L’origine dei cognomi

Come nascono i cognomi? Quando iniziano ad essere utilizzati? Ma soprattutto, qual è la loro funzione?

Partiamo da un presupposto: i cognomi non sono sempre esistiti. Sono propri dell’uomo da non più di due millenni. Il loro compito – com’è prevedibile – consiste nel distinguere un individuo specificandone l’appartenenza ad una delle comunità minori in cui si articola la collettività. I nomi, invece, identificano l’individuo rispetto agli altri che formano tale collettività. Se la scelta di questi ultimi è libera, così non si può dire per i primi. Solamente quando vennero istituzionalizzati – a partire dal Concilio di Trento – i cognomi diventarono ereditari e perciò non soggetti a cambiamenti.

Dall’epoca romana…

L’origine dei cognomi risale a un’epoca più tarda rispetto a quella dei nomi. La loro evoluzione prese le mosse nel periodo latino: intorno alla fine del VII secolo a.C. a Roma vigeva un sistema di tre elementi che riguardava esclusivamente la classe sociale dei “liberi”, cioè cittadini con pieni diritti. Questi avevano un prenome (per esempio Marcus), accanto il nome gentilizio/nome (Tullius) ed il cognome (Cicero). In diversi casi alcune persone potevano possedere anche un soprannome (si veda il caso di Cnaeus Cornelius Scipio Africanus, “Africanus” utilizzato come soprannome). Cosa successe con l’avanzare dei secoli? Intorno alla fine dell’epoca repubblicana (I secolo a.C.) il prenome perse la funzione di nome individuale ed il suo compito venne assunto dal nome (per esempio Julius Nepos). Con il passare degli anni, questo sistema “a due” si ridusse. Tramite il diffondersi del Cristianesimo venne favorita la circolazione del sistema a nome unico. La scelta venne fatta in base al principio cristiano dell’uguaglianza tra gli uomini: se inizialmente il sistema a più elementi distingueva le persone di ceto più alto rispetto alla plebe (la quale possedeva un solo nome), adottando questa tecnica si era tutti equiparati.

Per evitare la diffusa omonimia, nel XIV secolo si sviluppò il sistema binominale, formato dal nome con l’aggiunta del cognome. Questo binomio non venne adottato ovunque ma solo nei luoghi più dediti al commercio, un esempio emblematico fu la città di Venezia, una delle più fiorenti repubbliche italiane. Tale tecnica rispondeva alla necessità di poter identificare il gruppo famigliare e, all’interno di esso, l’individuo in modo da assicurare l’affidabilità dei traffici giuridici e commerciali.

Passando per il Medioevo…

Se inizialmente questo sistema fu proprio solo delle principali città commerciali, nel giro di pochi decenni la struttura binominale si diffuse dappertutto. Il cognome, però, non divenne subito ereditario, ma semplicemente ognuno lo poteva scegliere. L’ereditarietà si ebbe con il Concilio di Trento del 1545: il concistoro la insieme alla volontà di registrare – tramite i parroci – gli atti di battesimo e di matrimonio, al fine di evitare matrimoni fra consanguinei. Ma non finì qui. Seppur oggi possa sembrare burlesco, alcune volte vi fu una lieve oscillazione nella trascrizione dei cognomi: capendo in maniera errata il cognome da scrivere, l’amanuense lo trascriveva accidentalmente nella forma scorretta, modificandolo così nel corso del tempo.

Giungiamo ora al dunque. Come si poteva formare un cognome? Le possibilità erano essenzialmente tre. In primis si poteva aggiungere un altro nome che riprendesse il nome proprio, per esempio Martino Martini, Nel secondo caso si aggiungeva un soprannome riguardante le caratteristiche fisiche o comportamentali del soggetto, come Rosso, Russo, Biondo, Astuto. Infine si poteva ricorreva ad epiteti. All’interno di questa tipologia possiamo a sua volta distinguere tre diverse categorie. I patronimici cioè i cognomi riferiti al nome del padre o della madre come (figlio) Di Giovanni, D’angelo, Della Vedova); i toponimi che indicavano l’appartenenza a popolazioni o luoghi, per esempio Albanese, Spagnolo, Lombardi, Milani ed infine i cognomi afferenti a mestieri o professioni come Barbieri, Monaco, Ferrari, Giudice.

Ma non tutti i cognomi furono utilizzati per denominare una determinata categoria di persone: alcuni non avevano uno specifico etimo onomastico. Questi vennero dati dai parroci o dai responsabili degli orfanotrofi per i bambini esposti e figli di ignoti. La loro principale caratteristica fu l’estrema trasparenza didascalica. Alcuni esempi: Esposito, Innocenti, Diotiaiuti, Diotiallevi, Ignoti.

Fino a oggi

Oggi, in Italia, i cognomi sono circa trecentomila. In vetta alla classifica si trova Rossi, seguito da Ferrari, Russo, Bianchi e Colombo. La regione d’Italia con il maggior numero di cognomi cosiddetti “chilometrici” è la Campania. Tra questi abbiamo Abbracciavento, Ammazzalamorte, Boccadifuoco, Castrogiovanni, Ciucciovino, Ingannamorte, Saltalamacchia, Tremamondo.

Fino a pochi anni fa il Codice Civile italiano prevedeva che i figli acquisissero solo ed esclusivamente il cognome del padre. Questa disposizione rimase valida anche dopo la riforma del diritto di famiglia che equiparò la condizione dei coniugi nella famiglia. Recentemente, diversi Paesi europei hanno deciso di eliminare tale norma facendo sì che il figlio possa autonomamente scegliere se ricevere oltre al cognome del padre, anche quello della madre. Il nostro Paese invece arrivò alcuni anni in ritardo, dopo che due coniugi milanesi si rivolsero alla Corte Europea dei Diritti Umani e la disciplina cominciò ad essere rivista. Nel 2016 questa famiglia desiderava dare il cognome della madre insieme a quello del padre al figlio nato fuori dal matrimonio. Dopo diverse sentenze dei tribunali, il legislatore stabilì che i figli divenuti maggiorenni avrebbero potuto scegliere di possedere – senza alcun vincolo – il cognome della madre insieme a quello del padre.

Giulia Arduino

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