Olimpiadi del 1936: una Berlino antisemita?

Crediti foto di copertina: enciclopedia dell’olocausto

Versailles, 1918. Fine Prima guerra mondiale. Le Nazioni vincitrici impongono una pesante sanzione economica al Paese che ne è uscito sconfitto, la Germania. La Repubblica di Weimar è costretta a pagare 132 miliardi di marchi d’oro. La situazione interna al Paese non risulta per nulla florida: la crisi economica dilaga, la disoccupazione è elevata e l’insoddisfazione sociale si trova ai massimi storici. Vi è urgente necessità di trovare un leader forte e coraggioso che sappia trainare il Paese verso una nuova e gloriosa era.

30 gennaio 1933. La popolazione tedesca elegge come Cancelliere Adolf Hitler, Führer del Partito Nazionalsocialista Tedesco. Salendo al potere pone fine al periodo democratico della Repubblica di Weimar e dà inizio al III Reich.

L’improrogabile bisogno di rinascita va di pari passo con un immediato bisogno di uscire dall’isolazionismo. La potente Germania degli anni ottocenteschi di Bismarck ora si ritrova ai margini ed esclusa dalle potenze mondiali.

L’occasione per presentare una Nazione energica e pronta a dominare il continente europeo non tarda ad arrivare. Nel 1936, neanche due decadi dopo la pesante sconfitta della Grande Guerra, Berlino riacquista centralità ospitando i Giochi Olimpici. Questi sono voluti non dal Führer, bensì dal Ministro della Propaganda tedesco Goebbels; quest’ultimo riesce a convincere Hitler dell’importanza di ospitare i Giochi per una mera questione propagandistica (ricordiamo che queste Olimpiadi furono le prime in assoluto ad essere trasmesse nella nascente televisione).

Le Olimpiadi, quindi, rappresentano molto di più di un evento sportivo di importanza mondiale: costituiscono un’occasione senza precedenti per presentare al mondo intero l’immagine di una Germania nuova, forte, tollerante ed unita. Vengono celate sia la persecuzione degli ebrei e dei rom sia il crescente militarismo che prosegue ogni giorno di più verso un punto di non ritorno. La maggior parte dei segni visibili della persecuzione viene temporaneamente rimossa e i giornali attenuano la loro violenta retorica.

Per la prima volta nella storia dei Giochi Olimpici dell’era moderna vengono lanciati appelli, dagli Stati Uniti e da alcuni Paesi europei, per boicottare i Giochi a causa di quelli che più tardi sarebbero stati denominati abusi dei diritti umani. Ma il movimento per il boicottaggio non riesce a decollare. Di questo insuccesso giova la Germania, che ottiene così il colpo propagandistico tanto voluto. Secondo alcuni studiosi, gli Stati Uniti e le altre democrazie, rifiutando la proposta di non prender parte ai Giochi, perdono l’occasione di assumere una posizione chiara che avrebbe rafforzato le resistenze internazionali alla tirannia nazista.

Nell’aprile del 1933, in tutte le organizzazioni sportive tedesche viene istituita la politica del “solo Ariani”: i “non Ariani” (atleti ebrei e rom) vengono sistematicamente esclusi dalle associazioni tedesche e viene impedito loro di usare gli impianti sportivi. Però nel tentativo di placare l’opinione pubblica internazionale, le autorità tedesche permettono all’ebrea Helen Mayer, atleta della squadra di scherma, di rappresentare la Germania ai Giochi. Mayer vince la medaglia d’argento nella sua categoria e, come tutti gli altri atleti tedeschi vincitori di una medaglia, esegue il saluto nazista dal podio delle premiazioni. Nessun altro atleta ebreo gareggia per la Germania. Ciò nonostante, vi partecipano atleti ebrei provenienti da altre nazioni. Seppur ricevono pressioni da parte delle organizzazioni ebraiche che chiedono loro di non prendervi parte, questi, non avendo ancora compreso appieno le dimensioni e gli obiettivi della persecuzione, decidono comunque di gareggiare.

A Giochi conclusi, le politiche espansionistiche tedesche non devono più nascondersi e la persecuzione dei “nemici dello Stato” riprendono più intensamente di prima. Ad appena tre anni dalla fine delle Olimpiadi, la Germania invade la Polonia. Il leader del Paese che si era proclamato “pacifico” e “ospitale”, decide così di scatenare un nuovo conflitto mondiale, che porterà solamente distruzione, sofferenza e milioni di morti.

Giulia Arduino


Se l’articolo ti è piaciuto e vuoi scoprire un film che approfondisce la tematica ti rimandiamo a questo articolo della Biblioteca Venaria Reale di Torino.

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