Trattato del Quirinale

Il 26 novembre a scorso a Roma, presso il palazzo di residenza del Presidente della Repubblica, è stato firmato il Trattato del Quirinale, o Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica francese per una cooperazione rafforzata. Firmato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi e dal Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, l’accordo ha l’obiettivo di rafforzare le relazioni tra i due paesi, in svariati campi. Per entrare in vigore il testo dovrà essere ratificato da entrambi i Parlamenti e poi, nel nostro caso, firmato dal Presidente della Repubblica.

Che cosa troviamo all’interno del Trattato?

Il testo è formato da 11 capitoli, all’interno dei quali vengono toccati tantissimi argomenti, dalla politica europea alla diplomazia, dalla politica economica alla difesa. I cambiamenti prevedono più cooperazione politica: nel concreto i due governi dovranno incontrarsi all’inizio di ogni Consiglio Europeo, per coordinare i loro interessi prima di discutere con gli altri paesi; inoltre, almeno una volta per trimestre, un ministro italiano dovrà partecipare ad un Consiglio dei Ministri francese e viceversa. Alcuni cambiamenti, poi, toccano anche i cittadini: nasce un servizio civile italo-francese, ovvero un volontariato incrociato che coinvolge i giovani, viene istituito un comitato di cooperazione transfrontaliera per promuovere la collaborazione tra le regioni di confine e anche un programma congiunto per l’innovazione tecnologica e le start-up, che permetterà di stringere ancora di più le relazioni economico-industriali. Nella stessa giornata è stato concluso anche un accordo sulla cooperazione aerospaziale tra i due paesi. Il trattato vuole inserire all’interno dell’agenda europea la discussione su alcuni temi scottanti, tra cui la lotta al cambiamento climatico attraverso la transizione ecologica, l’istituzione di una politica di gestione dei flussi migratori e dell’asilo condivisa da tutti gli stati membri e la costituzione di una difesa europea comune, così da rendere l’Europa più indipendente rispetto ai suoi alleati.

Come nasce l’idea di una cooperazione rafforzata tra Italia e Francia?

Il progetto del trattato nasce nel 2017, da un’idea del Presidente Macron e dell’allora Primo Ministro italiano Paolo Gentiloni. In quell’anno viene istituito un Comitato dei Saggi che porta avanti il progetto, nonostante le relazioni tra i due paesi comincino a diventare a dir poco turbolente: nel 2018 infatti il nuovo governo italiano guidato da Giuseppe Conte e composto da Lega e Movimento 5 Stelle si rivela molto duro con il Presidente francese, soprattutto per quanto riguarda l’operato della Francia nella gestione dei migranti al confine con l’Italia. Il vero scoppio delle relazioni diplomatiche però si ha dopo l’incontro tra Luigi di Maio, vice-premier, e i leader dei Gilet Gialli, un movimento di protesta contro il governo Macron nato in modo spontaneo nel 2018. L’incontro, infatti, avviene senza avvertire le autorità francesi e si trasforma in un vero e proprio sostegno alla loro causa. In seguito all’evento, la Francia decide di ritirare il suo ambasciatore a Roma, aprendo una crisi diplomatica mai vista dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Nonostante le tensioni, i due paesi rimangono stretti partner commerciali così come strette rimangono le relazioni a livello di società civile, industria e cultura. Con lo scoppio della pandemia e in particolare dopo l’arrivo al governo di Mario Draghi, finalmente i rapporti si distendono e i negoziati per la firma del trattato ripartono ufficialmente.

Qual è il suo ruolo a livello europeo?

Secondo molti analisti questo trattato non avrà conseguenze solo per Roma e Parigi ma anzi potrebbe stabilire un nuovo equilibrio a livello europeo. Il famoso asse franco-tedesco, che spesso si ritrova ad essere la guida politica dell’Unione Europea, è sancito dal trattato dell’Eliseo del 1963, stipulato da Charles de Gaulle per la Francia e da Konrad Adenauer per la Germania, e ribadito poi dal Trattato di Aquisgrana del 2019. Il nuovo trattato, che non modificherà i rapporti tra Francia e Germania, potrebbe però creare una nuova forte alleanza, soprattutto in un momento delicato per il governo tedesco: dopo 16 anni di “era Merkel”, infatti, la Germania sarà guidata da un nuovo cancelliere, Olaf Scholz, insediatosi proprio nelle scorse settimane.
In realtà si tratta di un periodo particolarmente delicato anche per la Francia, che a gennaio assumerà la Presidenza dell’Unione Europea per tutto il prossimo semestre e, in primavera, andrà al voto per scegliere un nuovo Presidente della Repubblica. Una domanda che in molti si pongono è se questo trattato continuerà ad essere rispettato allo stesso modo anche se all’Eliseo salisse un nuovo Presidente: ancora non si può dire, ma ciò che è certo è che con questo accordo Macron ha posto il suo paese in una posizione a dir poco centrale nelle relazioni all’interno dell’Unione Europea.

Marta Fornacini

Fonti: Il Post; Le Monde; ISPI; Sito del governo italiano.

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