L’inclusive design, spiegato

L’espressione inclusive design nasce in Gran Bretagna da Roger Coleman, professore del Royal College of Art, che la utilizzò per la prima volta nel 1994. Il design inclusivo viene definito come un approccio progettuale generale in cui viene garantito che prodotti e servizi rispondano alle esigenze di un pubblico il più vasto possibile, indipendentemente da età o abilità. Cosa significa tutto questo in termini progettuali?

Una prima disambiguazione: inclusivo vs universale

Mentre il design universale mira a trovare una soluzione valida per tutti, quello inclusivo studia una soluzione per ognuno. Questo significa che il primo passo del processo consiste nel rendersi conto di chi ci circonda, per riflettere nel design la normale diversità che c’è in ognuno di noi. Il concetto di “utente medio” in questo senso è ormai superato, in quanto implica una progettazione con una visione ristretta, che si concentra soltanto sulle caratteristiche più familiari, portando dunque ad un’inevitabile standardizzazione. 

È importante invece considerare l’intera gamma di diversità, per raggiungere un pubblico più ampio. Per completare un vero e proprio percorso verso il design inclusivo, è necessario coinvolgere direttamente in questo processo di progettazione le persone con varie diversità. Diventare abili nel riconoscere i punti in cui avviene l’esclusione ci consente di includere nella ricerca e nei test proprio coloro che rischierebbero di essere esclusi, per evitare che ciò avvenga.

Tanti tipi di diversità 

Quando si parla di differenze, soprattuto in termini umani, bisogna ampliare il concetto e considerare lo spettro della diversità su due dimensioni: l’ampiezza e la profondità. Da un lato la diversità è ampia, poiché comprende una vasta gamma oltre a quella fisica (può essere economica, culturale, sociale, cognitiva, emozionale, ecc), ed è profonda, in quanto può essere permanente o temporanea, o verificarsi soltanto in una determinata situazione. 

Per comprendere a pieno il concetto di design inclusivo è inoltre necessario fare chiarezza sul significato che attribuiamo alla parola “disabilità”. Come dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, questa non è esclusivamente correlata a un problema di salute, bensì è un fenomeno complesso, che riflette l’interazione tra le caratteristiche del corpo di una persona e le caratteristiche della società in cui vive. Kat Holmes definisce la disabilità proprio come una mancata corrispondenza tra le persone e le soluzioni che vengono progettate. Da questa visione, appare chiara la responsabilità dei designer quando progettano.

Se anche il graphic design si fa inclusivo 

Oggi la definizione di inclusive design si è evoluta per includere una moltitudine di situazioni diverse. Per quanto riguarda internet ad esempio, oltre alle regole che stanno alla base dell’usabilità delle pagine web, il design inclusivo è facilmente riscontrabile nelle interfacce dei siti. I caratteri ideali dovrebbero essere facilmente leggibili, con lettere abbastanza grandi e distanziate, e il layout vincente è chiaro ed essenziale.

Creare un carattere tipografico non è più soltanto una questione estetica, ma diventa così anche un atto di responsabilità sociale, una sfida alla quale molti graphic designer hanno saputo rispondere con la creazione di alcuni font più accessibili. Ne è un esempio Braille Neue, che ha come obiettivo quello di riassumere in un’unico typeface diverse esigenze di lettura; questo carattere tipografico è infatti leggibile contemporaneamente da vedenti e non, combinando caratteri Braille con lettere della scrittura tradizionale. Il progetto L’inclusif-ve va invece ad inserirsi nel discorso sull’inclusività di genere nel linguaggio, ed è costituito da 40 nuovi caratteri da utilizzare nelle terminazioni di parole che prevedono solitamente la scelta tra uno dei due generi binari.

Per quanto riguarda le emoji, seppur non siano un vero e proprio font, non si può trascurare il loro potenziale inclusivo. Negli ultimi aggiornamenti sono state inserite molte più possibilità di personalizzazione delle emoticon, dal colore dei capelli a quello della carnagione, alle diverse combinazioni di coppie e famiglie, per arrivare ad una rappresentazione più ampia e completa possibile. In particolare, la software house Adobe si impegna nel monitoraggio costante e nella proposta di emoji più inclusive.

Emoji iPhone inclusività

I vantaggi di un design inclusivo

Progettare con un numero di vincoli maggiore spinge a trovare soluzioni alternative e creative. Queste, il più delle volte, non richiedono di reinventare la tecnologia o di riprogettarla, quanto di osservare il problema da risolvere da un’altra prospettiva. Riparare un’interazione tra le persone e un prodotto o servizio favorisce inoltre una maggiore partecipazione sociale, e in questo senso progettare “per pochi” può portare a soluzioni migliori per tutti.

Il design è etica applicata. Ogni atto di design è una dichiarazione sul futuro.

Cennydd Bowles, designer

Rebecca Boazzo

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