Donne dietro le quinte: le piratesse

La pirateria è sempre stata considerata come un’attività tipicamente maschile, ma è interessante notare come alcune delle persone più spietate fossero proprio delle donne. Esse venivano trattate come dei pari da parte della ciurma, anzi, spesso erano proprio delle leader: donne che per scelta o per mancanza di alternative sono diventate delle piratesse coraggiose e temibili. Le donne pirata nella storia sono circa una ventina: nobildonne, prostitute, mogli di pirati e un paio persino regine. Alcune inizialmente mascheravano il loro essere donna indossando abiti maschili e comportandosi come il resto della ciurma, altre invece hanno scelto la vita di mare senza nascondere la loro vera identità. Tutte sono state rispettate dalle loro ciurme, temute dagli altri popoli e dalle autorità. Nonostante ciò, le loro storie sono state dimenticate, il loro ruolo minimizzato e non è stata data loro la giusta importanza storica quando si parla di pirateria.

Le piratesse dei Caraibi: Anne Bonny e Mary Read

Anne Bonny nacque in Irlanda verso la fine del 1600 e viene descritta come un “maschiaccio” dai capelli rossi e corti, il viso sporco e i vestiti a brandelli. Fu da sempre molto abile con la pistola e si narra che a 18 anni, per respingere un pretendente troppo insistente, lo colpì ripetutamente con una sedia. Si fidanzò con un marinaio di dubbia morale, James Bonny, e per questo il padre la diseredò. Per vendetta lei lo sposò e, prima di scappare con lui per nave, incendiò le piantagioni del padre. Lasciò James dopo qualche tempo e cominciò a compiere le sue prime azioni di pirateria. Incontrò presto il famigerato capitano John Rackham, detto Calico Jack, di cui si innamorò. Diventata seconda in comando, aveva la reputazione di essere pericolosa e spietata quanto ogni altro uomo nella ciurma. Durante un abbordaggio incontrò Mary Read, che vestiva i panni di un uomo, Mark, e diventarono presto inseparabili. 

Mary Read nacque in Inghilterra come figlia illegittima. Sua madre, per ottenere aiuti dalla suocera, cominciò a vestirla come un maschio. Così Mary crebbe nei panni di un uomo e si arruolò su una nave da guerra per combattere nelle Fiandre. Qui conobbe un uomo di cui si innamorò: gli rivelò il suo segreto e si sposarono. Dopo la prematura morte di lui, non ebbe altra scelta se non ri-vestire i panni da uomo e arruolarsi di nuovo. Si imbarcò su una nave in partenza dai Paesi Bassi diretta verso l’America, la stessa che il vascello di Calico Jack assalì. Mary, vedendo che Anne Bonny era una donna ed era rispettata dalla ciurma, decise di unirsi ai bucanieri abbracciando la vita da pirata. Inizialmente vestì comunque i panni maschili e tenne segreta la sua identità a tutti tranne che ad Anne. Venne scoperta quando Calico Jack, geloso della grande quantità di tempo che la sua amata passava con “Mark”, alter ego di Mary, entrò improvvisamente nella sua cabina per ucciderlo, trovando al suo posto una donna seminuda. Da quel momento vestì gli abiti femminili, assumendo quelli maschili solo per gli scontri armati.

Non è chiara la natura del rapporto tra Mary e Anne: erano molto legate l’una all’altra e la loro coppia incuteva timore ad ogni nave che solcava i Caraibi. Alcuni studiosi ritengono che tra loro ci fosse una vera e propria relazione, anche se questa teoria è impossibile da provare con certezza poiché la letteratura su pirati è spesso poco accurata. In ogni caso tra le due donne correva un sentimento profondo, di amicizia o di amore non ci è dato a sapere. 

La loro storia si conclude nel 1720, quando vendono catturate da una nave militare e condannate a morte. Entrambe si dichiarano incinte: secondo le leggi dell’epoca bisognava aspettare che una donna partorisse per giustiziarla. Mary morì in carcere, ancora incinta, probabilmente per febbre o per complicanze riguardo alla gravidanza. Di Anne non si sa più nulla: L’Oxford Dictionary of National Biography riporta: “Testimonianze rilasciate da discendenti di Anne Bonny affermano che suo padre la riscattò dalla prigionia e la riportò a Charles Town, South Carolina, dove partorì il secondo figlio di Rackham. Morì come donna rispettata all’età di 80 anni, nel 1782”.

Il terrore della Cina: Ching Shih

Il pirata più potente del mondo fu proprio una donna, Ching Shih, che terrorizzò i mari del Sud-Est della Cina nella prima metà del 1800.
Della sua infanzia e gioventù sappiamo ben poco: nata all’incirca nel 1775, lavorò per un periodo come prostituta nella città portuale a Canton e venne rapita dal famigerato pirata Cheng I, che se ne innamorò e la chiese in moglie. Ching accettò la proposta in cambio della possibilità di comandare una delle sue navi. Intuì presto che, grazie alla reputazione del marito, poteva creare una coalizione di flotte di pirati in grado di sbaragliare ogni avversario in mare. Nacque così, nel 1804, la Red Flag Fleet, la Flotta della Bandiera Rossa. Qualche anno dopo, il marito Cheng morì in circostanze non chiare, e Ching Shih riuscì a farsi eleggere a capo della confederazione grazie all’appoggio della famiglia di lui e alla sua immensa abilità di tessere relazioni sociali e di rendersi indispensabile. A soli 32 anni, Ching era a capo di una flotta che contava tra le 1500 e le 1800 navi e circa 80mila uomini. 

Sapendo di aver bisogno di una mano a gestire e amministrare il tutto, ma avendo scarsa fiducia negli altri, Ching rese suo figlio adottivo, Chang Pao, una sorta di luogotenente. Il ragazzo, figlio di un pescatore e catturato da Ching Shih quando era ancora un adolescente, aveva subito mostrato grandi abilità come pirata ed era stato adottato dalla coppia. Il rapporto tra Ching Shih e Chang Pao però si scostò presto dal rapporto madre-figlio: Chang Pao divenne suo amante, in seguito secondo marito, e per anni terrorizzarono insieme il mare della Cina. Redassero anche un codice di comportamento, estremamente severo e molto più duro del Codice di Black Bart Robert (che abbiamo analizzato qui). Le regole erano semplici e chiare: 

  1. Chi disobbediva a un ordine veniva decapitato;
  2. Chi rubava dalla cassa comune veniva decapitato;
  3. Chi nascondeva parte del bottino veniva fustigato e in caso di recidività veniva ucciso;
  4. I rapporti sessuali tra ciurma e prigioniere erano vietati: se avveniva uno stupro, l’uomo veniva ucciso; se era consensuale, l’uomo veniva decapitato e la donna veniva gettata in mare con una palla di piombo attaccata ai piedi;
  5. Se un pirata avesse voluto sposare una prigioniera, avrebbe dovuto esserle fedele per sempre, pena la morte. 

Nemmeno le autorità governative riuscirono a fermare questa spietata piratessa: dovettero chiedere il supporto di Inghilterra e Portogallo per sconfiggerla. Conoscendo le sorti di altri grandi pirati prima di lei, in genere uccisi con metodi poco piacevoli, Ching Shih decise di costituirsi. Nell’Aprile del 1810 si recò presso l’ufficio del governatore generale di Canton e trattò le condizioni della propria resa: i pirati avrebbero consegnato le navi e le armi, ma si sarebbero tenuti tutto il bottino, avrebbero ricevuto l’amnistia per i crimini commessi e Chang Pao, suo figlio/marito, avrebbe ottenuto un ruolo di comando nella marina militare cinese. Il governo accettò, ben consapevole della forza e della brutalità della donna e delle sue flotte. Le venne permesso anche di tenere delle navi, che utilizzò nel commercio del sale. Chang Pao morì misteriosamente all’età di 36 anni, mentre Ching Shih aprì e gestì una casa per il gioco d’azzardo e divenne consigliera militare durante la prima guerra dell’oppio, nel 1839. Morì pacificamente all’età di 69 anni, detenendo il record ancora imbattuto di pirata più vittorioso della storia

Per quanto moralmente discutibili possano essere state le azioni di queste donne, è da ammirare il modo in cui si sono scrollate di dosso le etichette e le imposizioni dell’epoca per seguire quello che volevano essere: sono riuscite a dimostrare come il gentil sesso, in fondo, possa non essere così gentile. 

Beatrice Segato

Foto di copertina: crediti

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