Cuba attraverso la censura musicale

20 maggio 1902: finalmente Cuba è libera e indipendente! La neonata isola continua a rimanere particolarmente legata agli Stati Uniti e la sua economia continua a essere organizzata in grandi proprietà gestite da multinazionali statunitensi. Anche durante la guerra, l’isola si mostra fedele agli alleati offrendo il territorio per l’insediamento di basi navali strategiche.

A partire dagli anni Cinquanta, tuttavia, le condizioni economiche iniziano a peggiorare a causa del crollo del prezzo delle materie prime su cui l’economia cubana si reggeva, in particolare quello dello zucchero. Fulgencio Batista, leader dagli anni Trenta, non viene rieletto alle elezioni del 1952, ma questi, non contento, rovescia il nuovo governo con un colpo di stato, prendendo nuovamente in mano le redini del paese. Questa mossa infastidisce da un lato i liberali, che si sentivano privati della propria libertà di avere un governo democratico; dall’altra i marxisti, stufi di avere un’economia basata sulle grandi proprietà straniere. Il 26 luglio 1953, Fidel e Raul Castro, insieme a una manciata di amici, attaccano la caserma Moncada, dando ufficialmente inizio alla Rivoluzione Cubana, che termina soltanto il 1° gennaio 1959.

Gli Stati Uniti, che temono i rivoluzionari per la loro vicinanza al blocco sovietico, tentano invano di bloccarli e quando Fidel Castro, nuovo leader del paese, nazionalizza tutte le imprese, rispondono con l’embargo.

Pare quindi evidente l’antipatia del dittatore nei confronti di tutto quello che è legato al mondo statunitense ed Europeo, considerato una sorta di Imperialismo culturale. È così che tutta la cultura straniera viene bandita, in modo particolare la musica. I Beatles sono quasi considerati un nemico di stato: chiunque li ascolti, o porti i capelli lunghi, viene percosso dalle forze dell’ordine e rinchiuso in cella. Eppure, nel bel mezzo di Havana, ecco sbucare una statua di Lennon, nell’omonimo parco, base dei fan della band di Liverpool, che pure Fidel ammirava!

Ma questa è solo una delle tante contraddizioni del rivoluzionario regime. Tra il 2 e il 4 marzo 1979, proprio a Havana, prende vita una delle più grandi performance del secolo, o almeno così è descritta dai presenti: artisti latino-americani, statunitensi (tra i quali Billy Joel e Jaco Pastorius) e cubani condividono il palco per i soli invitati alle serate, stretti amici del partito comunista.

A partire dagli anni Novanta, grazie all’inizio del turismo (anche se non troppo legale), le restrizioni vengono allentate, ma mai del tutto abolite.

L’8 dicembre 2012 Zucchero Fornaciari è il primo artista internazionale a potersi esibire sull’isola, davanti a un pubblico di 70000 spettatori, seguito quattro anni dopo dai Rolling Stones. Ecco un altro avvenimento interessante: la band avrebbe dovuto esibirsi il 20 marzo per volere dei manager, ma proprio in quei giorni ci sarebbe stata la visita di Barack Obama. Dato che era la prima volta in 88 anni che un presidente statunitense metteva piede sull’isola, venne chiesto di spostare il concerto. Questo fu accordato allora per il 25 marzo, ma ecco nuove opposizioni, questa volta inascoltate, da parte della Santa Sede, anzi dallo stesso Papa Francesco: meglio spostare ancora il concerto, potenziale distrazione per i fedeli dalle celebrazioni del Venerdì Santo, che cadeva proprio quel giorno.

Nonostante questi ostacoli il concerto passò alla storia come una serata indimenticabile durante la quale 500000 cubani gioirono, finalmente alla luce del sole (anzi delle stelle, ndr) ascoltando una musica che apprezzavano, sebbene molto diversa dal ritmo del mambo e della salsa.

Simona Ferrero

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