Polonia e Bielorussia: i migranti diventano strumenti

È ormai da qualche giorno che cresce il numero di notizie riguardanti la situazione dei migranti che si trovano al confine tra Bielorussia e Polonia, nella speranza di poterlo attraversare ed entrare nell’Unione Europea. Questo però non è loro concesso e, al fine di allontanarli, vengono bagnati con getti d’acqua per ordine del governo polacco.
Questi migranti, provenienti da Afghanistan, Iraq, Siria, Congo, Camerun e altri Paesi, non sono altro che uno strumento di ricatto da parte della Bielorussia nei confronti dell’Unione Europea. La Polonia, dal canto suo, giustifica la propria reazione proclamando lo stato di emergenza.

Crediti foto: Il Fatto Quotidiano

Rapporti tra Bielorussia e UE

Come si può leggere nell’articolo di The Password I migranti nella terra di nessuno: la crisi migratoria al confine tra Bielorussia ed Unione Europea, il governo bielorusso di Lukanshenko sta attirando nel proprio Paese migliaia di profughi ai quali vengono fornite istruzioni su come arrivare al confine con l’Unione Europea, promettendo loro l’accoglienza immediata una volta arrivati sul posto.
Ma quali sono le cause radicate di questo inganno nei confronti dei migranti? Le misure restrittive dell’Unione Europea nei confronti della Bielorussia.
Dall’ottobre 2020, infatti, l’UE ha adottato misure di rigore dopo essere venuta a conoscenza della violenza esercitata dalle autorità bielorusse sui partecipanti alle manifestazioni pacifiche che hanno avuto luogo in seguito all’esito delle elezioni presidenziali di Lukanshenko, avvenute nell’agosto 2020. Elezioni che l’UE non riconosce con l’accusa di non essere state né libere, né regolari. Il governo bielorusso, nel contrastare queste manifestazioni, ha fortemente violato i diritti umani, torturando e trattenendo i manifestanti pacifici all’interno della struttura “Akrestsina” a Minsk, capitale del Paese.
Inoltre, l’Unione Europea ha introdotto il divieto di sorvolo dello spazio aereo dell’UE e di accesso agli aeroporti dell’UE da parte di vettori bielorussi di ogni tipo, a seguito dell’atterraggio forzato e illegale di un volo Ryanair a Minsk.
Spingere i migranti al confine con la Polonia è quindi il modo in cui la Bielorussia vuole mettere sotto pressione l’Unione Europea.

Politiche migratorie della Polonia

È vero: i migranti sono stati utilizzati come armi di ricatto da parte del governo bielorusso. Il suo scopo è proprio quello di mettere in crisi l’UE. Quest’ultima, però, non può cancellare il diritto di asilo ai migranti che si trovano alle sue frontiere, in quanto nessuna norma lo prevede. La Polonia sta quindi aggirando le norme esistenti proclamando lo stato di emergenza. Segno della consapevolezza polacca in merito a questa situazione di “illegalità” è la non richiesta di intervento di Frontex, agenzia a cui è affidato il funzionamento del sistema di controllo e gestione delle frontiere esterne dello Spazio Schengen e dell’Unione Europea.
Non è la prima volta che la Polonia alza i muri verso le migrazioni di massa. Nel 2016, nel pieno della crisi migratoria, il Primo Ministro polacco aveva sostenuto che le migrazioni dal Mediterraneo non erano un suo problema, d’altro canto, però, 65 mila ucraini erano stati accolti con il permesso di residenza per motivi lavorativi. Alla base di questa selezione non vi erano che motivazioni economiche. La Polonia aveva quindi favorito le migrazioni che garantivano manodopera ucraina a basso prezzo, proclamando lo stato di emergenza negli altri casi.

La situazione in cui si trovano i migranti al confine tra Bielorussia e Polonia in questo momento è precaria. Negli ultimi giorni sono stati installati dei capannoni dalle autorità bielorusse con la possibilità di lavarsi, indossare indumenti asciutti e mangiare un pasto caldo. Inoltre, la compagnia aerea di stato bielorussa ha annunciato che non consentirà più la partenza dall’aeroporto di Tashkent, capitale dell’Uzbekistan, per dirigersi a Minsk.
In ogni caso, non è ancora chiaro come si concluderà la vicenda.

Emily Aglì

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