L’ascesa di Hitler era prevedibile?

Molte sono le ragioni che hanno causato la Prima Guerra Mondiale: il dissenso franco-tedesco sul possesso di Alsazia e Lorena; l’espansionismo tedesco (visto con forte preoccupazione dagli Stati europei); i contrasti economici nei Balcani; gli attriti fra Germania e Russia sul protezionismo… Ma nessuna di queste motivazioni, presa singolarmente, sarebbe bastata per scatenare un conflitto. Il problema di fondo rimaneva, tuttavia, un altro: in Europa vi era la convinzione, sic et simpliciter, che l’unico modo per far prevalere la propria egemonia ed impadronirsi di nuovi territori sarebbe stata causare una guerra. Ma questa non avrebbe provocato danni e perdite economiche solamente ai vinti; non avrebbe fatto sconti a nessuno, tantomeno ai vincitori.

La Prima Guerra Mondiale, come sappiamo, fu lunga e distruttiva. I quattro anni causarono dinamiche difficili da affrontare: l’inflazione, il riaggiustamento dei conti pubblici, il reinserimento dei militari, la conversione delle industrie dalle produzioni di guerra a quelle di pace, la riparazione dei danni materiali. Problemi che causarono forti squilibri fra le diverse classi sociali.

Ciò che creò più scompiglio furono le clausole della Pace di Versailles del 1919. Furono i 14 punti del presidente americano Wilson a costituire la base del Trattato. Tra questi ve ne era uno in particolare che prevedeva che la Germania, ritenuta responsabile della Guerra, pagasse una somma “riparatrice” per i danni subiti dagli Alleati, cosicché questi potessero tornare alla prosperità prebellica. Ma non vi erano fissati parametri quantitativi e l’interpretazione dei danni poteva essere più o meno estensiva. Si poteva pensare che la Germania dovesse pagare anche i costi delle truppe di occupazione e le pensioni di guerra dei Paesi alleati. Per arrivare ad una proposta e mettere tutto nero su bianco venne nominata una commissione per le riparazioni.

Anche nelle guerre precedenti chi veniva sconfitto era solito pagare un’indennità al vincitore. Un esempio di questo tipo riguardò la Guerra franco-tedesca del 1871. La Francia dovette pagare una somma d’oro alla Germania come risarcimento di guerra. Ma questo – contrariamente all’auspicata prosperità e benessere sociale – aumentò le riserve d’oro della Germania, causando una forte inflazione. Ed è per tale motivo che Bismarck, cancelliere dell’Impero, in uno dei suoi famosi discorsi, rimarcò il pentimento di aver richiesto un’indennità, sostenendo che la prossima volta che avrebbe vinto una guerra avrebbe pagato egli stesso un’indennità al perdente, per causarne una possibile rovina economica.

Tornando al periodo del Trattato di Versailles, furono molti gli intellettuali che si interrogarono circa l’efficacia di imporre pagamenti gravosi oppure più tollerabili. Keynes, noto economista statunitense, in uno dei suoi primi scritti raccomandava prudenza con le richieste di pagamento dei debiti di guerra, se non si voleva incentivare la vendetta da parte dei Paesi paganti. Ma il suo suggerimento (come quello di molti altri) non venne ascoltato. La prima proposta venne avanzata dagli Alleati nel 1920 e chiedeva il pagamento di 269 miliardi di marchi d’oro. I tedeschi, d’altro canto, non la ritennero una somma realistica e chiesero così una revisione. L’anno successivo la commissione chiese il pagamento di 226 miliardi di marchi d’oro e vi aggiunse un prelievo del 12% sulle esportazioni tedesche per 42 anni. La Germania replicò sostenendo che fossero ancora condizioni inaccettabili. Gli alleati risposero proponendo il pagamento di 132 miliardi di marchi d’oro da pagarsi a rate con un tasso di interesse al 6%. Questa volta la Germania non ebbe scelta, ma poiché la situazione economica interna risultava assai caotica, chiese una moratoria dei pagamenti in denaro, mentre quelli in natura continuarono ad essere prelevati. La Germania non si trovava ad avere a che fare con una semplice inflazione, ma con una vera e propria iperinflazione, che stava determinando la completa distruzione del sistema monetario nazionale.

Nel 1923, viste le pessime condizioni del Reich, gli Alleati decisero di ricostruire il sistema monetario tedesco e allora Dawes, alto funzionario americano, creò ad hoc un piano ragionevole di pagamento delle riparazioni. Il suo piano prevedeva il pagamento di rate annuali che aumentavano con un indice di prosperità dell’economia tedesca, senza fissare un orizzonte temporale. Nel 1928, poiché la situazione sembrava migliorata, venne creato un nuovo piano, di nome “Young”: si abbassava la rata annuale e si fissava l’orizzonte temporale di pagamento a 37 anni. I pagamenti vennero sospesi nel 1931, vista la crisi dell’economia tedesca e dell’economia mondiale. Le riparazioni effettivamente pagate furono assai modeste.

Sia gli Stati Uniti che i Paesi europei non avevano ancora capito che occorreva abbandonare la logica nazionalistica e della vendetta, per abbracciare una nuova logica di integrazione europea. Distruggendo l’economia di un Paese alimentarono il bisogno di rinascita: se i pagamenti fossero stati più clementi probabilmente la vendetta non sarebbe prevalsa e ci sarebbe stata semplicemente la consapevolezza di aver perso una guerra e, dunque, di dover risarcire gli avversari vincitori.

La nascente Repubblica di Weimar si trovò così con 12 milioni di soldati uccisi, il 13% del territorio perso (incluse miniere di ferro, zinco e carbone) e tutte le colonie confiscate, come pure la marina militare, il materiale bellico, le navi mercantili, i pescherecci, migliaia di locomotive, carri ferroviari e camion.

Nel 1929 arrivarono la Grande Depressione e il crollo di Wall Strett. Questo permise a Hitler, che già bazzicava in politica tenendo comizi, di scuotere le coscienze popolari. Prometteva di riportare il benessere economico e di fare della Germania una nuova super potenza. Secondo il futuro Führer questa Repubblica doveva immediatamente cessare: firmando il Trattato di Versailles aveva assecondato gli ordini dei nemici ed aveva causato pesanti umiliazioni ai cittadini tedeschi. E così alle elezioni di fine 1932 il partito nazista ottenne un grande successo, che spianò la strada alla presa del potere da parte di Hitler nel gennaio del 1933.

Tutto il contesto portò la Germania a una vendetta insanabile ed a una violenza repentina. Il revanscismo tedesco dilagava dappertutto. I cittadini vedevano l’entrata in guerra come l’unica soluzione per combattere questo – ormai più che decennale – malessere.

Giulia Arduino

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