il Cremlino.

Altro importante tassello è costituito dalle azioni del neo presidente americano Joe Biden, il quale si è dichiarato pubblicamente a sostegno dell’incolumità territoriale ucraina, sancendo la dichiarazione con l’invio di due navi da guerra nel Mar Nero pronte all’intervento.

La regione del Donbass, teatro delle tensioni

Cosa vuole fare la Russia?

Sono diverse le opinioni che vedono le azioni di Putin come un test rivolto alla comunità occidentale. Dispiegare uomini al confine sarebbe quindi una strategia che consentirebbe alla Russia di ottenere vantaggi in termini di concessioni e accordi, ottenuti con la sola minaccia di un conflitto armato. Gli avvertimenti inviati in questi giorni dalla Casa Bianca al Cremlino limiterebbero ancora di più l’ipotesi dello scontro vero e proprio.

Altre interpretazioni vedono invece la strategia russa come l’inizio di una manovra militare ben precisa che ha come intenzione quella di annettere il Donbass, regione ucraina che dopo una autonoma dichiarazione d’indipendenza dal suo stato di appartenenza, potrebbe essere al centro di una “repressione” da parte del governo ucraino. In questo caso, Mosca si starebbe preparando a difendere la comunità filorussa che abita la regione, come confermato da Putin durante un colloquio con Angela Merkel, nel quale si è dichiarato pronto ad intervenire, qualora l’Ucraina facesse la prima mossa.

Il fatto che non ci siano prove che dimostrino l’intenzione bellica da parte di Zelensky, ma solo propaganda da parte delle televisioni russe, rende facile pensare come Putin stia cercando solo un pretesto per un’azione diretta. Sono in molti gli analisti che non credono all’ipotesi dell’attacco militare da parte della Russia: il Donbass è già una zona praticamente sotto la diretta influenza di Mosca e, mobilitando le truppe, si otterrebbero solo sanzioni dalla comunità internazionale. Ipotesi molto più probabile è invece quella che vedrebbe i russi entrare nel Donbass con il pretesto di un’operazione di peacekeeping, schierando i soldati tra i limiti della regione ed il resto dell’Ucraina, creando una zona neutrale. Facendo così, gli umori internazionali non cambierebbero di molto e la Russia otterrebbe una posizione più comoda, da usare per un eventuale attacco diretto. 

Antonio Ruggiero

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