Colombia: si scaldano le proteste contro il governo di Duque

Qualche settimana fa, sui nostri canali social, vi abbiamo informato dello scoppio delle violente proteste nelle maggiori città colombiane contro il governo del Presidente Duque. Cerchiamo adesso di analizzarne le ragioni.

La causa delle proteste

Le manifestazioni sono iniziate il 28 aprile scorso, quando i colombiani sono scesi in piazza contro la riforma fiscale annunciata il 15 aprile dal governo di centro destra guidato da Ivàn Duque.
Il 2 maggio il Presidente ha ritirato la proposta di legge e il Ministro dell’Economia Alberto Carrasquilla ha rassegnato le dimissioni, ma le proteste non si sono placate, prendendo di mira il governo nel suo intero operato.
La “Legge di solidarietà sostenibile” prevedeva, tra le altre cose, un incremento della tassazione sui prodotti di base del paniere familiare, un aumento del costo della benzina, l’applicazione dell’Iva per servizi funebri e servizi internet, l’abbassamento della soglia a partire dalla quale iniziare a pagare le imposte e l’imposizione di una solidarietà fiscale per i salari alti. Tutte proposte che, a detta dei critici, avrebbero colpito soprattutto le fasce medio-basse della popolazione.
Secondo i sostenitori, la legge era invece necessaria, in quanto tramite questa il governo avrebbe ottenuto quasi 7 miliardi di dollari l’anno, soldi che sarebbero stati utilizzati per finanziare il piano vaccinale.

La risposta del governo

Nonostante all’inizio le proteste fossero piuttosto pacifiche, il governo ha fin da subito scelto il pugno duro contro i manifestanti, mandando in strada direttamente l’esercito: in seguito a questa scelta, l’opposizione ha presentato in Congresso una mozione di censura nei confronti del Ministro della Difesa Diego Molano per “violazione dei diritti umani”; anche la comunità internazionale si è espressa a riguardo, con la condanna delle violenze da parte di ONU, Unione Europea e ONG.
Alcune città, teatro di una vera e propria guerriglia armata, sono state militarizzate: a Cali, ad esempio, sono state dispiegate 4000 unità dell’esercito e, a parte i canali di approvvigionamento delle materie prime, la città rimane praticamente isolata.
La città è diventata l’epicentro delle proteste e le Nazioni Unite hanno annunciato un’indagine per fare chiarezza sull’azione della polizia che, a detta dei manifestanti, avrebbe aperto il fuoco direttamente sulla folla. Nonostante il ministro della difesa abbia cercato di far ricadere la responsabilità delle violenze sui manifestanti, i video diventati virali sui social mostrano tutta un’altra realtà.
Il Presidente si è recato proprio a Cali per assistere di persona alle proteste; il governo, poi, ha aperto un dialogo con i manifestanti per valutare le loro istanze e per convincere i movimenti sociali a sospendere lo sciopero nazionale, che è stato proclamato da sindacati, studenti e collettivi.

Il bilancio delle violenze nel paese dall’inizio delle manifestazioni sembra di 42 vittime, tra cui un agente, ma il numero potrebbe essere anche più alto (fonte: New York Times, 13 maggio).
Alcune ONG colombiane hanno presentato un rapporto alle autorità di Bogotà in cui denunciano la scomparsa di 379 persone, di cui si sarebbero perse completamente le tracce.

La situazione sanitaria

Le proteste stanno peggiorando una situazione già molto critica nel paese, che ultimamente è stato colpito da una violenta terza ondata di contagi da Covid-19: molti infatti hanno scelto di sostenere le proteste sui social media, senza scendere in piazza per non causare ulteriori assembramenti.
I cittadini criticano soprattutto l’operato del governo in merito alla gestione della pandemia, tra cui l’imposizione di uno dei lockdown più lunghi al mondo, che ha causato gravissimi problemi economici: il 43% della popolazione vive al di sotto o sulla soglia di povertà (3 milioni di persone in più dall’inizio del 2020) e nell’ultimo anno 500.000 attività sono state costrette a chiudere. Queste imposizioni non hanno comunque bloccato la circolazione del virus, che dall’inizio della pandemia, su una popolazione di 51 milioni di abitanti, ha già causato quasi 3 milioni di contagi e più di 75 mila decessi.

Marta Fornacini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...