COP26: «bla, bla, bla» per i migranti climatici

Foto di copertina: credits NPR

La COP26 è stata la XVI edizione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. In questo articolo di Marta Fornacini è stato approfondito il tema della COP26, mentre nelle righe che seguono ci soffermeremo sul tema dei migranti climatici.

Profugo, rifugiato o richiedente asilo?

Il termine profugo e quello di rifugiato sono spesso usati come sinonimi e, nel linguaggio comune, si pensa siano tra loro interscambiabili. A livello giuridico, invece, la differenza tra i due è sostanziale.

Per rifugiato si intende colui che è stato costretto a lasciare il proprio paese per timore di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità o appartenenza politica1. Il rifugiato ha il diritto, sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, a chiedere asilo in un Paese straniero e trovare rifugio in esso.
Secondo l’art. 10 comma 3 della Costituzione Italiana l’asilo è garantito al «lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.»
Per poter ottenere lo status di rifugiato non è necessario essere fuggiti dal proprio Paese per una delle motivazioni indicate dalla Convenzione di Ginevra, deve essere altresì necessario che il richiedente abbia subìto atti di persecuzione, o abbia il timore fondato che ciò si possa verificare nel proprio Paese di origine.

Il profugo, invece, è colui che fugge dal proprio Stato per motivi di guerra, povertà, fame o calamità naturali senza, però, poter disporre della protezione internazionale.

Le IDP (Internally Displaced People) sono, invece, coloro che si spostano all’interno dei confini del proprio Paese. Molto spesso i migranti climatici rientrano (anche) in questa categoria.

Rifugiati o migranti climatici?

Secondo la legge vigente, quindi, non possiamo parlare di rifugiati climatici poiché non inclusi nella Convenzione di Ginevra. I rifugiati climatici, di fatto, non esistono. Fuggire dal paese di appartenenza per motivi legati al clima non è quindi considerata una lesione dei diritti umani.

L’UNHRC, l’UE e altri Paesi si stanno adoperando per correggere le leggi in vigore, anche in vista del numero di “profughi climatici” che ci si aspetta entro il 2050: potrebbero sfiorare i 200 milioni. Tra i migranti climatici rientrano anche coloro che fuggono in seguito a catastrofi ambientali, che ad oggi sono circa 25 milioni di persone.

COP26: e i migranti climatici?

Navigando in rete sono decide e decine gli articoli che si trovano in merito alle parole spese durante la COP26 ma pochi quelli che trattano il tema dei migranti climatici.

Il sito internazionale dell’UNHRC pubblica – in seguito alla COP26 – un articolo in cui tratta il tema degli IDP e di come i grandi della Terra si impegneranno a ridurre le emissioni entro il 2050. A coloro che sono duramente colpiti dalla crisi climatica viene dedicato un solo paragrafo. Nelle tre righe in questione viene ribadito come i leader mondiali dovrebbero raddoppiare le risorse economiche in aiuto dei migranti climatici, affinché i fondi possano essere usati per supportare e proteggere le comunità in cui il cambiamento climatico ha reso impossibile la vita. L’UNHRC assicura di adoperarsi per proteggere chi è maggiormente colpito dalla crisi climatica “supportando la resilienza delle IDP”.

E se il tema dei rifugiati climatici non è stata una priorità durante la COP26, per chi dovrebbe esserlo? Secondo un articolo di Nuove Radici è tutto un «bla, bla, bla», e come potremmo dargli contro?

Gaia Bertolino

1. Treccani: profugo, rifugiato

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