Filone Djokovic

Negli ultimi giorni il tennista numero 1 al mondo, Novak Djokovic, ha fatto parlare molto di sé e non per una nuova impresa sportiva.
La storia è risaputa: per partecipare agli Australian Open, Novak é atterrato in Australia, dove le regole sull’immigrazione prevedono che nessuno possa entrare se non avendo compiuto l’intero ciclo vaccinale, con un’esenzione medica che gli avrebbe permesso di giocare anche senza vaccino. Fermato all’aeroporto dalle autorità nazionali, il giocatore è ora costretto a passare la quarantena chiuso in una camera di hotel, fino a domani, quando si deciderà del suo destino.

Djokovic é subito stato innalzato a simbolo: per il governo australiano e per i pro vax di tutto il mondo, “Novax” si sarebbe comportato da sbruffone, pensando di poter aggirare le regole grazie al suo prestigio e, perché no, alla sua ricchezza.
Per la sua famiglia, il governo serbo e i no vax, sarebbe invece un perseguitato, simbolo dei cittadini liberi che non vogliono piegarsi ai leader mondiali, addirittura paragonato a Spartaco e a Gesù. Per qualcun altro, il solo fatto di aver donato in beneficenza durante il periodo della pandemia fa di lui un benefattore, alla quale questo “passo falso” dovrebbe essere lasciato passare senza troppe critiche.

Al di là del caso personale del giocatore, questa storia ci ricorda che non è vero che nel nostro mondo le regole sono regole e che tutti devono rispettarle. Sarà una pandemia a far cambiare finalmente qualcosa nella nostra società?

Copy di Marta Fornacini, immagine di copertina di Daniela Montella (@vignette_incazzate)

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