L’eredità del colonialismo

A scuola viene spesso trattato il tema del colonialismo che, nella maggior parte dei casi, termina con la decolonizzazione. L’argomento viene così ridotto ad un capitolo della storia ormai concluso e lontano: tuttavia, ancora oggi, permangono ideologie ereditate proprio da quella politica di conquista e sfruttamento. Infatti, se dal punto di vista politico il colonialismo è da considerarsi finito, non lo è da quello culturale.

La colonia interiore

Al giorno d’oggi l’ideologia razziale del colonialismo persiste nel nostro tessuto istituzionale: vi è un grande divario tra la cittadinanza formale e quella effettiva. Una sorta di colonia interiore sembra gravare sulla vita delle persone nere, le quali si ritrovano a vivere un presente che affonda le sue radici nel passato coloniale, un presente definito da precarietà economica ed esclusione sociale. Di conseguenza è nata la necessità di emancipazione da parte di queste persone marginalizzate: unendosi hanno creato associazioni, che divengono così non solo l’emblema della rivalsa, ma anche un luogo di aiuto reciproco e di solidarietà. Un esempio italiano potrebbe essere quello dell’UCAI (Unione Comunità Africane d’Italia).  

La Venere nera

Durante il colonialismo italiano in Africa, le donne del luogo venivano rappresentate come delle Veneri nere dalle forme sensuali, dai facili costumi, pronte a cedersi ai colonizzatori, i quali le vedevano come metafora del possesso del territorio. Esse, oltre ad essere sessualizzate, venivano anche oggettificate. Erano infatti sottoposte a una serie di microviolenze: il divieto di cucinare i piatti locali, quello di non poter parlare la loro lingua o, ancora, il controllo sulla vita privata. Anche oggi spesso le donne nere sentono il peso di questo modo di vedere loro corpo, come ci racconta Bellamy (@darkchocolatecreature) in Palinsesto Femminista – podcast di Irene Facheris (@cimdrp) – la quale sottolinea proprio come il suo corpo, associato al colore della sua pelle, parli sempre per lei.

Il bianco è un colore

Spesso nel parlare di persone nere, le persone bianche tendono a riferirsi alle prime con l’espressione di colore, come se il bianco non fosse effettivamente un colore. La causa dell’uso di questa forma linguistica è da cercare ancora una volta nell’ideologia coloniale: il colore bianco della pelle era considerato normale, in quanto appartenente alla maggioranza privilegiata, mentre quello nero era il diverso. È la prova del potere consolidato nel tempo da parte dei bianchi nei confronti di una minoranza oppressa e sfruttata.  Esoh Elamé sottolinea la questione quando, nel 2007, pubblica il suo libro Non chiamatemi uomo di colore, in cui evidenzia proprio la necessità di mettere in discussione il linguaggio che usiamo per comunicare, chiamare ed etichettare l’altro.

Nonostante il colonialismo faccia parte del passato, il suo portato è presente e compone una pesante eredità. È importante riflettere sulle conseguenze degli eventi storici, soprattutto quando queste intaccano il presente creando disuguaglianze all’interno della nostra quotidianità – come nel caso del colonialismo – al fine di diventare individui più inclusivi e poter, così, vivere al meglio in questa società che sta diventando sempre più cosmopolita.

Emily Aglì

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