Tokyo 2020: i ritratti.

Le entusiasmanti Olimpiadi di Tokyo 2020 sono ormai concluse, pronte a lasciare spazio alla breve attesa per la prossima edizione. Mai come quest’anno i Giochi sono stati portatori di forti messaggi di uguaglianza e inclusività, simbolo di uno sport per tutti senza alcuna distinzione. Tutti gli atleti hanno condiviso la sofferenza di posticipare le gare di un anno e l’entusiasmo di poterle finalmente giocare, con lo stadio vuoto e le norme di sicurezza anti-Covid vigenti: distanti ma fortemente uniti. Vediamo insieme una gallery dei volti che più hanno segnato queste Olimpiadi e che hanno lasciato alcuni messaggi significativi, oltre la competizione.

YUSRA MARDINI

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Nuotatrice della Squadra dei Rifugiati, nel 2015 scappò dalle violenze siriane su un barcone insieme ad alcuni parenti, dopo essersi miracolosamente salvata dall’esplosione di una bomba a pochi passi da lei. Il nuoto le ha sicuramente salvato la vita (non solo metaforicamente parlando) perché grazie ad esso è riuscita a salvare venti passeggeri su un gommone da nove persone. Durante il suo secondo tentativo di varcare i confini dell’Unione Europea, la rudimentale imbarcazione su cui Yusra si trovava si riempì d’acqua e la giovane atleta, insieme a sua sorella e altri due uomini, riuscirono a trasportarla a nuoto fino alla terraferma. Oggi vive in Germania dove coltiva la sua passione specializzandosi nello stile libero e farfalla. Le sue prime Olimpiadi risalgono a Rio 2016, in cui ha gareggiato nella neonata Squadra dei Rifugiati, senza inno né bandiera, di cui ancora oggi porta la divisa.

TAMBERI E BARSHIM

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Forse uno dei gesti di amicizia più forti di Tokyo 2020. I due atleti si sfidano nel salto in alto conseguendo un ex equo per il primo posto. I tecnici chiedono loro di giocarsi uno spareggio per decretare il vincitore, ma Barshim propone di condividere con l’amico Tamberi la medaglia d’oro. Il gesto considerato da molti controverso è in realtà figlio di un’amicizia tra Mutaz e Gimbo nata negli anni precedenti: l’atleta qatariota era presente quando l’azzurro si infortunò perdendo la possibilità di competere alle Olimpiadi di Rio, andò nella sua stanza e consolò il pianto dell’avversario. Barshim sapeva benissimo quanto Tamberi tenesse all’Oro, motivo per cui ha preferito salire con lui sul podio e far abbracciare la bandiera dell’Italia e quella del Qatar.

SIMONE BILES

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La ginnasta più medagliata nella storia dei Campionati del Mondo, considerata da molti come la migliore della storia e inserita tra le 100 persone più influenti del 2017 dal Times. Quest’anno ci ha insegnato che la salute mentale è più importante del successo e della competizione. Biles si ritira dalla finale individuale, a squadre, volteggio e parallele per dedicare più spazio a Simone e al proprio benessere psicofisico, poiché a causa del forte stress non riusciva ad eseguire adeguatamente gli esercizi ginnici, rischiando di provocare al suo corpo lesioni permanenti. Anche per i migliori arriva il momento di fare una pausa e di ammettere le proprie sane debolezze.

TOM DALEY

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Medaglia d’oro nei tuffi sincronizzati dai 10 metri, appassionato di lavoro a maglia dai tempi del lockdown. Vende i suoi lavori online per donare il ricavato a varie associazioni benefiche, da quelle per la ricerca contro il cancro, ad altre per la tutela dei diritti della comunità Lgbtq+ di cui fa parte. Durante la finale femminile di trampolino, si gode lo spettacolo in tribuna preparando uno dei prossimi lavori da pubblicare sulla sua pagina Instagram Made with love by Tom Daley, abbattendo gli stereotipi della mascolinità tossica a favore di una maggiore inclusività.

LAUREL HUBARD

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La prima atleta transgender della storia, il suo cammino verso Tokyo è stato sfortunatamente criticato, osteggiato e dibattuto. Al di là di tutti i pronostici che la davano vincitrice per via del vantaggio dato da una presunta forza fisica “maschile”, Hubard non ha vinto. È stata eliminata, ma con il sorriso e con il gesto di un cuore, consapevole di poter essere un esempio per la comunità Transgender e per altre persone con il suo stesso sogno che, sfortunatamente, non sono riuscite a raggiungere il suo stesso traguardo. Sicuramente la sollevatrice di pesi ha segnato una pagina della storia e aperto un dibattito su una maggiore inclusività sportiva al di là del gender, che in futuro potrebbe generare significativi cambiamenti del regolamento.

Giulia Calvi

crediti di copertina: ilGiornale

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