Zerocalcare al Campus Einaudi

Il 30 novembre scorso l’Aula Break autogestita dal CUA di Torino ha ospitato il fumettista Michele Rech, in arte Zerocalcare, attualmente sulla cresta dell’onda grazie all’incredibile successo della serie Netflix Strappare lungo i bordi e all’uscita del suo ultimo progetto artistico Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia. Non un firmacopie, ma una vera e propria chiacchierata informale con gli studenti torinesi.

Strappare lungo i bordi è in cima alle classifiche delle serie più viste del momento, su cui i social e la critica stanno esprimendo una grande quantità di opinioni, non tutte condivise dal suo autore. Sostanzialmente è la storia di come Zero — personaggio inetto che, non a caso, la maestra confonde con Zeno (possibile allegoria di Zeno Cosini, emblema letterario dell’inettitudine per eccellenza) — affronta la sua vita aspettando che tutte le cose tornino al loro posto, classificandosi “cintura nera de come se schiva la vita.
Nelle sue pubblicazioni, Zerocalcare affronta i temi più vari e complessi, come gli scontri tra curdi del Rojava e Stato Islamico in Kobane Calling. Strappare lungo i bordi, invece, sembra riprendere il suo primo fumetto, La profezia dell’armadillo, in cui l’autore tratta argomenti della sua vita personale in modo da accattivarsi un pubblico variegato. Nell’ultimo fumetto, attualmente il libro più venduto in Italia, ci offre una raccolta un po’ atipica di storie su temi diversi, dalla cancel culture alla vita nelle carceri a inizio pandemia, terminando con una riflessione personale sulle ansie vissute nel corso dell’ultimo anno.

Dopo una piccola parentesi sui progetti più recenti, tutto l’incontro è ruotato intorno alle domande del pubblico. Tutti avevano la possibilità di intervenire al microfono o scrivendo nel box delle Instagram stories del CUA, totalmente inutili in quanto hanno preso il sopravvento bigliettini e aeroplanini di carta volanti in vecchio stile. Chi ha chiesto consigli su come uscire dal guscio e mettere in luce il proprio talento, chi quale peso avesse per Zerocalcare il tema della salute mentale al centro della serie tv, chi di ripetere il tormentone “annamo a pijà er gelato?”.
Ciò che più colpisce nell’ascoltare Michele è la sua umiltà: nonostante tutti lo dichiarino l’ultimo intellettuale, il genio del momento, non si fa scrupoli a esprimere schiettamente i propri pensieri, a colpi d’ironia. Alle domande a cui non sapeva rispondere, invece, si limitava a un: “Ma io che ca**o ne so!” spiegando di non essere l’intellettuale di turno di cui tutti parlano e di non avere un’opinione o una preparazione adatta a dare una risposta. Ed è proprio questa sua capacità socratica di ammettere di non sapere che lo rende, forse, più intellettuale di chi sproloquia pur di mantenere il proprio status.

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Sottolinea di essere diventato Zerocalcare grazie ai suoi amici, che hanno pubblicato online e mostrato a un editore i suoi fumetti amatoriali, e dichiara di avere bisogno del loro appoggio tutt’oggi. Sarah, l’amica che nella serie sprona Zero a mettersi in gioco e a riflettere sul fatto di essere solo un “filo d’erba” e di non portare il peso del mondo sulle spalle, esiste veramente (con i dovuti accorgimenti sulla sua privacy) e ricopre un ruolo fondamentale nella vita di Michele. È autobiografica anche la battuta d’apertura sul G8 di Genova, da lui fortemente voluta e scampata alla censura proprio grazie al fatto che il successo editoriale gli ha permesso di avere il coltello dalla parte del manico.
Per quanto riguarda il politicamente corretto, non sempre rispettato in maniera ligia, è riuscito a utilizzare termini come “zingara” attraverso l’espediente del personaggio razzista, contraddetto dal suo opposto che mette in luce i suoi errori di valutazione. Si dichiara contrario al politically correct in contesti di finzione. Per quanto riguarda il personaggio dell’Armadillo, invece, racconta di averlo inventato per evitare eccessive didascalie fumettistiche: è noto che l’animale rappresenti l’allegoria della coscienza, pronta a chiudersi nella sua corazza per difendersi dal mondo esterno. Infine, ritiene che Strappare lungo i bordi sia stata da molti fraintesa, specialmente per via di alcuni meme sulla storia di Zero e Alice, che la fanno passare per smielata e romantica, caratteristiche totalmente estranee all’intento dell’autore.

Ciò che ha reso speciale l’incontro è proprio il fatto che Michele ha messo da parte il proprio nome d’arte per essere semplicemente se stesso, per aver coinvolto tutti senza trasformare la chiacchierata in qualcosa di formale e distaccato come spesso accade in eventi di questo tipo e con un pubblico così vasto.

Giulia Calvi

immagine in copertina: elpais.com

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