I giochi olimpici attraverso l’architettura

Le Olimpiadi sono sempre state un’occasione per dare (o ridare) lustro alla città che le ospita. Fin dagli inizi l’attenzione si è concentrata sulla spettacolarità e la modernità delle strutture, on alcuni casi temporanee, in altri veri e propri investimenti per il futuro. La vera rivoluzione inizia negli anni ’30 e, da allora, l’interesse non si è di certo fermato. Attraverso 7 edifici cercheremo di ripercorrere la storia dei giochi olimpici.

Villaggio Olimpico, Los Angeles (1932)

L’idea iniziale di villaggio olimpico fu di Pierre de Coubertin e risale al 1928 ma il progetto non proseguì e l’idea venne, in un certo senso, riciclata per Los Angeles. L’esperimento venne accolto con scetticismo, in quanto si temeva che la convivenza fra i diversi background culturali degli atleti avrebbe potuto creare qualche attrito. I fatti hanno ovviamente dimostrato il contrario.

Olympiastadion, Berlino (1936)

Fonte: Wikipedia

Per le Olimpiadi di Berlino, le prime ad essere trasmesse in TV, il governo tedesco non badò a spese. L’impresa calzava decisamente a pennello ai fini della propaganda nazista e l’Olympiastadion divenne lo strumento perfetto. Costruito su disegno di Werner March, oltre a rappresentare l’austerità dell’architettura nazista è anche una delle poche grandi strutture di Berlino a essere sopravvissute alla guerra (tant’è che è stato teatro della trionfale vittoria della nazionale italiana ai Mondiali del 2006).

Yoyogi National Gymnasium, Tokyo (1964)

Fonte: Wikipedia

Finalmente i giochi olimpici arrivano in Asia! La struttura è stata progettata da Kenzō Tange, uno dei protagonisti della ricostruzione urbanistica giapponese nel dopoguerra. Fortemente ispirato da Le Corbusier, Tange sposa l’architettura modernista occidentale con quella tradizionale giapponese.

Olympiastadion, Monaco di Baviera (1972)

Foto di Fred Romero

Firmato da Günther Benisch e Frei Otto, è uno degli edifici più celebrati dagli addetti ai lavori. In particolare, il lavoro di Otto sulle coperture dello stadio viene considerato pionieristico: attraverso l’uso delle tensostrutture viene creata una sorta di membrana che collega gli altri edifici del parco olimpico, l’effetto è quello di una foresta artificiale. Lo splendore del progetto è però stato oscurato dall’attentato nel villaggio olimpico, che causò la morte di 11 atleti israeliani.

Torre de telecomunicaciones de Montjuïc, Barcellona (1992)

Foto di Antonio Gil

Anche conosciuta semplicemente come Torre Calatrava, dal nome dell’archistar valenciano che iniziò a progettarla dal 1989, l’edificio fu costruito su volere della società di telecomunicazioni spagnola Telefónica e fa parte del cosiddetto “anello olimpico”. La torre è anche un omaggio ad un’altra grande figura dell’architettura spagnola, Gaudì: la base è ricoperta di trencadís, l’applicazione ornamentale che caratterizza l’architettura modernista catalana e molti lavori del “maestro”, come Casa Batlló e i Padiglioni Güell. I giochi nel ’92 cambiarono radicalmente la città e passarono anche alla storia come i più costosi fino ad allora (la Spagna investì circa 9,69 miliardi di dollari).

Stadio Nazionale, Pechino (2008)

Fonte: Wikipedia

Meglio noto come “nido d’uccello”, per la sua particolare copertura esterna caratterizzata da un intreccio di elementi d’acciaio. Secondo i progettisti Jacques Herzog e Pierre de Meuron rappresenta un «luogo pubblico che raduna migliaia di persone e dunque potenzialmente pericoloso per un governo deciso a voler esercitare il massimo controllo in ogni situazione». Insomma, una struttura controversa per un’edizione dei giochi altrettanto dibattuta.

ArcelorMittal Orbit, Londra (2012)

Foto di Fred Romero

Nel 2012 le olimpiadi londinesi cambiano completamente il volto di uno dei quartieri periferici più trascurati: Stratford. Inserita all’interno del Parco Olimpico, la struttura d’acciaio di Anish Kapoor e Cecil Balmond intende mimare quella del DNA. La torre d’osservazione è considerata la più grande opera d’arte pubblica del Regno Unito e nel 2016 è stata convertita nello scivolo più alto e lungo del mondo.

Daniela Carrabs

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